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L'ONU e i signori della pace

pubblicato dalla Colibrì e curato dalla Giovane Talpa

(3 Novembre 2004)

Cari compagni,

vi scriviamo per informarvi della recente uscita di un opuscolo dal titolo "L'ONU e i signori della pace" pubblicato dalla Colibrì e curato dalla Giovane Talpa.

Esso raccoglie gli atti di un convegno che come Red Link abbiamo tenuto a fine giugno a Napoli su questo argomento. Anche se si è trattato di un dibattito a più voci, per quanto ci riguarda esso ha rappresentato un tentativo di fare chiarezza sulle origini, la natura ed il concreto operare di tale organismo internazionale su cui esiste una sorta di mitologia diffusa a piene mani fin dentro le file del movimento.

Il nostro obiettivo, tutto legato all'attualità politica, è di smontare con dati di fatto le argomentazioni di chi sostiene l'utilizzo di tale strumento, sia pur riformato, per contrastare l'"illegalità internazionale" targata Usa.

Tra i vari interventi ve ne è anche uno dedicato in particolare al ruolo svolto dall'Onu relativamente alla vicenda palestinese.

Pensavamo di promuovere delle presentazioni nelle varie città italiane per far conoscere l’opuscolo e farne argomento di discussione tra le aree militanti del movimento.

Eventualmente foste interessati vi possiamo spedire via mail la relazione introduttiva, che è la parte più corposa dell'opuscolo, in modo che possiate valutare l'utilità di una simile scadenza.

Intanto ci permettiamo di incollarvi più sotto le note di presentazione all’opuscolo per darvi un’idea del taglio del libro.

Calorosi saluti dai compagni di Red Link


L'ONU e i signori della pace - Introduzione:

I materiali che presentiamo, per i tipi de la Colibrì, sono, in gran parte, le relazioni e gli interventi svolti il 26 giugno 2004, a Napoli, nell’ambito dell’Incontro-Seminariale sull’ONU, promosso dai compagni del collettivo Red Link.

La discussione che ha registrato la presenza di numerosi compagni, provenienti da varie città d’Italia, (redattori di riviste, iscritti a vari sindacati di base, attivisti no global…) pur configurandosi, necessariamente, con modalità ibride, è riuscita ad inquadrare i principali aspetti – teorici e politici – della questione all’ordine del giorno.

E’ noto che come compagni di Red Link ci siamo caratterizzati, nelle battaglie di questi ultimi mesi, per una opposizione forte e radicale a qualsiasi presunta soluzione del caso-irakeno targata ONU.

Lo slogan Ritiro delle Truppe dall’Irak senza se… e senza ONU, oltre ad essere stato assunto ed agitato da settori politici, sindacali e sociali diversi da noi, ha simboleggiato – crediamo efficacemente – la ferma richiesta del ritiro delle truppe d’aggressione e d’occupazione occidentali senza alcun subdolo e surrettizio “MA” in modo da rigettare qualsiasi, pernicioso, tentativo di condizionare e depotenziare questa parola d’ordine e l’intera portata del movimento no war, subordinandolo magari alle esigenze politiche e diplomatiche di qualche potenza europea miranti a rientrare dalla porta principale nello scacchiere irakeno.

Del resto il voto sull’Irak del Consiglio di Sicurezza, il Vertice del G/8 in Georgia negli USA, il summit della NATO in Turchia, la farsa del “passaggio di poteri” a Baghdad, l’imposizione del governo fantoccio di Allawi, e – soprattutto - le posizioni politiche espresse dai settori più moderati ed istituzionali del movimento ci confermano la validità di una battaglia, a tutto campo, ancora da dispiegare interamente, nel ed oltre il movimento, tesa alla totale delegittimazione dell’ONU.

Questa linea di condotta, però, non ha impedito – sia nel corso dell’articolata discussione dell’incontro napoletano e sia nella continua iniziativa da noi svolta nel movimento– una nostra seria e serena interlocuzione con quanti, a vario titolo e con livelli di accentuazione diversi, ritengono di poter riformare/rifondare lo strumento ONU e che alludono o a nuovi terreni d’intervento per contrastare l’egemonismo unipolarista degli USA o, addirittura, ad un diverso consesso dove far valere e pesare gli obiettivi e le aspirazioni del movimento sociale a scala globale.

