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IL PD PARTITO DI REGIME?

(3 Dicembre 2013)

Il PD appare ormai percepito nei settori più radicali e avanzati della contestazione sociale presenti nella società italiana come un “Partito di Regime”?
L’interrogativo è legittimo: dopo gli episodi legati alla manifestazione NO-TAV, svoltasi a Roma qualche giorno fa, oggi un gruppo di disoccupati napoletani presenti a Roma per un’iniziativa di protesta ha preso di mira la sede nazionale del Partito Democratico, al Nazareno.
Del resto anche nei giorni caldi dello sciopero dei tranvieri di Genova uno spezzone di corteo si era recato presso la sede del PD per protestare e invitare i dirigenti del partito al confronto.
Si tratta di segnali importanti e significativi non solo al riguardo della presenza di una pluralità d’insorgenze sociali presenti nel Paese che l’arretramento nelle condizioni materiali di vita prodotto dalla ferocia capitalistica nella gestione della crisi sta facendo aumentare di numero ed anche di estensione nella capacità di mobilitazione.
Il punto che appare ancora più importante riguarda l’oggetto di queste contestazioni e cioè il Partito Democratico, ormai considerato – in una misura ancora maggiore del suo alleato di governo, il PDL, tra l’altro recentemente scissosi – come il partito – architrave di questo governo considerato, a ragione, autore di provvedimenti mirati a un ulteriore impoverimento delle grandi masse dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani, delle donne, degli anziani di questo paese.
Un governo, di cui il PD – appunto – appare essere sicuramente l’azionista principale – subalterno ai diktat europei e ligio agli interessi forti del grande padronato, in una situazione dove il territorio frana ogni qual volta piove, i trasporti pubblici forniscono servizi del tutto inadeguati alle esigenze della popolazione, è sparito il welfare, la sanità regionalizzata ha accumulato spaventosi buchi di bilancio tali da paralizzare praticamente il servizio.
Questa valutazioni si traducono per adesso informe di rabbia, scontento, protesta: anche perché manca un’alternativa.
Il buco esistente a sinistra, l’assenza di un adeguato soggetto di opposizione e di alternativa presente a tutti i livelli nelle istituzioni e nella società, rappresenta un elemento di squilibrio dell’intero sistema perché questa assenza impedisce, in pratica, l’espressione organizzata non solo di una protesta immediata ma anche e soprattutto di una prospettiva di cambiamento vero.
Non ho idea se, nel PD, si sia avviata una riflessione su questo tema alla vigilia di primarie che pare confermeranno, nei numeri della partecipazione, sfiducia e disaffezione.
Certo è che il dibattito interno al Partito Democratico appare del tutto concentrato sulle consuete logiche di potere con una dimensione personalistica ormai egemone, a tutti i livelli al centro come in periferia, nella realtà dell’agire politico.
A sinistra non si tratta semplicemente di star fuori da “questo gioco” ma di rendersi conto della necessità di costruire in tempi rapidi una soggettività politica completamente antagonista a quello che si sta profilando davvero come un “regime”.

Franco Astengo

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