il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Comunisti e organizzazione    (Visualizza la Mappa del sito )

Psicocomunista

Psicocomunista

(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

Tutte le vignette di Enzo Apicella

PRIMA PAGINA

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Memoria e progetto)

IN VISTA DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DI ROSS@ DEL 14 DICEMBRE

(11 Dicembre 2013)

Fiducia al governo, Nuova Segreteria PD, Rivolta dei Forconi sanfedisti: necessità e ragioni politiche per una sinistra d’opposizione
Diversi fatti di sicuro rilievo si stanno verificando in queste ore nel panorama del sistema politico italiano.
La rinnovata fiducia al governo Letta sancisce, di fatto, la creazione di una nuova maggioranza, tenuta assieme al di là delle finte tensioni bipolari e dalla competizione personale per il potere, da un’omologazione culturale evidente tra gli esponenti delle forze che questa fiducia hanno votato.
Un’omologazione culturale che porta alla precisa volontà di proseguire nell’imporre il dettato liberista, nella sudditanza all’Europa dei banchieri, nel perseguire l’obiettivo della narcotizzazione del conflitto e della cancellazione della rappresentanza politica, da sostituire con la trimurti governabilità/vocazione maggioritaria/presidenzialismo.
La nuova segreteria del PD incarna un’esigenza diffusa, soprattutto attraverso i mezzi di comunicazione di massa, di un “nuovismo senza principi” che appaga il principio dell’apparire in luogo dell’essere.
Per il resto, dal punto di vista del PD, i contenuti fin qui espressi dalla nuova dirigenza del Partito non si discostano da quelli già elencati a proposito del governo: si è formato un blocco di potere, le cui tensioni interne saranno semplicemente di tipo personalistico.
La rivolta dei Forconi sanfedisti (il “sanfedista” è stato aggiunto dopo aver ascoltato il comizio a Genova del loro leader nazionale che ha finito con: Viva l’Italia, Dio ci benedica e facendosi il segno della croce) trova alimento, come sappiamo, dalle tragiche condizioni di vita di milioni di persone.
In questa situazione è facile trovare spazi d’insorgenza sociale confusa, facilmente strumentalizzabile
Spazi d’insorgenza sociale all’interno dei quali la destra sta cercando ampliare il proprio bacino d’ascolto e di consenso, anche sull’esempio greco fornito da Alba Dorata che, nel pieno dell’esplosione della crisi, aveva ben saputo toccare le corde giuste della “pancia” di una popolazione inerme, indifesa, impoverita fino allo stremo.
Appare evidente che, in queste condizioni, si aprono veri e propri varchi di iniziativa e di aggregazione a sinistra risultando assolutamente non presidiate alcune opzioni di fondo che pure hanno non solo diritto di cittadinanza nella società e nella politica, ma che esprimono idee che albergano nella mente di tantissimi militanti , lasciati nel frattempo del tutto in balia, anche e soprattutto dal punto di vista culturale, dell’aggressività dell’avversario.
Il PRC, ad esempio soggetto tra gli artefici di questo abbandono, appare tutto impegnato in un dibattito attorno ai nodi di un politicismo di basso profilo e non svolge assolutamente alcun compito nella direzione di una nuova capacità di acculturazione ed integrazione di massa.
Così come il combinato disposto governo Letta/segreteria Renzi ci dice che non resusciterà più il centro – sinistra: la nuova legge elettorale, con ogni probabilità, renderà il centro del tutto autosufficiente.
E’ possibile, dunque, che a sinistra si aprano spazi ma non certo come pensano a SeL per una sinistra di governo.
Serve subito, deve essere costruita immediatamente, invece, una sinistra d’opposizione che si ponga controcorrente al riguardo dei temi internazionali, economico – sociali, istituzionali, della struttura politica: questo soggetto non c’è e non vale la pena, per costruirlo, rivolgersi a un passato che ha segnato il tramonto definitivo dell’intreccio movimentismo/governismo e ha già ampiamente definito l’insufficienza del solo movimentismo.
Ci sono quattro punti sui quali aprire la riflessione:
1) La disperazione reale, a livello di grandi masse, per l’inasprimento nelle condizioni materiali di vita;
2) La necessità di volgere istanze, pur plausibili, di “disobbedienza civile” in iniziative capaci di promuovere lotte di lunga durata e di proposta alternativa compiendo una grande operazione culturale posta sul terreno del recupero della “riconoscibilità di classe”;
3) Frapporsi, cercando aggregazione e consenso su opzioni chiare e definite, al rischio esistente di torbide strumentalizzazioni;
4) Uscire dal tunnel dell’impotenza politica che sta caratterizzando ormai da diversi anni la realtà della sinistra italiana.
La costruzione di Ross@ può rappresentare un punto di partenza positivo se si riesce a progettare una nuova soggettività politica adeguatamente strutturata, cercando di cogliere alcuni elementi di fondo della situazione in atto:
a) Stiamo combattendo una guerra di posizione;
b) Esiste un rischio reale di scivolamento a destra;
c) Dobbiamo recuperare il concetto che è la “questione politica” quella che comprende le altre, inclusa quella economico – sociale. Errori di economicismo, così come quelli di movimentismo sarebbero imperdonabili a questo punto, perché siamo di fronte ad una debolezza strutturale del cosiddetto “capitale sociale”. Dobbiamo recuperare per intero la grande forza della strutturazione politica;
d) Su questi punti appena sopraesposti dobbiamo basare la nostra proposta di soggettività politica, ponendola sul terreno dell’agire concreto in forma completamente alternativa all’agire politico corrente. Alla personalizzazione va contrapposto il collettivo; al presidenzialismo la centralità del Parlamento; alla governabilità l’idea della rappresentanza politica; ai partiti elettorali – personali o fondati sull’individualismo competitivo delle primarie, l’idea di un’organizzazione radicata sul territorio, espressione dei luoghi di lavoro, provvista di meccanismi di democrazia interna capaci di promuovere una vera classe dirigente e non un “uomo solo al comando”.
Tutto questo per punti, nella convinzione che al punto in cui siamo ci si possa comprendere al meglio soprattutto rispetto all’urgenza e alla difficoltà della fase.

Franco Astengo

6176