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(Iran. Il prossimo obiettivo della guerra imperialista?")

L'Iran apre al Golfo: normalizzare le relazioni

(6 Dicembre 2013)

Teheran si incontra con Oman e Emirati Arabi e guarda all'Arabia Saudita. Gli USA si arrampicano sugli specchi per rassicurare Israele e petromonarchie.

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Il nuovo presidente iraniano Rowhani

dalla redazione

Gerusalemme, 6 dicembre 2013, Nena News - L'accordo con l'Iran scalda gli animi del Golfo e di Israele e Washington corre ai ripari. Ieri il presidente Obama ha difeso il nuovo corso della diplomazia internazionale nei rapporti con Teheran durante un incontro alla Casa Bianca per la festa ebraica dell'Hannukah: "Per la prima volta in un decennio abbiamo fermato il programma nucleare iraniano. Le parti principali del programma sono state bloccate e restano le sanzioni più dure. Questo è buono per il mondo ed è buono per Israele".

Le stesse rassicurazioni a Tel Aviv le ha mosse il segretario di Stato Kerry in meeting con il premier israeliano Netanyahu: le sanzioni restano. Eppure Israele non cede di un passo e chiede di prendere ogni misura possibile per evitare che le punizioni economiche e finanziarie contro Teheran restino in piedi.

Intanto, il capo del Pentagono Hagel era impegnato a rassicurare gli alleati del Golfo: gli Stati Uniti manterranno la loro presenza militare nella regione, ha detto Hagel in Bahrein, dove vedrà i leader dei Paesi del Golfo, da sempre impegnati in un duro braccio di ferro con l'Iran di cui temono la rinascita economica e quindi politica.

"Niente è cambiato nella nostra posizione dopo il recente negoziato e l'accordo ad interim con l'Iran - aveva detto Hagel pochi giorni fa - Abbiamo impegni di lungo termine e alleanze di lungo termine". Insomma, il Golfo non viene abbandonato e nemmeno le sanzioni che da anni strangolano l'economia iraniana. Washington ripeterà il suo mantra al Qatar e all'Arabia Saudita, nei prossimi giorni. Un tour, quello di Hagel, volto a calmare gli animi delle petromonarchie il cui timore principale è una ripresa in grande stile delle esportazioni di petrolio da parte dell'Iran, che sta già rivedendo la sua partecipazione all'OPEC.

Se Teheran tornerà ai livelli produttivi del passato, l'Arabia Saudita - ad oggi il principale produttore di greggio della regione - ne risentirà, insieme ai prezzi al barile che non potranno che calare. Le dure sanzioni economiche imposte all'Iran si sono tradotte in un calo drastico della produzione e delle vendite, a favore di Iraq e Arabia Saudita. Adesso i "negoziatori petroliferi" iraniani intendono ridare all'Iran un posto di rilievo all'interno dell'OPEC e quello che i sei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo cercano è il controllo della nuova influenza che Teheran eserciterebbe una volta riconosciuto come partner credibile. Da parte sua, il presidente iraniano Rowhani intende normalizzare le relazioni con i vecchi nemici: il ministro degli Esteri Zarif è volato in Oman e negli Emirati Arabi per allacciare rapporti diplomatici e commerciali. L'Oman ha svolto negli ultimi mesi il ruolo di intermediario tra Stati Uniti e Iran, permettendo di giungere all'accordo del 24 novembre con il 5+1. E gli Emirati devono tener conto della presenza di oltre 400mila cittadini iraniani nel loro territorio, per lo più uomini di affari che negli anni sono stati in gradi di bypassare le sanzioni internazionali. Il presidente Sheikh Khalifa bin Zayed sarà in Iran a breve, riporta la stampa iraniana, anche per risolvere un lungo contenzioso su tre piccole isole del Golfo.

Il prossimo obiettivo è l'Arabia Saudita dopo l'apertura di Zarif che ha proposto una riconciliazione che conduca ad accordi di natura economica e commerciale.

Nena News

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