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Iraq occupato

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(30 Marzo 2008) Enzo Apicella

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NASSIRIYA DIECI ANNI DOPO

(12 Novembre 2013)

Sento i commenti pelosi dei rappresentanti di una classe dirigente che passa il suo tempo a costruirsi l’aureola legittimatrice, li sento e mi sale il sangue alla testa. Criminali, delinquenti, feccia dell’umanità in doppiopetto che infioretta ogni bassezza con racconti che hanno l’unico scopo di falsificare la realtà delle cose. Secondo loro ogni intervento armato all’estero è una missione di pace, ogni caduto italiano un martire eroico. In occasioni come questa, essendo trascorso qualche anno dai fatti non sentono nemmeno la necessità di ammannirci la storiella dei danni collaterali. Ho ascoltato un ministro raccontare, del numero di studenti cresciuto, in Afganistan, “grazie” a dieci anni di presenza militare italiana. Non sono uso agli insulti, non mi piacciono e non servono, ma certo se dovessi qualificarlo insultandolo non saprei in quale lingua farlo, certamente in italiano non ne esiste uno adatto. Con i talebani in Afganistan c’erano solo novecentomila studenti, tutti maschi. Bene, perché non dice come sono arrivati i talebani al potere? Com’era la situazione studenti e delle studentesse con Babrak Karmal? Sono tutte risposte per gli aspetti principali arcinote, ma mai, nemmeno per caso uscirà la verità da quelle bocche.

Per le guerre d’aggressione, per occupare territori altrui militarmente serviva un esercito di “professionisti”, cioè di mercenari portatori di morte con la copertura “umanitaria”, per questo la leva obbligatoria è stata eliminata, per trasformare un esercito che a norma costituzionale dovrebbe servire solo a difendere il paese in un’accozzaglia di mercenari da usare per ogni dove, ovunque sia richiesta la difesa degli interessi di un pugno di delinquenti che si sentono padroni del mondo.

Dieci anni dopo rieccoli, gli stessi che si sono accodati al massacro senza l'ombra di un principio morale autentico, intenti a non far giungere al "libero" popolo italiano il puzzo di centinaia di migliaia di vittime civili. Un po' di retorica patriottarda, un pizzico di dialettica per dimostrare che gli aggressori se sono "nostri" sono sempre eroici, il sottofondo dell'inno alla guerra "giusta", qualche benedizione e pantalone può bere, per l'ennesima volta. Cin cin.

G.Angelo Billia

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