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La tribalizzazione finale del Pd livornese. Peggio delle tangenti

(13 Novembre 2013)

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È bene essere chiari, anche se qualcuno giocherà sugli equivoci e, così facendo, magari ci sarà pure chi abboccherà travisando il significato di questo articolo. Le foto del segretario locale De Filicaia, con il nuovo segretario senegalese della sez. Pd San Marco o accanto al ritratto della esponente della comunità albanese, non significano affatto che il Partito democratico livornese sta diventando multirazziale. Significano piuttosto che si sta tribalizzando. In una logica che gli antropologi della politica conoscono benissimo, per quanto si somiglia dall'Africa alla Scandinavia: una serie di capibastone si coalizza per massimizzare il proprio tessuto relazionale in termini di voti.

In questo caso, paradossalmente, sarebbe persino meglio si trattasse di un caso di corruzione, magari avvenuto per favorire qualche candidato in elezioni di poco conto. Perché invece si tratta, e non solo a Livorno, di una mutazione genetica che impedisce qualsiasi innovazione e qualsiasi reale processo di democrazia dal basso. Per non parlare degli effetti sul piano economico, dove ogni attività deve pagare dazio alla presenza di una politica neotribale. Bisogna però anche dire la verità: la presenza di extracomunitari in area Pd, come raccoglitori di voti organizzati per etnia, avviene perché già precedentemente nel Pd il potere si distribuisce per appartenenza e clan. La piattaforma politica, l'analisi di prospettiva, la ricerca di un nuovo modello di sviluppo territoriale non ci sono o, se ci sono come facciata, non contano.

Quel che è avvenuto negli ultimi anni nel Pd livornese è sotto gli occhi di tutti: i clan di potere non sono in grado di attrarre consensi, o lo fanno in maniera molto minore rispetto al passato. È un problema, specie quando ci sono i regolamenti di conti, congressi e primarie, che stabiliscono chi ha davvero quote di potere. Allora, a Livorno come in Sicilia o in Piemonte, gli extracomunitari (di solito bersagliati da provvedimenti leghisti presi da giunte Pd come in piazza Cavallotti) improvvisamente servono a qualcosa. Già perché la loro rete di solidarietà, su base etnica, vista con gli occhi dei congressi e delle primarie è una fonte sicura di voti. Come è accaduto, per le primarie per il sindaco di Roma, nella capitale, dove gli zingari, sgomberati da centrosinistra e centrodestra, si sono recati al seggio per votare il poi vincitore Ignazio Marino. Ecco quindi che, nella incapacità di attrarre voti e legame sociale da parte del Pd, la struttura autoritaria e comunitaria dei "capi" delle comunità locali comincia a fare veramente comodo come serbatoio di voti.

Come nelle cittadine del Piemonte, dove 2 nuovi iscritti su 3 sono extracomunitari, a Livorno non è certo partita una dinamica di integrazione multirazziale nel Pd, ma una secca conta dei voti e una gara a chi agganciava più (diciamo) influencer nel proprio ambito comunitario e di appartenenza nazionale. E così siamo passati indifferentemente dal segretario De Filicaia che, qualche giorno prima del congresso, per attirare gli elettori bianchi (il popolino impaurito e impoverito), diceva che le graduatorie per la casa vedono in testa solo extracomunitari, alle foto con l'esponente senegalese e accanto al ritratto della rappresentante albanese (comunità con 4000 persone, ricordava il Tirreno, che in assenza di bianchi può determinare congressi o primarie).

In questo caso la tribalizzazione della politica locale si tocca con mano. Nessuna assemblea di base, solo persone che votano per appartenenza. Nessuna tesi politica ma solo la conta per il clan "Cuperlo" o quello "Renzi". E i gruppi tribali minori, provenienti dal mondo esterno, che aiutano in questa conta. È una dinamica politica persino peggiore delle tangenti: perché il potere politico non si riproduce per innovazione, analisi, piattaforme, ma solo per affiliazione ed alleanza tra clan. Il massimo dell'asfissia. Lo stadio finale della tribalizzazione del potere livornese. Uno stadio in cui, ovviamente, i cittadini di origine extracomunitaria non avranno nulla da guadagnare.

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Redazione Senza Soste

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