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Uno dei due ha la dentiera

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(30 Luglio 2012) Enzo Apicella

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ECUADOR, VIA LIBERA DEL CONGRESSO A SFRUTTAMENTO PETROLIFERO NEL PARCO YASUNÍ

(4 Ottobre 2013)

Su richiesta del presidente Rafael Correa e malgrado la ferma opposizione di organizzazioni indigene e ambientalisti, il Congresso ecuadoriano ha formalmente autorizzato lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi all’interno del ‘Parque Nacional Yasuní’, una zona dell’Amazzonia, al confine col Perù, ricca di idrocarburi.

L’assemblea, in cui il governo detiene la maggioranza, ha dichiarato l’operazione “di interesse nazionale”: con 108 voti favorevoli e appena 25 contrari i legislatori hanno così abolito il divieto imposto dalla Costituzione del 2008, paradossalmente voluta dallo stesso Correa, allo sfruttamento petrolifero nella riserva naturale.

“Questo è un giorno storico, stiamo per costruire un paese diverso. Garantiremo che queste risorse siano destinate a una migliore qualità della vita degli ecuadoriani” ha detto la vice presidente del Congresso, Marcela Aguiñaga.

Con riserve stimate di greggio pari a 920 milioni di barili, i giacimenti di Ishpingo, Tiputini e Tambococha (Itt), situati nel Parco di Yasuní, rappresentano il 20% delle risorse petrolifere dell’Ecuador, il più piccolo paese dell’Opec. Nel 2007, di fronte all’Assemblea generale dell’Onu nel 2007, si era prefissato di preservare il Parco dallo sfruttamento di giacimenti petroliferi, con l’obiettivo di impedire l’emissione di 407 milioni di tonnellate di diossido di carbonio ed evitare danni ambientali. In cambio, il governo di Quito aveva chiesto alla comunità internazionale un contributo di circa 3,5 miliardi di euro, gestito da un fondo creato dalle Nazioni Unite, sotto forma di compensazione.

L’ambizioso progetto è stato dichiarato ufficialmente fallito ad agosto per mancanza di fondi – il paese ha ottenuto 13,3 milioni di dollari, appena lo 0,37% di quanto sperato – contestualmente all’annuncio dell’imminente avvio delle operazioni di trivellazione. Le organizzazioni indigene e gli ambientalisti hanno sollecitato la convocazione di un referendum popolare sul destino di Yasuní, una richiesta respinta dall’esecutivo che auspica di ottenere nei prossimi anni dalle riserve del Parco introiti supplementari per 19 miliardi di dollari, che, sulla carta, saranno destinati alla lotta contro la povertà, principalmente nella stessa Amazzonia.

[FB]

Misna

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