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Britannia

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(11 Agosto 2011) Enzo Apicella
La Gran Bretagna cambia le regole del gioco: l'esercito contro la rivolta

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(Lotte operaie nella crisi)

Dopo lo “zuccherino” del premio di produzione (dimezzato)
è in arrivo un doppio attacco, da Fincantieri e dal governo.
E c'è un solo modo per respingerlo: la mobilitazione e la lotta!

(13 Novembre 2013)

Lavoratori/trici della Fincantieri,
un paio di settimane fa l'azienda ha presentato a RSU e sindacati due documenti strettamente legati tra loro: uno sul premio di produzione, l'altro sull'estensione del 6x6 alla nuova futura nave. Poi ha preferito scindere i due documenti facendo sottoscrivere ai sindacati il primo e posticipando la discussione del secondo. Ma è solo tattica. La sostanza è rimasta intatta: Bono&C. vogliono estendere il 6x6 alla prossima nave e, se possibile, a tutto il cantiere, senza integrazioni salariali. Bisognerà lavorare anche il sabato, su due o tre turni in base alla volontà aziendale, con meno salario. Peggioreranno sia l'orario che il salario! Nessuna garanzia viene poi fornita sugli organici del cantiere e sul non ricorso alla cassa integrazione, mentre è sempre più evidente che nei programmi di Fincantieri c'è la progressiva trasformazione dell'azienda da azienda produttiva in azienda commerciale che metterà il suo marchio su prodotti fabbricati sempre più da appalti o fuori dai suoi cantieri... L'impresa riceve nuovi ordinativi dalla Viking, dalla Carnival e, forse, dalla Costa; assicura che "il lavoro c'è"; sbandiera di essere in attivo; ma i lavoratori debbono fare altri sacrifici. In questo modo l'accordo che avevate strappato con la lotta a inizio agosto diventerebbe carta straccia.
Da notare: le organizzazioni sindacali hanno tenuto finora i lavoratori del cantiere all'oscuro di tutto. Se si sa qualcosa, è solo perché si è diffusa la voce – vera – che due delegati FIOM della RSU si sono rifiutati di sottoscrivere l'accordo sul premio di produzione, ben sapendo a che cosa serve in realtà lo “zuccherino” amaro di un premio di produzione che è stato comunque dimezzato e subordinato al raggiungimento degli “obiettivi” definiti in modo unilaterale dall'azienda.
Ma c'è anche un'altra importante novità - negativa per i lavoratori.
Il governo Letta-Berlusconi ha deciso di avviare la privatizzazione di Fincantieri. A settembre Fintecna, la finanziaria del ministero dell'Economia che controlla Fincantieri, aveva deciso di quotare in borsa la società entro il 2014. Ma ora sembra che tutto il processo sarà anticipato alla fine dell'anno.
Cosa significa quotare in borsa e privatizzare Fincantieri? Tv, giornali, governo e padrone-Fincantieri rispondono con una sola voce: trovare soldi per nuovi investimenti, e così "mettere in sicurezza" l'impresa e i relativi posti di lavoro. Vero o falso?

