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Gugliotta

Si apre una finestra sui metodi della polizia italiana

(14 Maggio 2010) Enzo Apicella
I TG trasmettono l'intervista a Stefano Gugliotta, che porta i segni del pestaggio immotivato da parte della polizia

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FIRENZE: QUANDO LA POLIZIA NON SI TOGLIE IL CASCO

(22 Dicembre 2013)

Non si sono tolti il casco i poliziotti in servizio nel centro di Firenze oggi pomeriggio, 21 Dicembre, di fronte a chi ha contestato l’esibizione del lusso nelle vie dello shopping delle grandi boutique, dei gioiellieri, dell’ostentazione delle diseguaglianze sempre più profonde che attraversano la nostra società.
Non si sono tolti il casco ed hanno caricato pesantemente i cittadini che si erano raccolti a presidio nei pressi del centro cittadino con lo scopo non solo di protestare contro la beffa e l’insulto, ma per dimostrare come ancora esista una volontà di reazione, di non rassegnarsi all’immane massacro sociale in atto.
Intanto siamo raggiunti, ancora una volta, da notizie di suicidi per disperazione (ha tentato di darsi fuoco un ragazzo a Potenza) e dalla situazione, sempre più drammatica, nei centri di raccolta (verrebbe da scrivere “lager”) per gli immigrati.
“E’ la crisi” ci si risponde quando si tenta di porre alcuni interrogativi al riguardo della drammaticità dello stato di cose presenti.
Non è la crisi, rispondiamo: è il capitalismo, è la faccia più feroce della sua gestione quella che punta all’impoverimento di massa, al fiaccare qualsiasi resistenza, a disporre di nuovo pienamente non solo del lavoro ma della vita di milioni di persone, ben oltre naturalmente il nostro Paese.
La contestazione di Firenze era un atto di rivolta “vero” verso il quale non deve esistere alcun riguardo, perché puntava diritto a rivolgersi verso le “nicchie” della ricchezza sempre più ricchezza in un Paese dove la crescita nel divario di reddito e di posizione sociale sta assumendo ritmi vertiginosi.
Occorre contrastare questa deriva, prima di tutto non perdendo ciascheduno la propria dignità, ritrovando la strada del collettivo, individuando con esattezza i termini di questo feroce scontro di classe agito con piena consapevolezza da chi detiene il potere.
Sarebbe necessario ritornare a far parlare la politica, quella che deve tornare a essere capace di partire dalle condizioni materiali di vita della gente e non certa quella, presunta, che abbiamo ascoltato a Montecitorio nelle dichiarazioni di voto sulla cosiddetta “legge di stabilità”.
E’ proprio il caso di pensarci a questo vuoto di politica che si situa proprio dalla “nostra parte”, mentre dall’altra parte si esercita a piene mani un’ideologia feroce trasformata davvero in falsa coscienza.
Intanto, però, è il caso di scriverlo oggi come non mai: “Ribellarsi è giusto”.

21/12/2013

Redazione "perchè la Sinistra"

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