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Omaggio a Juan Gelman

(16 Gennaio 2014)

omaggioajuan

Spesso, su questo sito, avete letto gli articoli di Juan Gelman tratti dal quotidiano argentino Pagina 12. L’ultimo lo pubblichiamo oggi. Non li leggeremo più.

Il grande poeta, scrittore e giornalista argentino, uno dei giganti della letteratura sudamericana, è morto martedì 14 gennaio nella sua casa di Ciudad de Mexico a 84 anni.

Se n’è andato non solo il poeta, ma il militante politico comunista che ha lottato tutta una vita per un mondo migliore. E che ha pagato: il 24 agosto 1976 suo figlio Marcelo fu sequestrato a Buenos Aires con la sua compagna Maria Claudia Garcìa Irureta. Maria Claudia era incinta di 7 mesi. La coppia fu portata nel centro clandestina di detenzione della dittatura “Automotores Orletti” (ricordate il film “Garage Olimpo”?...) e sparì, come migliaia e migliaia di altri argentini. La loro figlia Macarena fu lasciata in una cesta sulla porta di casa di un ex poliziotto. Suo nonno Juan l’avrebbe ritrovata solo nel 2000.

Juan Gelman ha vissuto in esilio – a Roma, Madrid, Managua, Parigi, New York e in Messico - per la sua attività politica - e poetica - dal 1975 al 1988.

Crediamo che il modo migliore di ricordarlo sia attraverso le parole di H.I.J.O.S. - un’organizzazione argentina fondata nel 1994 che si occupa di ritrovare i tanti bambini figli di desaparecidos e di metterli in contatto con la loro vera famiglia:

“ E’ stata, questa storia, è questa storia, quella che ha spezzato i nomi familiari e ci ha fatto dire mamma ad una nonna o papà ad un nonno. E’ stata questa storia, è questa storia quella che di fa di nuovo pensare che cos’è un “eroe”, che cos’è un mito: lontano dai miti e dagli “eroi” intoccabili, stanno uomini e donne, compagni e compagne, che si possono abbracciare.

Qui sta Juan, in qualche riunione con Rodolfo, Paco (1) e tanti altri compagni. Là va Juan, a raccontare ai 30.000 che ha potuto incontrare sua nipote Macarena. Là sta Juan, a raccontare ai suoi figli Marcelo e Nora, e a sua nuora Maria Claudia, com’è Macarena, com’è quella vita che non hanno potuto uccidere. Se ne va Juan, a quel tempo dai passi eterni, a raccontare ai nostri padri e alle nostre madri che tutti loro continuano a vivere nelle nostre lotte”.

Là sta il compagno, il nostro padrino, il nostro poeta, a continuare a parlare il mondo, guardando con occhi di dolore e di speranza . Là se ne va Juan Gelman: al luogo più giusto dove può andare un uomo come lui. Come ogni compagno, come ogni uomo impegnato e solidale, va per restare per sempre in questa terra che non trema per la paura del popolo, ma per il timore dei venditori della patria davanti a tanti figli della rivoluzione.

Juan venne con Leòn Gieco al primo incontro nazionale di H.I.J.O.S.: lì diventarono i nostri padrini. Dovunque vada, si porterà la condanna sociale per tutti gli assassini del nostro popolo. Potrà dire a Rodolfo che abbiamo buttato Videla, Astiz (2) e più di 500 genocidi nella spazzatura della storia. Là va Juan, a dire a tutti loro che non ci fu impunità che ci sconfiggesse e che per i massacratori della nostra Patria non esiste neppure il debole perdono di Dio.

Ora a noi resta l’orgoglioso dovere di dire che lo terremo nella memoria della storia, nel racconto che farà sì che nessuno smetta di sapere chi era Juan, nonostante il passare degli anni. Prendiamo in mano la sua memoria: diremo a tutti che Juan è stato un poeta del tempo, un compagno della tenerezza, un amico rispettoso dei ricordi dei suoi amici. Con umiltà e semplicità, le caratteristiche più importanti di un compagno, aprì le sue porte per cercare la verità collettiva, diede i suoi figli perché Walsh salutasse Urondo. Là va: si porta nelle tasche i nostri abbracci per i 30.000.

Hasta siempre, compagno, grazie per l’amore”.


(1) Rodolfo Walsh, giornalista e scrittore argentino, fondatore di Prensa Latina, ucciso dalla dittatura; il suo corpo non è mai stato ritrovato. Francisco “Paco” Urondo, scrittore e militante del movimento dei Montoneros.

2) Jorge Videla, dittatore argentino, capeggiò il colpo di stato del 24 marzo 1976; Alfredo Astiz, collaboratore di Videla.

Daniela Trollio, Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” (Sesto S. Giovanni)

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