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(27 Giugno 2011) Enzo Apicella

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Le «colpe umane» sotto l'effetto serra

(10 Novembre 2013)

VERTICE MONDIALE SUL CLIMA A VARSAVIA
Le accuse degli scienziati nel documento che domani apre il summit Poco più di un mese fa, a Stoccolma, è stato pubblicato l'ultimo rapporto sul clima dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) dell'Onu.

Adesso ci sono più di duemila pagine - una sintesi delle circa diecimila pubblicazioni scientifiche più recenti - che confermano il riscaldamento globale e indicano il colpevole. Gli scienziati di tutto il mondo, tranne la nutrita schiera dei negazionisti, foraggiati dalla potente lobby delle industrie e dei combustibili fossili, da tempo aspettavano la pubblicazione di questo prezioso volume. Per i non addetti ai lavori, e per i politici, sono stati preparati riassunti divulgativi tradotti in tutte le lingue.

Sicuramente ce ne sarà uno a disposizione per i 192 rappresentanti dei paesi che da domani al 22 novembre parteciperanno alla 19esima Conferenza delle parti (Cop 19) sul cambiamento climatico di Varsavia; un appuntamento decisivo per preparare la conferenza di Parigi del 2015, l'ultima chiamata per negoziare un nuovo accordo internazionale sul clima dopo il 2020. In quest'ultimo rapporto Ipcc (il primo risale al 1990), gli scienziati sostengono che è «estremamente probabile che l'influenza umana sul clima abbia provocato più della metà dell'incremento osservato nella temperatura media della superficie terrestre dal 1951 al 2010». Dubbi non ce ne sono: gli ultimi trenta anni sono stati i più caldi dal 1850 e l'ultimo decennio è stato il più bollente in assoluto, gli oceani si sono riscaldati molto dal 1971 ad oggi (fino a 700 metri di profondità).

Davanti a questa evidenza scientifica, sullo sfondo dell'ultimo catastrofico «evento naturale» che ha sconvolto le Filippine, l'obiettivo del vertice di Varsavia non può essere che uno: ridurre le emissioni di gas serra entro il 2020. L'Unione europea ne produce l'11% del totale, la Cina il 22%, gli Stati Uniti il 13%, l'India il 5%, la Russia il 5%, tutti gli altri paesi inquinatori il restante 44%. Il Parlamento europeo si presenterà in Polonia con la proposta di ridurre le emissioni del 30% in sette anni, un obiettivo che difficilmente verrà sottoscritto dai paesi cosiddetti emergenti ma anche da Usa, Canada, Russia e Giappone.

Dunque, nonostante l'allarme lanciato dalla comunità scientifica, la politica potrebbe continuare a brillare per l'incapacità di agire anche di fronte alla catastrofe. Matthias Groote, europarlamentare socialista tedesco, guiderà la delegazione del parlamento europeo. Si aspetta una settimana difficile. «Abbiamo già un accordo sulla riduzione delle emissioni delle automobili e per ridurre le emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 - ha spiegato prima della trasferta in Polonia - e adesso vogliamo impegni concreti in tutte le regioni del mondo, ora e non nel 2018». Groote ha anche fissato un obiettivo minimo per dichiararsi soddisfatto, «mi piacerebbe che i paesi sviluppati dimostrino in questa occasione una volontà forte per la costituzione del Fondo verde per il clima, altrimenti i paesi sottosviluppati perderanno la fiducia, ci aspettano discussioni fino a tarda notte, ma dobbiamo trovare una soluzione». Altrimenti, gli scenari delineati dal volume dell'Ipcc sono piuttosto chiari.

Lo sguardo è rivolto alla fine del secolo. Nel più drammatico, il livello delle acque del mare potrebbe salire di 62 centimetri e la temperatura potrebbe crescere di 3,7 gradi rispetto a quella rilevata tra il 1986 e il 2005 (4 gradi in più rispetto alla temperatura registrata nell'era preindustriale, 1750 circa). Nella migliore delle ipotesi formulate dagli scienziati, invece, i mari crescerebbero di 24 centimetri e la temperatura salirebbe di 1 grado rispetto allo stesso periodo preso in esame (quindi 1,7 gradi in più rispetto a tre secoli e mezzo prima). In questo caso si resterebbe di poco entro i 2 gradi in più, una soglia che tutte le pubblicazioni scientifiche individuano come limite da non oltrepassare mai per scongiurare il moltiplicarsi di eventi estremi. Il punto è che se la vocazione inquinante del genere umano dovesse proseguire così com'è, quel limite tra dieci anni sarà già superato e gli «eco scettici» non dovranno attendere la fine del secolo per ammettere di aver sottovalutato l'allarme.

L'unica cosa da fare per abbattere la produzione di combustibili fossili implica una riconversione profonda del sistema di produzione e di pensiero. Del capitalismo stesso, dicono gli «eco ottimisti». Servono nuove politiche globali condivise per rivoluzionare il sistema energetico, per produrre meno cemento e per fermare la deforestazione. Ma anche gesti più semplici alla portata di tutti, come lasciare a casa l'automobile.

LUCA FAZIO, IL MANIFESTO

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