E' un falso spudorato!
Lo attesta l'esperienza di 21 anni, cominciata il 2 giugno 1992 a bordo del "Britannia", panfilo della corona inglese, regista Draghi, l'attuale capo (non a caso) della Banca centrale europea, esecutori i governi Amato, Ciampi, Dini, Prodi, Berlusconi, D'Alema, Monti. Prima Iri, Eni, Enel, Telecom Italia, Banca commerciale, Imi, Credito italiano, Italsider, Autostrade, Sme (l'industria alimentare), poi la progressiva privatizzazione delle municipalizzate (acqua, elettricità, gas) e quella parziale di previdenza (i fondi pensione), sanità, trasporti (Alitalia, etc.), università, etc. La lista è lunga, il bilancio - per i lavoratori – pesantissimo:
1)sono stati falciati centinaia di migliaia di posti di lavoro;
2)è stata distrutta o fatta a pezzi buona parte delle grandi imprese, proprio quelle in cui è più concentrata e forte la classe lavoratrice, quelle che sono state alla testa delle lotte che hanno consentito ai proletari di compiere dei passi in avanti nel dopoguerra in fatto di salari, riduzione degli orari, prestazioni sociali, diritti;
3)la condizione dei lavoratori è in tutti i casi e i campi fortemente peggiorata, anche per chi ha avuto il "privilegio" di non essere licenziato o messo in cassa integrazione, o di non vedere la propria azienda fallire.
Nel 1992 si disse: bisogna privatizzare e liberalizzare perché il "debito pubblico" (cioè il debito che lo stato paga alle banche, ai capitalisti, agli speculatori e alla malavita organizzata, i poteri che lo hanno in pugno) è troppo alto. Era, al 1992, al 120% del prodotto interno lordo, ora (al 2013) è al 135%!
Nel 1992 si disse: "apriamo il mercato", e i prezzi dei beni e dei servizi scenderanno. E' accaduto tutto il contrario: a scendere è stato il potere di acquisto dei salari, mentre il costo dei servizi privatizzati è fortemente cresciuto senza che sia aumentata la loro efficienza.
Nel 1992 si disse: privatizzazioni e liberalizzazioni consentiranno a operai e impiegati di comprare un po' di azioni e guadagnarci. In realtà sono servite solo ed esclusivamente a ingigantire il potere delle grandi banche, dei grandi istituti finanziari nazionali e internazionali e di piccolissimi circoli di super-speculatori professionali, a ingigantire il loro potere di disposizione e di sfruttamento sul lavoro degli operai e degli impiegati. Li Vigni, un ex-manager Eni senza peli sulla lingua, ha definito tutta questa vicenda "criminale" (la criminalità dei “colletti bianchi”...), e ha ricordato che Draghi svendette a Goldman Sachs l'intero patrimonio immobiliare Eni, pari a 1.000 miliardi di lire, per 1 lira...
Tutto l'attivo al grande capitale, tutto il passivo alla classe lavoratrice!

Lavoratori/trici,
lungi da noi affermare che lo stato, come padrone, è “più buono” del privato (perché Fincantieri cos'è?). Ma sarebbe ancor più ridicolo sostenere l'inverso: dopo decenni di privatizzazioni in tutto il mondo, soltanto dei mascalzoni che mentono sapendo di mentire possono sostenere che privatizzare fa bene ai lavoratori.
Farsi illusioni a riguardo sarebbe disastroso. Ciò che invece bisogna fare senza indugi è prendere atto che è già partito un doppio attacco, del padrone e del governo, a tutti i lavoratori Fincantieri; e che questo attacco può esser respinto solo con la ripresa della mobilitazione e della lotta!
A giugno-luglio il cantiere di Marghera rimase sostanzialmente isolato. Ma ora per Fincantieri l'isolamento degli operai e dei lavoratori di Marghera è più difficile da realizzare perché:
1)le privatizzazioni incombenti non riguardano solo Fincantieri: riguardano anche le poste, le ferrovie, altre imprese di Finmeccanica, e quindi si può costituire un fronte di lotta più ampio;
2)tutti gli stabilimenti di Fincantieri sono interessati, e possono fare fronte comune a condizione che ci si impegni in questo senso;
3)la condizione generale della massa dei lavoratori si è fatta ancora più dura di alcuni mesi fa e spesso è diventata drammatica: 6 milioni di lavoratori sono fuori o ai margini del mercato del lavoro. 9 milioni di lavoratori si sentono a rischio. La disoccupazione giovanile è ulteriormente cresciuta. La sostituzione dell'Imu con l'aumento dell'Iva e delle tasse comunali aggraverà il carico fiscale e la rabbia di chi vive solo del proprio lavoro e ha le trattenute alla fonte. Anche la questione-casa, come si è visto a Roma il 19 ottobre, sta diventando più calda. I 14 euro lordi al mese che Letta e Berlusconi vorrebbero mettere in busta paga sono, se rapportati anche agli ulteriori tagli al welfare, una vera beffa. E a fronte di tutto ciò, le continue misure repressive contro i lavoratori della logistica, i giovani dei collettivi e dei movimenti, gli operai della Fincantieri di Palermo, etc. suonano sempre più come provocazioni che esigono una forte risposta unitaria.

Apriamo quindi subito una discussione di massa nel cantiere e con gli altri cantieri, tra i dipendenti diretti e i lavoratori delle ditte di appalto, colpiti anche loro dall'intensificazione del lavoro che Fincantieri pretenderà da tutti per recuperare il “tempo perduto”. E prepariamoci a riprendere la lotta.

NO ALLA PROSECUZIONE E ALL'ALLARGAMENTO DEL 6x6!
NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DI FINCANTIERI!
SI' AD UN FRONTE UNICO PROLETARIO DI LOTTA CONTRO I PADRONI E IL GOVERNO!


13 novembre 2013

Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri - Marghera

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