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La storia del signor El Baradei

(19 Dicembre 2004)

Lo so, lo so bene, che qualcuno dei miei 24 lettori penserà che sono antiamericano. E sbaglierà, perchè dire che sono antiamericano equivale a dedurre che sono antiitaliano per il fatto che non mi piace Silvio Berlusconi.
Ma, detto questo, lasciatemi raccontare la storia del signor El Baradei. Egli è il direttore generale dell'AIEA, Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, una delle agenzie delle Nazioni Unite, con sede a Vienna…

Che cosa fa è presto detto. Tra le altre cose si occupa di vigilare affinchè le armi nucleari non si diffondano troppo sul nostro pianeta.
Il signor El Baradei, per questa ragione, sorveglia gli gli iraniani non fabbrichino la bomba e non entrino nel club riservato composto da Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Israele, India e Pakistan. Otto in tutto, e si spera che non aumentino.

L'Europa - che sta cercando di convincere Teheran, con le buone, a non costruire la bomba - si fida del signor El Baradei. Gli Stati Uniti, che hanno incluso l'Iran nella lista degli "stati canaglia", i cui governi sono da rovesciare, non si fidano di lui. E lo tengono d'occhio (e anche di orecchio). Cioè hanno registrato le sue conversazioni telefoniche, quelle di lavoro e quelle private, quelle dall'ufficio e quelle dagli alberghi, quelle da casa e quelle in viaggio.

Si tratta di un atto più volte illegale, commesso contro un alto dirigente delle Nazioni Unite, nell'esercizio delle sue delicatissime funzioni. Ma, per Washington, tutto questo poco importa. Non solo gli hanno messo le "cimici" per intercettare le sue chiamate, lo hanno intercettato con i satelliti. Specie quando parlava con i diplomatici iraniani, che sono stati quindi spiati a loro volta. E adesso lo hanno rivelato pubblicamente, dando con ciò uno schiaffo in faccia a tutta la comunità internazionale. E ora usano l'illegalità commessa per accusare il signo El Baradei di avere addirittura suggerito a Teheran come aggirare i controlli dell'AIEA.

Viene in mente inevitabilmente, la sorte di Hans Blix, il capo delle ispezioni sulle famose armi di distruzione di massa che sarebbero state in mano di Saddam Hussein. Probabilmente sorvegliavano anche lui, se Hans Blix, una volta lasciato l'incarico, li definì elegantemente come "quei bastardi".

Adesso sappiamo che le armi di distruzione di massa non c'erano, come Blix pensava. Ma torniamo al nostro signor El Baradei. Gli Stati Uniti dicono che non dovrà essere riconfermato al suo posto: "due volte è già abbastanza". E naturalmente tutto questo chiasso attorno al signor El Baradei servirà, al momento opportuno, per impedire che il signor El baradei sia nuovamente nominato nel posto che ora ricopre.

Altrettanto naturalmente noi non vedremo mai le prove delle malefatte del signor El Baradei, perchè esporle sarebbe la prova delle illegalità commesse da chi lo ha sorvegliato. Infatti le accuse sono vaghe e vengono tutte da anonimi funzionari dell'Amministrazione. Anonimi e molto ciarlieri. E, per questo le accuse vengono riprese con entusiasmo dai maggiori giornali statunitensi e, di conseguenza, di tutto il mondo.

Qui, per ora, finisce la storia del signor El Baradei. Ma io, cari miei 24 lettori, sono preoccupato. E non tanto, e non soltanto, perchè il signor El Baradei è stato spiato. Di questo, scusate la preveggenza, non avevo dubbi anche prima. Bensì perchè ormai queste cose sono diventate così normali, così ovvie, che se ne può parlare apertamente.

All'inizio della guerra contro l'Irak venimmo a sapere che americani e inglesi avevano spiato perfino il segretario generale dell'ONU, Kofi Annan. Ma non furono loro a dircelo, bensì una impiegata dei servizi segreti britannici, che trascriveva le conversazioni e che provò un moto d'indignazione, passando la notizia alla stampa.
Sono passati due anni e la pratica è divenuta corrente, pubblica, impudica.

Dallo stato di diritto stiamo passando allo stato di rovescio.

articolo in uscita sul prossimo numero del settimanale russo Kompania

Giulietto Chiesa

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