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(22 Febbraio 2009) Enzo Apicella

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(Lotte operaie nella crisi)

Riflessioni sulla giornata del 19 ottobre a Roma

(26 Ottobre 2013)

riflegram

Ripercorrendo la fase precedente, lo svolgimento e i fatti conseguenti la mobilitazione svoltasi a Roma il 19 ottobre scorso, possiamo trarre utili e importanti considerazioni sull’attuale fase politica.

1- Nonostante il terrorismo mediatico precedente al corteo, creato puntualmente ad arte dalla borghesia per demonizzare l’appuntamento e i suoi partecipanti, il controllo quasi capillare di Roma e non solo, i fermi, le denunce e i fogli di via, il 19 ottobre ha rappresentato un centro di mobilitazione di massa.

Significa che questa data ha stimolato l’organizzazione di molti compagni e compagne insieme a varie realtà politiche in lotta per parteciparvi, catalizzando la voglia di lottare di tanti, dando sfogo a una crescente rabbia sociale compressa da tempo da politici e burocrati sindacali.

C’interessa rilevare il carattere popolare di questo corteo e di come abbia raccolto prevalentemente le lotte e le rivendicazioni sociali delle classi sfruttate cui è fatta pagare la crisi del capitalismo. Il corteo non ha aggregato solo compagni, avanguardie o soggettività politiche ma lotte reali e concrete che hanno uno sviluppo di massa e che dimostrano di essere in crescita. A iniziare dall’ampissimo spezzone dei comitati per il diritto alla casa che apriva la manifestazione, rappresentazione di una lotta effettiva che si batte per conquistare una necessità materiale.

2- Se la giornata del 19 ottobre da un lato ha calamitato coloro che quotidianamente si battono per i diritti che pian piano i padroni tolgono, comitati per il diritto alla casa, comitati territoriali, operai, realtà del movimento di classe, studenti, centri sociali, immigrati, dall’altro ha escluso le istituzioni e i pompieri confederali.

In passato abbiamo aderito a manifestazioni anche più oceaniche di queste, ma la differenza sostanziale è che questa volta non ci si è immessi in scadenze indette dal gruppo politico o dal confederale di turno e stabilite dentro 4 mura in altre sedi o dall’alto nei palazzi del potere. È prevalsa l’autonomia della classe oppressa e la sua capacità di contare sulle proprie forze. Perciò, anche se l’aspetto quantitativo è stato imponente e probabilmente al di là delle aspettative, sicuramente quello qualitativo è stato più importante ovvero contribuire a rafforzare, unire e rilanciare le lotte che agiscono realmente nei territori. Questo corteo si pone positivamente nello sviluppo di questo processo e quindi pensiamo vada rilanciato e sostenuto.

3- Puntuale è arrivato il tentativo della borghesia, dei suoi organi di stampa e delle guardie di dividere la piazza tra buoni e cattivi. Tentativo pressoché andato a vuoto perché ciò che è emersa è stata l’unità, pur nelle differenze ideologiche e di prospettiva che hanno contribuito alla manifestazione. Sentire in Tv in una delle tante trasmissioni pseudo sinistroidi una precaria della scuola dire “quelli che tiravano sanpietrini e bottiglie alla polizia erano insieme a noi, anche loro esprimono la rabbia contro chi ci sfrutta”, dà la misura dell’armonia reciproca che la piazza ha esercitato. Anche dopo gli arresti delle 2 compagne e dei 4 compagni in seguito alle infami cariche di Via XX settembre non c’è stato nessun sostanziale distinguo tra loro e il resto della piazza. Unità dimostrata anche nell’estesa solidarietà espressa in seguito gli arresti da parte di tutte le sigle promotrici del 19, soprattutto con il presidio dei 300 solidali a sostegno degli arrestati e delle arrestate di mercoledì 23 ottobre che ha contribuito alla loro liberazione.

4- A onor di cronaca, va rilevato che una certa conflittualità offensiva durante la giornata del 19 si è comunque espressa: il tentativo di colpire i fascisti di casapound senza aver rischiato nessun fermo, l’attacco e la resistenza al Ministero dell’Economia pochi giorni dopo la promulgazione delle legge di stabilità e l’azione contro la banca Unicredit, uno dei principali responsabili del massacro in corso in Libia con i suoi maxi finanziamenti ai mercenari, rappresentano dei segnali positivi.

5- Il 19 ha evidenziato la propensione delle masse popolari e dei proletari a mobilitarsi organizzandosi autonomamente, come anche la mancanza di un punto di riferimento nazionale di organizzazione che sappia raccogliere e dare una direzione rivoluzionaria alla lotta di classe.

La tigre di carta è stata ferita. Cerchiamo nelle battaglie future di infliggergli danni permanenti!

Qui sotto altri due interessanti comunicati, rispettivamente dai compagni di Napoli e Catania, sulla lettura del 19 ottobre:

http://www.mensaoccupata.org/2013/10/25/il-19-ottobre-di-noi-saremo-tutto/

http://www.cpoexperia.it/19ottobre-roma-assedio-19o/

cpogramigna.org

Fonte

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