Si comprenderà, quindi, anche dalla lettura degli scritti che pubblichiamo, come tale polemica è tutt’altro che dettata da una sterile ed impotente discussione filologica e/o astratta ma rappresenta un tentativo, per quanto parziale ed ancora da rimpolpare, di aggredire, alla radice, l’impostazione borghese di tali posizioni verso la ridefinizione di un punto di vista antagonista e di parte comunista utile all’avanzamento del generale movimento di lotta alla guerra ed alle conseguenze antisociali della globalizzazione.

Siamo partiti apparentemente da lontano: dalla genesi stessa dell’Onu, su cui esiste una mitologia diffusa a piene mani dalla storiografia e dalla letteratura “ufficiale” che però è riuscita a diffondere tali luoghi comuni -circa le fonti e le ispirazioni che stanno alla base di tale organismo-, assolutamente infondati come cerchiamo di dimostrare, persino tra tanti generosi e radicali oppositori alla guerra.

Abbiamo poi cercato di ricostruire cosa materialmente è stato e come ha agito l’Onu dalla sua nascita ad oggi e non per cause contingenti ma in ragione dei suoi atti costitutivi e delle finalità cui lo deputavano i suoi padri fondatori. Un ruolo diverso dell’Onu o una sua fantasticata riforma li riteniamo impossibili non partendo da nostre fisse ideologiche ma sulla base delle stesse caratteristiche genetiche di tale organismo che nasce per mano dei potenti e per tutelare i loro interessi contro gli oppressi, mascherandoli dietro l’immagine di un governo mondiale teso a tutelare la pace nel mondo.

Quando l’Onu ha agito per tutelare una pace gerarchica su cui si è fondato l’ordine mondiale uscito dal secondo conflitto, quando in nome della tutela di quella pace si è prestato ad essere foglia di fico degli eserciti delle potenze occidentali aggressori di interi popoli, ciò non è dipeso da una aberrazione o da un travisamento dei suoi nobili fini, ma rispondeva esattamente alle finalità per cui era stato creato.

Ci sembra che tale ricostruzione sia propedeutica a qualsiasi seria discussione sulla possibilità di un ricorso all’Onu da parte di chi intende opporsi al nuovo ordine mondiale che le grandi potenze mondiali cercano di ridisegnare per rafforzare il proprio dominio nei confronti del resto del mondo e contemporaneamente per trovare nuovi equilibri nella spartizione del comune bottino.

Insomma per quanto ci riguarda, invocare l’autorità di questo Onu, sia pure previa sua riforma e rigenerazione, contro la guerra infinita e contro la crescente rapina prodotti dalla mondializzazione capitalistica, non è solo un obiettivo fuorviante ed improduttivo ma, cosa ancora più grave, rischia diventare, nonostante le eventuali ottime intenzioni di chi se ne fa sostenitore, una strada che porta a dare nuova legittimità proprio a quell’ordine mondiale e alle sue conseguenze che si intende combattere.

Contrastare quella che consideriamo una pia illusione se perseguita in buona fede, ma che alcune forze della sinistra istituzionale agitano contro l’autonomia del movimento e per una sua subordinazione agli interessi delle proprie classi dirigenti, riteniamo sia oggi – autunno 2004 – ancora più indispensabile ed urgente.

Il parossistico montare dell’asfissiante campagna antiterroristica, tesa alla condanna ed alla persecuzione di qualsiasi espressione e/o forma di resistenza alla criminale azione dei fautori della dottrina imperialistica della guerra preventiva permanente, sta, pesantemente, tentando di affossare l’autonomia politica e la capacità di lotta espansiva del movimento. In Italia come altrove ombre nere si addensano sul movimento per costringerlo ad abdicare dalle sue ragioni sull’altare dell’Union Sacrè e del rispetto coatto delle compatibilità dei vari poteri forti del capitale.

La discussione che abbiamo promosso, la continua tensione verso la ricerca e l’approfondimento di tutti i temi inerenti la quotidiana battaglia politica - di cui ci sentiamo interamente parte - costituiscono un nostro profilo distintivo che intendiamo valorizzare e confrontare con quanti sono interessati allo sviluppo della discussione ed alla ripresa del generale movimento di opposizione al capitalismo e di quello comunista in particolare.

Ci auguriamo che le riflessioni qui proposte possano rappresentare un utile stimolo per tanti attivisti e possano concorrere a spostare più avanti i termini del confronto e della discussione. Auspichiamo, quindi, altri contributi, individuali e/o collettivi, per collaborare, tutt’insieme, all’allestimento di quella cassetta degli attrezzi indispensabile corredo per rafforzare la nostra, irriducibile, critica allo stato di cose presenti che ci consenta di contribuire a rafforzare l’autonomia, la radicalità e la forza del movimento.

Le/i compagni/e di RED LINK

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