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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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Sicilia: successo della tre giorni di presentazione del programma rivoluzionario

(9 Novembre 2013)

Guarda qui una parte dell'intervento di presentazione a Caltanissetta
http://www.youtube.com/watch?v=4n_23XFqFPU

sicilsuccess

Continua il percorso di costruzione del Pdac in Sicilia, un percorso che Alternativa Comunista ha svolto in questi mesi lavorando all'interno delle lotte, in primo luogo in quella a fianco dei migranti, e attraverso il confronto diretto con gli studenti, i precari, i disoccupati, gli operai incontrati nelle piazze siciliane durante i banchetti e le iniziative pubbliche: da Agrigento a Mazara del vallo, da Palermo ad Augusta, da Caltanissetta a Catania, da Messina a Ragusa.
Nello scorso weekend i militanti del Pdac hanno dato vita ad un nuovo giro di incontri pubblici per presentare il programma rivoluzionario e l'internazionale trotskista.

Che tipo di partito occorre costruire? Con quali strumenti?
La prima tappa dell'itinerario si è svolta a Palermo. La discussione intorno al programma rivoluzionario ha necessariamente riguardato quella relativa all'impostazione organizzativa del partito. Il partito rivoluzionario dev'essere infatti internazionale, deve costituirsi come organizzazione non di massa ma di avanguardia (contrariamente ai partiti di sistema), deve essere composto da militanti attivi nelle lotte, e deve basarsi sul centralismo democratico. Ma affinché il centralismo democratico non resti lettera morta, è necessario che il partito curi la formazione dei propri militanti, la migliore garanzia per evitare derive burocratiche o verticistiche, tipiche delle formazioni riformiste e centriste (intendendo per centriste le forze politiche rivoluzionarie soltanto nelle parole d'ordine ma non nella prassi politica).
L'incontro di Palermo è stata anche l'occasione per presentare pubblicamente la rivista Trotskismo Oggi, uno degli importanti strumenti (assieme al giornale e ai seminari, nazionali e territoriali) di cui il Pdac si serve per portare avanti il progetto di divulgazione del marxismo rivoluzionario e di formazione dei militanti. Uno strumento che sta raccogliendo numerosi consensi e che si presenta – modestia a parte - come un unicum nel panorama della sinistra. Una rivista teorica, scritta non da intellettuali avulsi dalla realtà ma da militanti attivi nelle lotte, finalizzata non soltanto all'approfondimento storico o alla mera riflessione teorica – unico obiettivo di alcune sette presenti nell'arcipelago della “sinistra” - ma alla pratica politica rivoluzionaria.

Imparare dalle lezioni della storia, per far vincere le rivoluzioni future
Imparare dalla storia del movimento operaio, dai suoi successi e dalle sue sconfitte, per far vincere le lotte di domani. Da questa consapevolezza è stata animata la discussione intorno alla Resistenza, di cui il compagno del Comitato Centrale del Pdac Francesco Ricci ha proposto una lettura molto distante da quella “ufficiale” (ripetuta nei manuali di storia e avallata da buona parte della cosiddetta “sinistra”). La Resistenza – presentata oggi dalla borghesia e dalle forze riformiste semplicemente come movimento di liberazione dal nazifascismo – fu in realtà il tradimento di una rivoluzione. Quella che centinaia di migliaia di operai armati stavano portando avanti in Italia, attraverso il controllo delle fabbriche e la presa dei palazzi, e che fu disinnescata dall'intervento delle burocrazie sindacali (la Cgil) e politiche (il Pci stalinista di Togliatti). I padroni riottennero così le fabbriche, e alle masse subalterne rimase un pezzo di carta (la Costituzione) foriero soltanto di illusioni: per dirla con un famoso uomo politico liberale, una “rivoluzione promessa in cambio di una rivoluzione mancata”.
La lezione della Resistenza è sempre attuale, poiché oggi come allora le burocrazie sindacali e politiche costituiscono il principale freno allo sviluppo delle lotte. E di ostacoli alle lotte si è parlato anche nel secondo incontro in programma, quello di Catania, il cui dibattito si è sviluppato intorno alla domanda: come uscire dal(la crisi del) capitalismo? Una domanda che ha per noi un'unica risposta nella costruzione dell'Internazionale comunista, lavoro che il Pdac e la Lit (la Lega Internazionale dei Lavoratori, di cui il Pdac è sezione italiana) stanno portando avanti, e che nonostante lo sviluppo ancora embrionale inizia a produrre dei primi importanti risultati, riscontrabili nella crescita delle diverse sezioni nazionali, non solo sul piano numerico ma anche e soprattutto nel ruolo guida svolto rispetto all'ascesa delle lotte nei rispettivi Paesi (si pensi a titolo esemplificativo al Pstu in Brasile), e nell'avvio della costruzione della Lit in nuovi Paesi, in particolare in Africa e in Medio Oriente.

