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Bahrein, celebrazioni Ashura segnate dalle violenze

(15 Novembre 2013)

Prosegue la repressione degli sciiti nel regno dei Khalifa, Opposizione e attivisti chiedono agli Usa di cambiare strategia con l'alleato

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di Sonia Grieco

Roma, 15 novembre 2013, Nena News - Le celebrazioni per l'Ashura sono segnate dalle violenze anche nel regno del Bahrein, dove ieri un raduno di fedeli sciiti nel villaggio di Nuwaidrat è stato disperso dalle forze di sicurezza. E anche un'altra cerimonia religiosa nella capitale Manama è stata attaccata dalla polizia. Inoltre, le autorità hanno oscurato un sito internet che trasmetteva la cerimonia in 30 località del Paese.

Una repressione silenziosa contro la comunità sciita del piccolo regno della penisola arabica, dove nel 2011, sull'onda della primavera araba, è iniziata sollevazione popolare contro il re Hamad bin Isa al Khalifa. Le manifestazioni di piazza sono state schiacciate dal governo di Manama con il sostegno delle truppe inviate dal Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC), ma non si sono fermate. Hanno assunto invece un carattere settario: gli sciiti, che rappresentano la maggioranza della popolazione, si sentono discriminati e accusano la casa reale di voler rovesciare la composizione demografica del Paese, favorendo il rilascio della cittadinanza agli immigrati sunniti. E non si è fermata neanche la repressione che ha portato in carcere, con pene pesantissime, esponenti dell'opposizione, giovani attivisti, anche minorenni, e persino i medici che avevano soccorso i manifestanti sgomberati con la forza da piazza della Perla, luogo simbolo della rivolta.

Al Wefaq, il blocco sciita di opposizione, e le organizzazioni Bahrain Center for Human Rights (BCHR) e Bahrain Youth Society for Human Rights (BYSHR) hanno accusato il governo di alimentare il settarismo con azioni violente durante le cerimonie sacre. In un documento congiunto hanno riportato i casi di attacchi ad opera della polizia nei villaggi e nei sobborghi sciiti. Dal febbraio del 2011, il regime dei Khalifa ha demolito 25 moschee e 18 sale di preghiera sciite. Hadi Al-Mousawi, capo dell'Ufficio per i diritti umani di al Wefaq, ha dichiarato alcuni giorni fa che il governo "dovrebbe tutelare la libertà religiosa invece di limitarla, per salvaguardare la sicurezza del Paese". Il movimento sciita ha rifiutato di sedersi al tavolo del negoziato proposto dal governo, se non ci saranno reali cambiamenti in senso democratico. Ha chiesto elezioni per eleggere un nuovo esecutivo. Nel 2002 il Bahrein da sultanato è diventato una monarchia costituzionale, ma le flebili aperture iniziate con "riforme" calate dall'alto non hanno minacciato l'oligarchia sunnita e la casa reale. Né lo hanno fatto i buoni risultati elettorali dei partiti sciiti, poiché è sempre la Camera alta, di nomina regia, a detenere effettivamente il potere esercitando il diritto di veto sulle proposte di legge.

E la comunità internazionale chiude gli occhi di fronte alle violazioni dei diritti umani. Questo piccolo arcipelago può contare sul sostegno delle monarchie della penisola arabica ed è il bastione dell'Occidente contro le mire espansionistiche dell'Iran: ospita la base di comando della flotta statunitense nel Golfo Persico. Proprio agli Stati Uniti si sono rivolti gli attivisti per i diritti umani, chiedendo a Washington di sospendere la vendita di armi al regno. Un affare da miliardi di dollari: è in corso, infatti, un progetto militare da 580 milioni di dollari nella base navale e dal 2000 sono state vendute armi per 1,4 miliardi, anche se parte delle transazioni sono sospese dal 2011. La Casa Bianca ha stigmatizzato l'atteggiamento della casa reale nei confronti delle manifestazioni popolari, ma non è mai stata adottata alcuna sanzione.

Nena News

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