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Il nuovo che torna

Il nuovo che torna

(30 Agosto 2010) Enzo Apicella
Il segretario del PD Bersani propone un "nuovo Ulivo".

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Cause ed effetti della scalata di Renzi al PD

(24 Settembre 2013)

Fin dalla sua nascita, nell’ottobre del 2007, abbiamo caratterizzato il Pd come un partito dalla natura liberale e borghese. Allo stesso tempo abbiamo evidenziato come non si trattasse di un classico partito della borghesia, come i tories inglesi o la Cdu tedesca, partiti che hanno avuto il tempo di consolidarsi per tutto un periodo storico. Per le origini e l’insediamento tradizionale del Pd un settore “residuale” dell’apparato restava nel solco della socialdemocrazia.

A conferma di questa residualità, i riformisti in questi anni sono stati incapaci di esercitare una reale egemonia sul partito. Gli elementi alla Cofferati, legati alle propaggini burocratiche del mondo del lavoro sono stati emarginati ed hanno prevalso le posizioni apertamente liberiste alla Ichino.

Il Pd in questi anni si è sforzato di interpretare al meglio gli interessi della classe dominante e dei banchieri europei. Ha condotto con zelo le politiche di austerità e anche dall’opposizione, ha sempre criticato Pdl e Lega, per scarso rigore nei conti e mancato rispetto delle direttive europee.

Il fenomeno Renzi è stato incubato per anni in questo humus politico, anche se è evidente che una vittoria del sindaco di Firenze al congresso del Pd (che allo stato dei fatti appare piuttosto probabile), rappresenterebbe un passaggio qualitativo ulteriore.

Sarà interessante vedere che tipo di resistenza verrà messa in campo dai bersaniani e da coloro che hanno deciso di sostenere la candidatura di Cuperlo, tra questi i “giovani turchi” di Orfini e a quanto pare i dalemiani.

Mentre scriviamo non sappiamo se la candidatura di Cuperlo o quella di Civati faranno da apripista ad altre (Barca, Fassina?). Lo dubitiamo, ma in ogni caso non riteniamo che aspetti personali possano essere decisivi nel cambiare significativamente i termini dell’equazione.

Chi rappresenta Renzi?

Sul carattere della contesa c’è da fare chiarezza. Chi come Nichi Vendola, presenta Renzi come un personaggio di rottura con il vecchio ceto politico si accorgerà ben presto che nel Pd non è in corso una lotta tra conservatori e modernizzatori (ammesso che queste categorie possano avere un qualche significato), ma esistono contraddizioni dal carattere ben più profondo e strutturale.

Non solo e non tanto perchè dietro Renzi ci sono personaggi come Franceschini, Fioroni, Boccia, Veltroni e lo stesso Letta (per quanto per ovvie ragioni il premier si mantenga defilato). Ciò che conta è che Renzi oggi incarna più direttamente gli interessi della classe dominante, come dimostra la grancassa mediatica che gli è stata riservata nelle primarie contro Bersani, e che è attiva ancora oggi in campagna congressuale. Il fatto che Scelta Civica sia in caduta libera rafforza l’interesse e le simpatie padronali nei confronti di Renzi.

L’apparato Cgil viceversa ha fatto trapelare le proprie simpatie per Cuperlo, che a dire di Corso Italia “non ignora le tematiche del lavoro”. Tuttavia è lecito dubitare che la Cgil, con una leadership screditata e attraversata da forti tensioni interne, possa impegnarsi e “pesare” significativamente negli equilibri congressuali del Partito democratico.

Non esistono le condizioni che nel 2001 portarono la Cgil di Cofferati ad appoggiare apertamente la minoranza dei Ds al congresso di Pesaro. Ed è per altro nello stile della Camusso quello di aspettare a vedere e alla fine salire sul carro dei vincitori.

Per cui non solo si è rotta la maggioranza che ha guidato il Pd negli ultimi quattro anni ma ben presto potremo ritrovarci Bersani in minoranza nel partito. Non è un affare da poco.

È difficile pensare che l’ex segretario del Pd possa rassegnarsi a questo senza provare a combattere, anche perchè i margini per una trattativa con Renzi, sono alquanto risicati.

In questo momento il sindaco di Firenze non ha alcun motivo per scendere a un compromesso; il vento soffia forte alle sue spalle, le fila dei sostenitori si ingrossano a dismisura e ha incassato anche il sostegno di esponenti di primo piano provenienti dall’area bersaniana, come l’influente segretario dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. Per Bersani sta venendo giù una vera e propria valanga.

