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(22 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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Marzotto: dalla constatazione alla azione

ovvero, come impedire che gli stabilimenti di valdagno e maglio vengano chiusi.

(23 Dicembre 2004)

Lettera aperta ai cittadini,
ai sindaci, ai consigli comunali,
all’associazionismo
della vallata dell’Agno

Finalmente possiamo prendere atto che i sindaci, gli altri sindacati si preoccupano del fatto che la Marzotto sta tentando di lasciare Valdagno.
Diciamo finalmente perché c’è il rischio che tutto sia già stato deciso e che ci si stia movendo quando come dice il proverbio i buoi sono scappati dalla stalla: comunque speriamo di no.

Diciamo questo con un po’ di amarezza e delusione.

Amarezza e delusione perché dalla messa in mobilità e relativo licenziamento di alcune centinaia di lavoratori nel 2003 (circa 300 tra Valdagno e Maglio) , dalla cessione del CED , dalla famosa assemblea in Municipio del Giugno 2003 il disegno della Marzotto era chiaro: Valdagno non è più centrale, gli stabilimenti di Valdagno sono un semplice segmento produttivo, il tessile diventa secondario rispetto al comparto moda.

E le cose non si sono fermate Il Gruppo Marzotto ha aumentato del 40 % del fatturato con un utile di 91 milioni di euro e nel frattempo: si è rafforzato all’estero, sta portando a casa la fusione con il Gruppo Verzoletto di Biella proprietario anche della Folco di Alte; a Schio si sta ripristinando una tessitura per l’alta qualità (che ovviamente penalizzerà la tessitura di Valdagno).

Nel 2003 avevamo proposto alle altre organizzazioni sindacali una conferenza pubblica per coinvolgere le istituzioni e i cittadini sul destino dei siti produttivi del gruppo Marzotto, non se ne fece nulla, ci fu risposto che eravamo visionari, i soliti pessimisti, disfattisti: ma purtroppo la realtà è corsa più velocemente di quello che si pensava e siamo arrivati ai fatti di questi giorni. Ma aver avuto ragione non ci consola, noi siamo una piccola forza sindacale e su questo terreno è importante costruire l’unità più larga possibile.

Bene, allora adesso siamo tutti preoccupati.

Ma ci fermiamo ai proclami di stampa oppure costruiamo da subito mobilitazione territoriale che si ponga degli obiettivi precisi?

E’ possibile costruire un comitato di vallata
- per la salvaguardia dei posti di lavoro e dei siti produttivi di Valdagno_ Maglio (senza dimenticare Schio);
- per la salvaguardia della capacità contrattuale dei lavoratori della Marzotto in termini di salario e diritti;
- per iniziative sia popolari che istituzionali che difendano il potere d’acquisto degli stipendi e il reddito di chi è in mobilità o in difficoltà economiche?

Nel dare la nostra disponibilità… Aspettiamo risposta.

Raniero Germano resp CUB e Faccin Daniele RSU tessitura valdagno

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