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Alta tensione tra Indonesia e Australia

(21 Novembre 2013)

austraindo

Mercoledì 20 Novembre 2013 21:57

Le relazioni bilaterali tra Indonesia e Australia stanno facendo registrare un rapido deterioramento in questi giorni dopo lo scoppio di un’accesa polemica seguita ad alcune recenti rivelazioni dell’ex contractor della CIA e dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana (NSA), Edward Snowden. A scatenare le ire di Jakarta è stata la notizia di un programma della sezione dei servizi segreti australiani deputata alle intercettazioni - Australian Signals Directorate (ASD) - per mettere sotto controllo i telefoni del presidente indonesiano, Susilo Bambang Yudhoyono, e di altri leader del paese del sud-est asiatico nel mese di agosto del 2009.

I documenti, datati novembre dello stesso anno, indicano come per almeno due settimane l’ASD australiano abbia intercettato il telefono personale del presidente, di sua moglie e di altre otto importanti personalità indonesiane, tra cui il vice-presidente, Boediono, l’ex vice-presidente e già candidato alla presidenza, Yusuf Kalla, l’ex capo delle forze armate, Widodo Adi Sutjipto, e l’ex ambasciatore a Washington, Dino Patti Djalal. In relazione al presidente Yudhoyono, nei documenti viene descritto anche il tentativo di intercettare una telefonata e ascoltarne il contenuto tra quest’ultimo e un utente tailandese.

Le rivelazioni hanno sollevato un polverone nell’establishment politico di Jakarta, tanto che il governo ha ritirato il proprio ambasciatore a Canberra e lo stesso presidente ha dapprima inondato i suoi account sui principali social media con attacchi all’Australia e richieste di spiegazioni, mentre nella giornata di mercoledì è apparso in diretta alla televisione nazionale per annunciare una serie di iniziative diplomatiche e non solo.

Yudhoyono ha così fatto sapere di avere ordinato la sospensione dei programmi di cooperazione militare e di intelligence con l’Australia, nonché delle esercitazioni militari e dei pattugliamenti congiunti per impedire l’arrivo di profughi via mare sulle coste del vicino meridionale. Secondo quanto riferito alla Reuters da un portavoce dell’esercito indonesiano, queste misure dovrebbero diventare effettive a partire dal prossimo mese di gennaio. Il presidente ha poi chiesto al governo di Canberra guidato dal neo-premier conservatore, Tony Abbott, una “spiegazione chiara” dell’accaduto e “una presa di responsabilità” per le intercettazioni.

Le decisioni di Yudhoyono sono state prese dopo una nottata di consultazioni con alcuni ministri del suo governo e, sempre mercoledì, quello del Commercio, Gita Wirjawan, ha lasciato intendere che potrebbero esserci conseguenze anche per gli scambi commerciali tra i due paesi, superiori agli 11 miliardi di dollari nel solo 2012. L’Indonesia importa svariati prodotti agricoli dall’Australia, mentre quest’ultimo paese è il decimo mercato delle esportazioni di Jakarta.

Significativamente, l’ex generale durante la dittatura di Suharto non ha mancato di esprimere il proprio auspicio per una risoluzione immediata della crisi diplomatica, coerentemente con gli sforzi passati, descritti in questi giorni da svariati membri del suo governo, di stabilire rapporti più solidi con l’Australia.

A motivare la reazione particolarmente dura di Jakarta è anche il fatto che le ultime rivelazioni sono giunte poco dopo la diffusione di altre notizie relative alle attività dei servizi segreti australiani in collaborazione con gli Stati Uniti.

Documenti forniti sempre da Snowden avevano infatti rivelato come l’Australia avesse condotto intercettazioni illegali dalle proprie missioni diplomatiche in Asia, compresa quella in Indonesia, e, assieme all’NSA, messo sotto controllo i partecipanti ad una conferenza ONU sul cambiamento climatico tenuta a Bali nel 2007.

