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Inchiesta a Napoli sugli affari di "Lady Confindustria"

.Un interessante articolo del mensile "la Voce della Campania" numero di Gennaio 2005

(15 Gennaio 2005)

Marilù Faraone Mennella: Come un'impresa carica di debiti può sfuggire al fallimento e battere una strada lastricata di appalti d'oro

(Nino Stella) – Nel numero di gennaio 2005 del mensile “La Voce della Campania” è stata pubblicata una vera e propria inchiesta sulle manovre affaristiche e hobbistiche di Marilù Faraone Mennella, lady Confindustria, per la gestione della privatizzazione dell’acqua. Una privatizzazione che viene praticata a colpi di licenziamenti e cassa integrazione incontrando una forte e combattiva resistenza e antagonismo operaio. Pubblichiamo una sintesi dell’inchiesta: “Dicembre di fuoco per l’Icar, la storica corazzata del mattone della famiglia Cabib passata un paio d’anni fa sotto il controllo dell’ex lady confindustria Marilù Faraone Mennella compagna di Antonio D’Amato che da pochi mesi ha passato il timone di comando dei “padroni” nelle mani di Luca Cordero di Montezemolo(oggi addirittura sondaggiato per una pole position ulivista in caso di defezione prodiana). 13 Dicembre 2004. La Fillea Cgil mette in mora per violazione delle norme contrattuali e degli accordi sottoscritti davanti al Ministero del lavoro. Ecco cosa viene scritto nella dura missiva: . . Meno di un mese prima, il 24 novembre, al comando delle Fiamme Gialle di Napoli era stato presentato un esposto contro la stessa Icar firmato da Ciro Crescentini, della segreteria Fillea, in cui vengono dettagliate le della stessa impresa nei confronti di tredici dipendenti. . Cosa scriveva Arezzi, commercialista, nella lettera inviata due anni e mezzo fa al presidente del cda Luciano Campobasso, per comunicare ? “Non ritengo giustificati – sottolinea Arezzi – i metodi di valutazione, in sede di progetto di bilancio, dei lavori pluriennali, né mi sento di avallare l’aspetto patrimoniale, così come è stato presentato, alla luce di quanto discusso in merito alla possibilità di intervento finanziario atto a ripristinare la notevolissima esposizione debitoria. La verità – prosegue il durissimo j’accuse del commercialista – è che al momento non emerge nessuna precisa volontà da parte dei soci di regolarizzare una situazione difficile come quella in corso. Ancora, mi risulta difficile comprendere l’eventuale futuro scorporo di alcuni rami aziendali. Non credo proprio sia il momento più adatto. Personalmente avrei visto con favore un intervento societario forte volte alla immediata eliminazione di tutti i debiti tributari e previdenziali, con un concreto impegno documentato nei confronti di tutti i fornitori. Ma se così non è( e non lo è) – conclude – la strada intrapresa per approvare questo bilancio non sembra(a me personalmente) la più corretta e la più idonea finalizzata a risolvere i problemi societari. La ritengo piuttosto una pericolosa situazione di stallo alla quale non mi associo assolutamente. Non sarò io a dovere decidere il futuro di questa società, ma non potrà essere neppure io a condividerne l’attuale gestione”. Una gestione disinvolta, a quanto pare. Tutta tesa, comunque, a coprire le macroscopiche falle per tuffarsi – è il caso di dirlo – nel business del futuro: l’acqua, l’oro blu del ventunesimo secolo. Ecco quindi per incanto, la ex grande armata del mattone trasformarsi in una “multiservice” per i maxi appalti: da quello dell’acqua, appunto, a quello dell’ambiente in senso più ampio, a quello “tradizionale” delle costruzioni, fino alla sanità, soprattutto sul versante delle nuove frontiere informatiche. Insomma, dobloni a palate per lady Marilù & C.”
Questa è solo una sintesi dell’inchiesta pubblicata dalla “Voce della Campania” nel numero di Gennaio da qualche giorno in edicola. L’intelligente lavoro giornalistico del giornalista Andrea Cinquegrana. Un’inchiesta che nessun giornale “democratico” e di “sinistra” a osato fare.

Nino Stella

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