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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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SOGGETTIVITA’ DELLA SINISTRA ITALIANA: DEBOLEZZA DELLA PROPOSTA POLITICA E PROSPETTIVA RIVOLUZIONARIA

(17 Dicembre 2013)

Potrà sembrare paradossale ma proprio adesso, nel punto più basso nella storia della sinistra italiana, c’è chi ha ricominciato a discutere di rivoluzione.
E’ capitato, incidentalmente, nel corso dell’Assemblea nazionale di Ross@, laddove alcuni interventi hanno indicato proprio nella “rivoluzione” l’obiettivo di fondo che dovrebbe essere chiamato a perseguire un soggetto anticapitalistico, comunista, d’alternativa.
E’ stato anche lamentato come il termine “rivoluzione” oggi appaia particolarmente inflazionato e usato per indicare pratiche, scopi, obiettivi gattopardeschi e conservatori.
Valutando come non casuale il ripresentarsi del termine “rivoluzione” in un’assemblea di militanti della sinistra italiana, potrebbe essere davvero il caso di aprire una discussione di fondo.
In questo caso, però, ci si limiterà a tracciare uno schema, a indicare alcuni possibili approcci al tema: non di più, apparendo ancora acerbi determinati sviluppi di pensiero attorno ai quali, sicuramente, appare necessario un severo impegno di studio.
Preliminarmente è il caso, però, di indicare il principale termine di debolezza che la proposta politica della sinistra italiana presenta in questa fase: una debolezza che pare non consentire, almeno a tempi brevi, l’ipotesi di costruzione di un soggetto politico adeguato alla realtà dello scontro in atto nella fase.
Prendo ad esempio Ross@ perché pare proprio, in questo momento, la sede del confronto più avanzato tra i molti soggetti presenti nell’arena politica, alcuni dei quali tra l’altro paiono proprio aver smarrito la capacità e la forza di progettare un minimo di futuro e appaiono del tutto aggrovigliati all’interno delle miserie del quadro politico esistente e in una lotta senza senso fra presunti gruppi dirigenti.
Ebbene Ross@ nel proporsi come sede di confronto ed anche di militanza, pur nelle vesti limitate di una semplice Associazione Politica, pone la propria identità costitutiva tutta dentro alla prassi dell’agire corrente indicandola nella “rottura dell’Unione Europea”.
Un’identità, tra l’altro, difficile da praticare perché presta facilmente il fianco a strumentalizzazioni e giudizi di ambiguità che non potranno essere respinti soltanto attraverso l’espressione di una “nettezza” d’analisi, che pure è presente, ma anche attraverso una proposizione precisa di prospettiva politica che potrà ritrovarsi adeguatamente formulata soltanto – appunto – nella dimensione europea.
Non era questo, però, il punto che s’intendeva sollevare nell’occasione: invece il riferimento come indicato prima era rivolto alla ripresa di un discorso sul tema della rivoluzione e, di conseguenza, delle prospettive e caratteristiche di una fase di transizione.
Ecco: se davvero si vuole formare il “soggetto politico della sinistra anticapitalista e comunista in Italia” deve essere proprio il tema della rivoluzione quello costitutivo. L’elemento teorico di fondo a cui riferirsi, cui intrecciare la prassi anche al più alto livello.
Altrimenti sulla sola “prassi” sarà difficile edificare alcunché che non risulti instabile e provvisorio.
“Il soggetto politico della sinistra anticapitalista e comunista in Italia”: sotto quest’aspetto viene avanzata dai più l’obiezione che, nel costruire un soggetto in questa fase, il rischio è quello di rimanere semplicemente aggiuntivi dell’esistente.
A parte che non si capisce bene quest’obiezione quando proviene da compagne e compagni ancora presenti in soggettività del tutto residuali che in vent’anni di vita politica, tra un’elezione e l’altra, non hanno saputo compiere un solo passo sul terreno teorico: e, ancor peggio, è quando l’obiezione proviene da compagne e compagni che questa storia l’hanno attraversata, si sono piegati a tutte le storture politiciste al punto, adesso, di rifiutare qualsivoglia idea di strutturazione politica diversa, il tema è ben altro di quello rappresentato da una presunta “soggettività aggiuntiva”.
Il tema, infatti, è quello del soggetto rappresentativo della sinistra comunista e anticapitalista che, in Italia non esiste e che deve avere come elemento fondativo sul piano teorico e della prospettiva l’idea della rivoluzione.
Senza ragionare in questi termini sarà difficile che qualsiasi offerta politica, pur presentandosi nel vuoto di una dinamica negativa che ormai si trascina da anni, possa decollare.
Certo: accanto all’idea fondativa è necessario legare la prassi dell’analisi politica e sociale e della proposta di lotta e d’iniziativa.
Partire però dalla prassi, com’è nel caso – appunto – della proposta di rottura dell’Unione Europea significa collocarsi già al di sotto dell’esigenza storica.
Quale idea di rivoluzione, allora?
Questo è il discorso da sviluppare e sarà sulla base della capacità di portarlo avanti nel misurarsi con le contraddizioni dell’oggi che potremmo valutare forza e qualità del soggetto politico in costruzione.
Per adesso una sola, limitata, indicazione di fondo: l’orizzonte non potrà che essere quello di una “rivoluzione intellettuale e morale”.
E’ necessario riprendere analisi che non possono essere considerate perdute o ormai inutilizzabili.
La politica non può essere ridotta a mera evoluzione dell’individuo, calcolo utilitaristico del rapporto mezzo/fine, razionalità strumentale.
La politica non può essere mero “ambito del contratto” ma neppure sfera etica ideale ed eterna separata dai conflitti di struttura.
Alla luce della prima tesi marxiana, la politica deve essere un’attività critico – pratica, cioè elaborazione di una concezione del mondo con una morale conforme, capace di cementare un blocco storico e suscitare una volontà collettiva, atta a promuovere un nuovo ordine economico, politico, morale e culturale.
Nasce così il concetto di “rivoluzione intellettuale e morale”: la sola rivoluzione che possa arrivare al cuore della trasformazione più radicale sul terreno, insieme, dei rapporti economici, politici e sociali.
Vale la pena, ancora una volta, richiamare Gramsci laddove vi si legge come accanto all’accezione tradizionalmente negativa dell’ideologia, quale deformazione o mistificazione dei rapporti strutturali, si sviluppa il significato positivo dell’ideologia quale elaborazione di una concezione del mondo originale delle classi dominate che segni il passaggio di un pensiero disgregato, occasionale, contraddittorio e subalterno alle idee della classe dominante, in un pensiero coerente, capace di unificare la società e produrre iniziativa storica.
Al di là di Ross@ chi intende costruire il soggetto politico della sinistra anticapitalista e comunista in Italia ha l’obbligo di collocarsi al livello appena indicato, tentando di essere capace di ampliare l’universo della cittadinanza, di oltrepassare l’orizzonte dello “Stato – Nazione” , offrire la possibilità di giungere ad un nuovo cosmopolitismo, rilanciando l’idea del partito politico come intellettuale collettivo che ha il compito di misurarsi con questo livello di elaborazione dei saperi.
Una rivoluzione “intellettuale e morale” il cui disegno teorico non deve essere rappresentato dai valori separati dai fatti, il “dover essere” distaccato dalla storia: una “rivoluzione intellettuale e morale” viva nella prassi umana, attraverso la quale assumere l’obiettivo di formare una nuova res publica e, forse, riuscire a far volare il sarto di Ulm.

16/12/2013

Franco Astengo

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