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(30 Agosto 2010) Enzo Apicella
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I guerrieri di Bernabò, l'ultimo giapponese che crede all'esistenza del PD a Livorno

(27 Settembre 2013)

iltirreno

La serie pubblicitaria dei Guerrieri Enel si candida ad essere la peggiore, in Italia, dei primi quindici anni del secolo. L'idea in fondo è semplice ed è presa in prestito dai partiti di centrosinistra (ma anche da Papa Francesco). Si prende qualche precario, esodato, disoccupato o sovraccarico di lavoro e gli si dà un pò di palcoscenico. Poi il business delle clientele politiche, e dello sfascio del paese, riprende come sempre. Si fa un pò di audience, ci si restaura l'immagine come "attenti al sociale", si battezza il tutto come partecipazione e si continua a fare come sempre.

Recentemente le carte si sono però rimescolate. Il Pd non poteva immettere più di tanto la realtà nelle proprie rappresentazioni, pena l'effetto polmonite grave non appena preso un raffreddore, la Cgil non ce la fa più non a far parlare la base ma nemmeno i dirigenti meno schierati e quindi si è cambiato registro. Spot, come nell'ultima campagna elettorale, da "giovane famiglia che sogna nonostante la crisi" e via ogni riferimento a quelle cose terribilmente reali che potrebbero turbare. I voti non sono arrivati ma l'importante era, per chi conta a Bruxelles e Berlino, rendere l'idea che non ci si sarebbe occupati di alcun problema vero. La rappresentazione dell' "Italia che resiste", delle famiglie o dei singoli che lottano per arrivare alla fine del mese passa quindi direttamente alla pubblicità. Ecco allora che si propone Enel con i suoi guerrieri ovvero l'offerta di palcoscenico per chi lotta per arrivare alla fine del mese. Eppure all'Enel di tutto questo dovrebbero sapere qualcosa, senza bisogno delle testimonianze dei guerrieri, visto il prezzo delle bollette mandate alla gente.

L'iniziativa è stata criticata, derisa ma ha trovato emuli anzi veri e propri anticipatori. Ci riferiamo alla sala di comando della Chernobyl culturale di viale Alfieri che non cessa mai di inondare le sue scorie e schegge di sapere tossico sul territorio livornese. Da poche settimane il Tirreno ha infatti lanciato una iniziativa sui guerrieri della crisi: la mitica "gente" che si reinventa dopo il crollo economico del territorio. Quello che poi, tra Tirreno e PD, in fondo non esiste. Tra articoli sulla Silicon Valley livornese, diapositive di nuovi ospedali, centri, skyline del cantieri è evidente che a Livorno il futuro è brillante. Come lo è quello del bilancio comunale, grazie alla perizia da "padre di famiglia" (testuale nell'articolo) del Paul Krugman livornese, l'assessore Nebbiai al quale il Tirreno ha pure fatto da spalla per meravigliose dichiarazioni sballate sulla ripresa dell'economia, addirittura, globale. Ma per animare tutto questo palcoscenico, allestito in vista delle amministrative del prossimo anno, ci voleva la gente.

E cosa ha fatto Bernabò, l'ultimo giapponese che crede ancora nell'esistenza del PD livornese? Ha fatto rappresentare la gente così come ci vuole. Gente senza alcuna inclinazione politica, che si è trovata in mezzo alla crisi, naturalizzata come se fosse un uragano senza responsabilità di nessuno, e si è rimboccata le maniche soprattutto senza chiamare in causa istituzioni, sindacati, politiche, strategie macroeconomiche. Già perchè la prossima primavera a Livorno si vota e quindi ci vogliono le seguenti rappresentazioni:

a) nessuna responsabilità locale sulla crisi, anzi perizia da padre di famiglia da parte delle istituzioni

b) vitalità della gente, che abbandona tanti discorsi sulla politica e si mette a "fare".

Compito del giapponese di viale Alfieri è avvicinare a) a b) nei prossimi mesi in modo che i voti sgorghino come sempre. Eppure basterebbe un'inchiesta sulle famiglie di Salviano 2 per far capire le miriadi di responsabilità del Pd in quella drammatica vicenda, esemplare del disastro dell'edilizia livornese (altro che filmini in 3d..). O un viaggio approfondito nella vicenda Rossignolo per comprendere come il PD sia servito da moltiplicatore della crisi livornese. Ma questo non si può dire, e qui il Tirreno sembra dipendere dal Pd come il Telegrafo dai Ciano, come non si può avvertire che tutti questi bravi esempi lindi e puliti raccolti dal giapponese di viale Alfieri rischiano di saltare nel breve e nel medio termine grazie ad una stretta del credito resa possibile dalla scellerata politica bancaria, di completa resa ai poteri veramente forti, operata dal Pd sul territorio.

Livorno è e resterà, finchè c'è al potere la mummia del Pd bende comprese, la città in cui il presidente della provincia ha respinto una ragazza le cui stesse idee sono state ascoltata dai fondatori di Google ed è finita a lavorare alla Nasa. Bernabò con il presidente della provincia ci fa cerimoniosi convegni. E non a caso Livorno deve essere invasa di una propaganda tossica, con stili cognitivi poveri per provare ad avvicinare l'assessore buon padre di famiglia alle tante famigli che "combattono contro la crisi". Ma siccome, come per i guerrieri Enel, è tutto palcoscenico e neanche più il potere locale esiste, ci sta davvero che prima o poi salti tutto. Bernabò libererà Livorno dalla sua presenza, con dovute dimissioni, per i danni economici che fa una informazione di scarsa qualità, prima o dopo che salti tutto? Questa è l'unica domanda che conta. Il resto lo lasciamo al giapponese di viale Alfieri e al suo accanimento terapeutico per tenere in vita un partito, una coalizione, un assetto di potere che non esistono più.

Che crollino in primavera o tra un paio d'anni è solo questione di tempo. Meglio in primavera, Livorno deve liberarsi dei detriti prima possibile.

27 settembre 2013

senzasoste.it

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