Da parte sua, il premier australiano ha contribuito a gettare benzina sul fuoco, dal momento che le dichiarazioni rilasciate finora sono risultate alquanto provocatorie. Abbott ha rifiutato di scusarsi, facendo appello alla necessità del suo governo di “proteggere il paese” e “gli interessi nazionali”. L’unico rincrescimento il primo ministro lo ha espresso per “l’imbarazzo” creato a Yudhoyono, provocando l’immediata risposta del ministro degli Esteri indonesiano, Marty Natalegawa, il quale ha sostenuto che l’imbarazzo dovrebbe essere soltanto per il governo di Canberra.

Dietro la linea dura di Abbott, in ogni caso, circolano profonde inquietudini tra la classe dirigente australiana per i possibili danni che le rivelazioni di Snowden possono provocare alla partnership strategica con l’Indonesia, considerata uno dei pilastri della cosiddetta “svolta” asiatica dell’amministrazione Obama in funzione anti-cinese.

Per questa ragione, ad esempio, il nuovo leader del Partito Laburista all’opposizione, Bill Shorten, ha espresso estrema preoccupazione per la crisi diplomatica tra i due paesi e, in un articolo firmato mercoledì per il britannico Guardian, ha sollecitato il governo a ristabilire i rapporti con Jakarta, visto che la cooperazione con l’Indonesia risulta essere “fondamentale per i nostri interessi nazionali”. Il nervosismo manifestato da Shorten, peraltro, si scontra con il fatto che proprio il precedente governo laburista aveva presieduto alle intercettazioni ai danni dei vertici dello stato indonesiano nel 2009.

La classe politica australiana, dunque, teme sia che lo scontro in atto si traduca in sostanziali danni economici per il paese sia che venga meno la collaborazione con Jakarta in materia di “anti-terrorismo” e sulla delicata questione dei rifugiati intenzionati a chiedere asilo a Canberra, provenienti in gran parte dal territorio indonesiano.

Soprattutto, però, le tensioni con il governo del presidente Yudhoyono rischiano di complicare i disegni australiani e americani di coinvolgere l’Indonesia nell’escalation militare in atto in Asia sud-orientale con l’obiettivo di contenere l’espansionismo cinese.

Questo paese, oltre ad essere il più popoloso e ad avere la prima economia della regione, occupa una posizione geografica di primaria importanza strategica, essendo al centro di rotte da cui passa una quota significativa dei traffici commerciali del pianeta e buona parte di quelli da e verso la Cina. Gli Stati Uniti, infatti, nei loro piani di guerra contro Pechino considerano come fondamentale il controllo in caso di crisi di vie d’acqua come gli stretti di Malacca e di Lombok, entrambi parte del territorio indonesiano.

Per Washington e Canberra, quindi, la collaborazione con Jakarta risulta fondamentale per il successo di qualsiasi futura operazione militare nella regione e ciò dipende appunto dalla disponibilità e dall’orientamento del governo indonesiano al momento dell’esplosione di un’ipotetica “crisi” con la Cina.

La conoscenza della predisposizione e dei processi decisionali della classe politica del più popoloso paese musulmano del pianeta risulta perciò cruciale sia per gli Stati Uniti che per l’Australia. Da qui, la necessità di creare un programma di intercettazioni che includa i vertici stessi del governo. Tanto più che alcuni dei politici sottoposti al controllo dei servizi segreti australiani nel 2009 sono probabili candidati alla successione di Yudhoyono nelle elezioni presidenziali del 2014, a cominciare dall’ex ambasciatore indonesiano negli USA, Dino Patti Djalal.

L’attuale amministrazione al potere, d’altra parte, non appare ancora del tutto allineata agli interessi strategici americani e australiani. Infatti, pur avendo stabilito solidi rapporti militari con Stati Uniti e Australia, il governo Yudhoyono continua a mantenere una certa indipendenza per quanto riguarda la propria politica estera. A differenza di alcuni paesi vicini, infatti, l’Indonesia ha coltivato rapporti cordiali con Pechino, mentre i traffici economici tra i due paesi hanno fatto registrare una netta impennata negli ultimi anni, con la Cina che è diventata ormai il secondo mercato per le esportazioni indonesiane e la prima fonte delle importazioni di Jakarta.

Michele Paris - Altrenotizie

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