La candidatura di Renzi, che già si era mostrata molto vitale alle primarie dello scorso autunno, ha trovato ancora più forza ed alimento dalla rovinosa disfatta di Bersani consumatasi negli ultimi 6 mesi, con la mancata vittoria elettorale, la scabrosa vicenda del Quirinale e la nascita del governo Letta-Alfano.

Una base in subbuglio, in mancanza di alternative migliori, alla fine si è rivolta a Renzi, che sta capitalizzando il rifiuto della base piddina agli accordi con il Pdl. La condanna in terzo grado di Berlusconi per evasione fiscale ha rafforzato ancor più il processo.

Bersani è nei fatti paralizzato, ed è stato preso in contropiede dall’annuncio di Franceschini a favore di Renzi.

Ha provato a fare appello ai militanti richiamandosi ai valori della sinistra: “senza uguaglianza, il merito è solo un imbroglio, compagni”.

Ma sull’efficacia di questi appelli si può dubitare assai. Il livello di credibilità di Bersani, tra gli iscritti del Pd, è in questo momento molto basso.

Difficile usare una demagogia di sinistra dopo aver sostenuto l’impossibilità delle larghe intese, finendo col farsene garante. Renzi al contrario si trova nella comoda posizione di out-sider, non ha responsabilità di governo (non è neanche parlamentare) e può permettersi tranquillamente una campagna contro gli accordi con Berlusconi

Come ha detto in un’affollata assemblea a Bologna di fronte a 5mila iscritti: “Non voglio prendermi il partito, voglio restituirvelo”.

Rispetto al passato ha dismesso i panni dell’elemento esterno e ha indossato le vesti del dirigente che ha a cuore il partito, vuole rilanciarlo e farlo uscire dalle secche in cui è entrato.

Un congresso di rottura

La divisione nel Pd sembra ricalcare (con qualche eccezione) le vecchie formazioni politiche che hanno dato vita al Pd, Ds e Margherita e qualcuno sulla stampa ha già agitato lo spettro “degli ex-democristiani che vogliono prendersi il partito”.

Preoccupati per questo, sia Franceschini che Letta, sono intervenuti alla festa democratica di Genova, insistendo sul superamento delle vecchie appartenenze. In un’intervista televisiva rilasciata a Telese, Franceschini ha fatto un’affermazione piuttosto esplicita: “sono stato segretario di questo partito per quasi un anno e una cosa l’ho capita, la base del Pd guarda fondamentalmente a sinistra ed è per questo che quando ero segretario mi trattavano con cortesia ma allo stesso tempo con diffidenza. Tutto questo va superato”.

Pare che Renzi abbia spazzato via questo tipo di diffidenze, ma è evidente che al punto in cui è giunto lo scontro a un certo punto tra i sostenitori di Cuperlo qualcuno potrebbe avere interesse ad alimentare questo tipo di pulsioni.

Il congresso del Pd rischia di produrre ferite laceranti, ed è un elemento di forte destabilizzazione per il governo Letta, su cui già pende la questione della condanna di Berlusconi.

La storia insegna che sovente le rotture storiche cominciano con delle crepe che si aprono al vertice della società, in questo caso al vertice di un partito che per circostanze storiche particolari ha assunto un ruolo decisivo per la borghesia, ma allo stesso tempo è rimasto un riferimento centrale per la sinistra, anche grazie alla sostanziale subalternità di Sel e alla scarsissima consistenza in cui è stata ridotta Rifondazione comunista, per responsabilità del suo gruppo dirigente.

È dunque probabile che gran parte delle tensioni che si accumuleranno nei prossimi anni nella società si scaricheranno proprio all’interno del Partito democratico

La vittoria di Renzi non può che approfondire il processo.

Sarebbe un errore se vedessimo nella cavalcata trionfale del sindaco di Firenze un elemento di stabilizzazione del sistema; la realtà è esattamente l’opposta. La vittoria di Renzi nel congresso del Pd, accelerebbe dentro e fuori dal Pd la discussione, che è già in corso, sulla necessità di una nuova rappresentanza politica dei lavoratori e della sinistra in questo paese. Discussione alla quale ci dichiaramo assolutamente interessati seppure in alternativa e in totale polemica con coloro che avanzano queste ipotesi a partire da una concezione riformista.

Alessandro Giardiello - FalceMartello

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