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(14 Agosto 2012) Enzo Apicella

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    [Castellammare - NA] Terme di Stabia - Contro privatizzazione e licenziamenti si mobilitano i lavoratori

    (18 Novembre 2013)

    termedistab

    La società partecipata delle Terme di Stabia è destinata inevitabilmente alla messa in liquidazione, dunque alla sua prossima privatizzazione o alla chiusura definitiva. Dal 12 novembre scorso, infatti, a margine di un determinante incontro fra istituzioni locali, vertici dell’azienda e sindacati, è stato reso noto che non si procederà alla ricapitalizzazione della società, motivo per il quale la cessione del ramo d’azienda è l’unica via d’uscita che i rappresentanti istituzionali locali scorgono all’orizzonte perché siano mantenute in attività le terme di Castellammare.

    Dei circa 200 lavoratori in cassa integrazione allo stato attuale solo una piccolissima percentuale è impiegata per mantenere gli ormai scarsi servizi ancora fruibili. E supposto che la messa in liquidazione porti effettivamente all’individuazione di un investitore privato, non vi sarà comunque alcuna garanzia sul mantenimento degli attuali livelli occupazionali.

    Contro la privatizzazione e il rischio di licenziamento, dal 12 novembre scorso i lavoratori e le lavoratrici delle terme sono entrati in stato di agitazione. L’occupazione dello stabilimento del Solaro e lo sciopero dei dipendenti in attività hanno fatto sì che si bloccasse del tutto l’erogazione dei servizi; a queste azioni è seguito l’annuncio di due manifestazioni cittadine per le giornate del 16 e del 18 di questo mese.

    Lo scorso sabato il primo corteo ha visto la partecipazione di diverse centinaia di persone che dopo aver fatto sentire la propria voce per le strade di Castellammare hanno occupato la sede locale del PD.

    L’intenzione è quella di ottenere dal sindaco Cuomo e poi dagli amministratori aziendali un impegno per il ripianamento del deficit di nove milioni di euro e dunque per il rilancio della partecipata, unica soluzione affinchè tutti i dipendenti possano sperare di tornare ad essere impiegati a tempo pieno, scongiurando così l’ormai tangibile rischio di perdere definitivamente il proprio posto di lavoro.

    fonti:
    metropolisweb
    Il Mattino 1, 2

    clashcityworkers.org

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