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(18 Agosto 2012) Enzo Apicella

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Operai morti per tumori amianto. Tribunale di Bergamo: condannata la “Dalmine spa”

(21 Novembre 2013)

operaimortumor

Redazione di Operai Contro,

Ogni giorno in Italia gli operai muoiono sui posti di lavoro con una media di 3 o 4 decessi .

Infortuni mortali causati sempre dalla mancanza di sicurezza dovuta immancabilmente alla negligenza dei datori di lavoro per inosservanza delle leggi in materia antinfortunistica.

Una delle cause più frequenti di operai morti sul lavoro e che ha compiuto stragi infinite nelle fabbriche nel secolo scorso è ancora oggi purtroppo, l’esposizione all’amianto.

Centinaia sono i nomi di grandi fabbriche importanti e storiche dei settori della siderurgia , metalmeccanica pesante, cantieristica navale e cantieri edili dove veniva usato l’amianto e dove le microfibre nocive ai polmoni venivano respirate dagli operai.

Casi molto noti come l’ Eternit di Casale Monferrato e di Pavia, cantieri navali di porto Marghera, le grandi acciaierie di Sesto San Giovanni Breda e Falck , Sofer di Pozzuoli, Goodyear di Cisterna di Latina e tanti altri nomi di luoghi di lavoro dove gli operai sono morti a migliaia per tumori correlati all’uso dell’amianto.

Negli ultimi anni tante sono state le vertenze civili e penali che hanno intentato i familiari e i parenti delle vittime per le richieste di riconoscimento malattia professionale nei confronti dell’Inail oppure per il risarcimento danni o per responsabilità penale nei confronti dei padroni o dei dirigenti colpevoli.

Ma la sentenza del tribunale di Bergamo emessa il 3 luglio scorso ha una particolarità che la contraddistingue dalle altre cause e per le conseguenze che porterà alle prossime vertenze di questo tipo.

La vertenza in questione è stata promossa dagli eredi, vedova e figli di un operaio bergamasco deceduto nel febbraio del 2011 a causa di un mesiotelioma pleurico , tumore dovuto ad una accertata esposizione all’amianto durante gli anni lavorati nei reparti lavorazioni a caldo e acciaieria dalla Dalmine ( BG ).

Il giudice del lavoro del Tribunale di Bergamo dopo aver sentito i testi ed esaminata la CTU che accertava senza alcun dubbio il nesso causale malattia/esposizione amianto ha condannato la “Dalmine spa” al risarcimento danni non patrimoniali, affermando anche che il fatto era da qualificarsi come omicidio colposo.

La sentenza è particolare e differente dalle altre perché in questo modo il giudice, affermando che il fatto era da qualificarsi come omicidio colposo, è andato oltre al compito per cui era stato chiamato a giudicare , cioè ha trasmesso lui stesso gli atti al presidente del tribunale per i provvedimenti di competenza .

Spesso questa ulteriore denuncia legale, per vari motivi, non sempre viene intrapresa dai familiari degli operai deceduti , così i dirigenti o i padroni colpevoli non verranno mai puniti.

Luigi di Bergamo

operaicontro.it

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