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VERTENZA GENOVA: C’E’ UNA RAGIONE DI FONDO NELLA SCARSITA’ DI CONSENSO DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

(23 Novembre 2013)

Seguiremo oggi gli sviluppi dell’assemblea dei lavoratori delle aziende partecipate del Comune di Genova in lotta ormai da molti giorni per contrastare il piano di privatizzazioni decise dalla giunta di centrosinistra guidata dal Sindaco Doria, vicino a SeL.
I lavoratori di AMT, AMIU, ASTER hanno l’appoggio di portuali e studenti: le due categorie storicamente decisive nelle grandi battaglie di piazza di cui Genova è stata fieramente orgogliosa nella sua storia.
Non s’intende, in quest’occasione, entrare nel merito di quella che ormai può essere definita “Vertenza – Genova” ma soltanto sottolineare un dato di natura tecnico – politica, riguardante l’evidente forte difficoltà dell’Amministrazione Comunale a raccogliere, in Città, un minimo di consenso: questo al di là di qualche sporadica protesta di natura “qualunquistica” dei “perbenisti” che lamentano disagi e presunte “sottrazioni dei diritti dei cittadini”.
Esiste un motivo di fondo, tra gli altri, al riguardo di tutto ciò che risiede nella forma e nel concreto esito delle elezioni che portarono, nel 2012, Marco Doria a diventare Sindaco della Città di Genova.
In causa c’è il meccanismo dell’elezione di retta e dell’ “uomo solo al comando” che la legge di elezione dei Sindaci volle fin dal 1993 e che qualcuno desidererebbe estendere anche alle elezioni politiche.
Un sistema che mostra ormai la corda, logorato dalla crisi di credibilità della “politica” nel suo insieme e in particolare dei “partiti” nel loro specifico che sta portando, alla fine, proprio nell’occasione delle elezioni dei Sindaci e specialmente nei ballottaggi a un altissimo tasso di astensione.
Ecco: questo è proprio il caso di Genova 2012.
Tralasciamo la vicenda che portò alla candidatura dello stesso Doria attraverso le primarie, svoltesi tra loro dopo che l’Amministrazione uscente aveva subito un durissimo colpo nella fiducia dei cittadini nel frangente dell’alluvione del 2011: sono in corso procedimenti giudiziari al riguardo il cui esito aiuterà a far luce su ciò che accadde il 4 Novembre di quell’anno con l’assegnazione delle relative responsabilità.
Resta la sostanza: alla fine, nell’occasione del ballottaggio, il Sindaco di Genova è stato eletto da una percentuale del 22% delle elettrici e degli elettori aventi diritto,
Un dato che può essere giudicato come un “vulnus” di partenza nella possibilità di un’Amministrazione Comunale impersonificata, alla fine, nell’immaginario collettivo da una sola persona, di poter procedere efficacemente sul piano di decisioni coerenti e sostenute nel vivo della realtà quotidiana da parte dei cittadini.
E’ il caso che i teorici della governabilità, quelli che “alla sera delle elezioni bisogna sapere subito chi ha vinto”, della personalizzazione come fattore trainante della scelta politica comincino a riflettere su queste loro teorie che, messe in pratica, stanno portando acqua al mulino del logoramento nella possibilità collettiva di esprimere delle scelte compiute.
Nascono da questo stato di cose le teorie del “populismo” e della cosiddetta “antipolitica”, che davvero andrebbero analizzate molto meglio di quanto non si stia facendo in maniera rozza e grossolana da parte dei propagandisti della governabilità a senso unico.
La lotta dei lavoratori di AMT, AMIU, ASTER contro le privatizzazioni incontra sicuramente, nel merito, l’appoggio di tanti genovesi anche per ragioni di carattere politico, ma il fattore che impressiona di più è l’isolamento dell’amministrazione comunale, in una città storicamente orientata a sinistra.
Forse una delle ragioni risiede in quel vizio d’origine che si è qui cercato di analizzare e che viene costantemente rifiutato dai cultori di quel “decisionismo” assunto quasi a livello ideologico, che ha rappresentato una delle cause più importanti dello smarrimento della sinistra in questo martoriato Paese.

Franco Astengo

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