L'abbattimento del capitalismo come univa via d'uscita progressiva dalla “crisi”
Molto partecipato anche l'incontro di Caltanissetta, terza e ultima tappa del percorso. Il dibattito, avviato dagli interventi dei militanti della sezione nissena del Pdac, si è sviluppato intorno alla domanda cruciale: perché costruire il partito della rivoluzione? I diversi interventi dei compagni che hanno preso parte all'iniziativa hanno fatto registrare una convergenza sul fatto che il sistema capitalista, essendo fondato sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, non è riformabile. Così come dimostra la storia, e contrariamente a quanto da sempre sostenuto dalle forze borghesi con il supporto dei riformisti, che Lenin definiva giustamente “agenti della borghesia all'interno del movimento operaio” proprio per il ruolo di estintore del conflitto sociale che da sempre hanno svolto in ogni parte del mondo.
Se il sistema capitalista non è riformabile, è ovvio che l'unica soluzione progressiva per le masse subalterne consiste nell'abbattimento del sistema stesso, nella prospettiva della presa del potere politico da parte della maggioranza (la “dittatura del proletariato”, in merito alla quale i borghesi hanno da sempre attaccato strumentalmente i marxisti, l'unica “dittatura” che mira all'autoestinzione, in direzione del comunismo).
Senza l'abbattimento del sistema è inevitabile l'acuirsi dell'attacco padronale alle masse subalterne e, come la storia insegna, diventa concreto il rischio di derive a destra con pericolose involuzioni reazionarie (dato che la “borghesia” pur di difendere i propri privilegi è sempre pronta a mettere da parte la tanto osannata “democrazia”). Involuzioni reazionarie di cui in diversi Paesi, a partire dalla Grecia, iniziano ad emergere segnali evidenti.

Sul luogo comune dell'unità dei “comunisti”
Unificare e raccordare le lotte intorno a una piattaforma anticapitalista (lavoro che il Pdac sta svolgendo in primo luogo partecipando al coordinamento No austerity, giunto nei giorni scorsi alla terza, partecipatissima, assemblea nazionale), e costruire contemporaneamente all'interno delle lotte il partito rivoluzionario internazionale. Questa è la proposta politica da noi presentata ai compagni che in questi giorni hanno partecipato con interesse e contributi personali alle nostre iniziative.
E la Lit è l'unica forza politica internazionale a lavorare in questa direzione, dato che – come emerso in particolare dal dibattito a Caltanissetta – la maggioranza delle sigle che, solo per parlare del panorama italiano, fa riferimento al “comunismo”, in realtà rimuove l'essenza del comunismo stesso, e cioè la necessità di costruire un partito internazionale che si ponga l'obiettivo di abbattere il sistema. Ecco perché siamo assolutamente contrari (al di là della disponibilità a lavorare all'interno di fronti comuni d'azione nelle battaglie quotidiane contro il sistema) a unirci con altre sigle per dare vita a fantomatiche “federazioni” di “sinistra” (?) o di “comunisti”, e tanto meno a fonderci con quelle sigle, come qualche compagno in buona fede auspica, nell'ingenua convinzione di poter così creare, attraverso un'impossibile scorciatoia, un partito “più grande”!.
La maggior parte delle forze che si richiamano alla parola “comunismo” ha infatti non l'obiettivo di spezzare il sistema, bensì quello di entrarci per ritagliarsi uno spazio all'interno di esso, magari al governo con le forze borghesi (così come fatto negli ultimi anni dai gruppi dirigenti di Prc e Pdci). Pertanto, al luogo comune della presunta “unità dei comunisti”, rispondiamo che ciò sarebbe per noi auspicabile qualora esistessero altre forze che si riconoscono nel programma comunista, nel principio dell'indipendenza di classe dalla borghesia e dai suoi governi, nell'ovvia constatazione che il compito dei comunisti non è consigliare i borghesi a governare meglio e in forma più umana, ma semmai quello di costruire i rapporti di forza affinché a governare siano i lavoratori!

Prosegue la costruzione del Pdac in Sicilia
A partire da queste premesse, il Pdac procede nel suo lavoro di costruzione in Sicilia all'interno delle lotte, e attraverso il confronto sincero con tanti compagni onesti, e delusi dal tradimento delle forze riformiste e centriste, che oggi magari si sono allontanati dall'attività politica. Motivo in più per contrastare radicalmente riformisti e centristi, responsabili di un enorme sperpero di forze militanti in questi anni, nonché di avere alimentato con le loro pratiche opportuniste un diffuso clima di sfiducia verso il marxismo.
Siamo consapevoli del fatto che il nostro lavoro è ancora alla fase iniziale, ma constatiamo nello stesso tempo che la Lit (e il Pdac all'interno di essa) costituisce l'unico progetto reale di costruzione dell'alternativa di sistema, un progetto che – contrariamente a quanto sta avvenendo a tutte le altre forze di “sinistra”, incluse quelle che si definiscono “rivoluzionarie” salvo poi dedicarsi solo alle elezioni – conosce oggi significativi sviluppi in diverse parti del mondo, inclusa l'Italia, conquistando nuovi settori delle avanguardie.

A cura del Pdac Sicilia

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