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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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MANIFESTAZIONE DEL 19 OTTOBRE: PER UN PARTITO DI SINISTRA COMUNISTA, ANTICAPITALISTA, DI OPPOSIZIONE PER L’ALTERNATIVA

(20 Ottobre 2013)

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Nel suo primo commenti all’esito della manifestazione del 19 Ottobre Giorgio Cremaschi scrive ”Quella del 19 ottobre è stata una delle più belle e più grandi manifestazioni degli ultimi anni. E anche una vera manifestazione di popolo, fatta di decine e decine di migliaia di giovani, di migranti, di donne e di militanti dei movimenti sociali e di quelli ambientali, di lavoratori e pensionati.” E ancora: ”La manifestazione del 19 ottobre dimostra che si può ripartire lo stesso. Senza esaltarsi troppo e consapevoli di tante tante difficoltà, si riparte.”.
Il tema, allora, diventa quello del “come” ripartire, verso quale obiettivo di fondo.
La nostra immediata risposta intende essere particolarmente chiara: l’obiettivo a breve deve essere quello di colmare il vuoto di rappresentatività politica nel quale si trova la sinistra italiana, puntando a costituire un partito comunista, anticapitalista, d’opposizione per l’alternativa.
Senza aver timore delle parole (ed anche dei fatti) ecco i punti, indicati molto schematicamente, sui quali fondare concretamente questo progetto:
1) All’interno di un quadro europeo molto chiaro e per nulla complesso dal punto di vista degli orientamenti di fondo dei suoi ceti dominanti si è ormai installato in Italia un blocco di potere che, esercita, proprio per conto di questi poteri dominanti una funzione di “reggenza”. L’espressione politica di questo blocco di potere è rappresentato dal “governo delle larghe intese”, frutto di una lunga stagione di finto bipolarismo in conclusione della quale si registrano fenomeni d’impoverimento di massa, arretramento nell’esercizio di diritti fondamentali, evidenti fenomeni di repressione del dissenso, caduta del tasso di democraticità del sistema politico esplicitata dalla modifica alla Costituzione Repubblicana con l’inserimento dell’obbligatorietà del pareggio di bilancio e il tentativo in corso di suffragare anche legislativamente quel presidenzialismo autoritario già operante da tempo, in particolare fin dal primo settennato di Giorgio Napolitano;
2) Il PD, a livello centrale e periferico (come ben dimostrano anche gli episodi legati alla “questione morale” dalla Lombardia all’Umbria) è ormai parte organica di questo blocco di potere. Chi pensa di poterne spostare l’asse, come ad esempio i promotori della manifestazione dello scorso 12 Ottobre sulla Costituzione, finisce con l’illudersi miseramente; così come interni alla logica del regime appaiono le opposizioni parlamentari di SeL e M5S;
3) Appare egualmente illusorio pensare di scuotere il regime attraverso l’opera di movimenti, sacrosanti nelle loro motivazioni, ma non soltanto scollegati tra di loro ma privi completamente della presenza di un adeguato riferimento politico. Tanto per fare un esempio storico: Luglio ’60 si verificò perché PCI e CGIL, alla fine pur con qualche esitazione, seguirono l’ANPI nell’indicazione di una forte e immediata espressione di antifascismo di massa, ben esplicitata nel comizio di Pertini a Piazza della Vittoria;
4) L’intreccio tra opposizione politica e opposizione sociale appare l’unica strada percorribile dal nostro punto di vista. L’opposizione politica però va costruita da una nuova soggettività comunista e di opposizione per l’alternativa che in questo momento manca nel panorama del sistema politico italiano;
5) I gruppi dirigenti degli attuali partiti e movimenti politici appartenenti alla cosiddetta (molto cosiddetta) sinistra radicale portano, al riguardo di questo stato di cose pesanti responsabilità, non soltanto sul piano elettorale (due fallimenti storici: Arcobaleno e Rivoluzione Civile, che non hanno portato ad alcun livello apprezzabile di riflessione critica). Soprattutto, però queste responsabilità risiedono nell’aver completamente dismesso i termini di una possibile elaborazione politico- culturale posta in relazione agli evidenti fenomeni d’innovazione presenti nel panorama internazionale, nello spostamento degli assi di riferimento a quel livello, nella mancata ricerca sul terreno della presenza dei comunisti e della sinistra alternativa in quell’indispensabile proiezione internazionalista, ormai completamente dimenticata. Da un lato i gruppi dirigenti della cosiddetta (molto cosiddetta) sinistra radicale si sono rifugiati nei vecchi modelli del “comunismo russo” mentre dall’altra si sono adagiati nei tre fenomeni che hanno distrutto Rifondazione Comunista: la personalizzazione, il movimentismo (a partire dal G8 di Genova), il governativismo (da Prodi 2006 alle varie giunte regionali, provinciali, comunali);
6) Ai militanti dei residui soggetti di sinistra presenti nel sistema politico italiano e a tutti gli altri protagonisti dei movimenti oppure delusi dalle precedenti appartenenze ma in particolari ai giovani va affermato che non bisogna avere “paura della politica” va portata subito la proposta della formazione di un nuovo soggetto comunista, di opposizione per l’alternativa chiamato a reggere l’urto della qualità delle contraddizioni in atto sul piano sociale ed economico all’interno di un quadro di regime. Il recupero, per quanto possibile, di una presenza a livello parlamentare dovrà rappresentare un obiettivo, sicuramente non esaustivo ma del tutto ineludibile pena la condanna a una minorità senza sbocchi;
7) Deve essere messo in moto un meccanismo organizzativo in tempi molto brevi. Ribadiamo una proposta già avanzata: si organizzino assemblee unitarie autoconvocate a livello regionale con all’ordine del giorno l’elezione di un certo numero di delegati (3-4 per regione). I 100 delegati eletti si mettano al lavoro all’interno di una vera e propria Assemblea Costituente che nel giro di 3-4 mesi licenzi un documento programmatico, una proposta di modello organizzativo, una proposta di statuto. Questi documenti dovrebbero ritornare alle assemblee regionali che dovrebbero avere il compito di discuterli e di eleggere i delegati per il Congresso Nazionale da convocarsi entro pochi mesi.
8) Questo processo, per partire, ha bisogno della formazione di un gruppo organizzatore centrale che svolga esclusivamente funzioni di coordinamento. Serve subito, quindi, da parte dei soggetti eventualmente interessati l’organizzazione di un momento di confronto ad hoc, con l’elaborazione di un calendario e la ricerca delle sedi nelle quali svolgere le riunioni. Dopo di che tutti gli elementi ordinativi del dibattito debbono passare attraverso una forma di autoconvocazione che intrecci verticalità e orizzontalizzazione sul modello del “partito consiliare”.

Franco Astengo

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