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Eric Hobsbawm

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21 GENNAIO: 90 ANNI FA MORIVA LENIN

(21 Gennaio 2014)

Dal n. 13 di "Alternativa di Classe"

21gennaio

Vladimir Il'ich Ul'janov nacque a Simbirsk, città bagnata dal Volga, il 22 Aprile 1870 da un'agiata famiglia della borghesia russa, contagiata da idee progressiste (il fratello fu condannato a morte a 21 anni per partecipazione all'uccisione dello zar Alessandro II°). Intelligente, studioso, bravo a scuola, si laureò in giurisprudenza a 21 anni di età, mentre, politicamente, aveva frequentato i populisti e letto qualche classico di Karl Marx. Nel 1893 si trasferì a San Pietroburgo dove, fra l'altro, portò avanti una polemica con i populisti da posizioni marxiste, da socialdemocratico (i marxisti dell'epoca), divenendo una figura di primo piano. Due anni dopo conobbe di persona i principali riferimenti marxisti dell'epoca in varie capitali europee.
Nel 1896 fu condannato a tre anni di deportazione in Siberia per gli scioperi operai organizzati per la riduzione dell'orario di lavoro. Scontata la pena, si autoesiliò a Monaco, in Germania, dove fondò il periodico “Iskra (La scintilla)”, diffuso clandestinamente in Russia. Nel 1902 uscì il suo libro “Che fare”, che stigmatizzava l'insufficienza della sola lotta sindacale e poneva la necessità di una lotta politica ad essa connessa, che individuasse i legami fra l'aspetto economico, quello istituzionale, e la realtà sociale: diversi aspetti di un'unica realtà di sfruttamento del lavoro operaio, come già individuato da Marx. Per Lenin (pseudonimo utilizzato dal 1901 sulla rivista “Zarja (L'alba)”), l'avanguardia rivoluzionaria, portatrice di coscienza di classe, è il “partito”, mediazione fra teoria e movimento, in modo dialettico.
Il Congresso del Partito socialdemocratico russo, tenutosi a Bruxelles e Londra nel Luglio 1903, vide la divergenza tra chi sosteneva che la forma-partito dovesse essere un'organizzazione per la lotta rivoluzionaria, e chi lo riteneva un organismo di massa. Pur avendo la maggioranza quest'ultima fazione al Congresso (28 voti contro 23), nel Comitato centrale furono eletti più membri sulla prima posizione, fra cui Lenin; da qui la definizione di “bolscevichi” per questi e di “menscevichi” per gli altri. Seguirono momenti in cui furono, invece, i menscevichi a prevalere, mentre Lenin affinava sul piano teorico i termini della distinzione fra “avanguardie” e “masse”, accusando, fra l'altro, di spontaneismo i menscevichi. Anche molti bolscevichi si spostarono poi sulle posizioni opposte a quelle di Lenin, ed il forte dissenso diventava, così, divergenza politica. Nel Gennaio 1905 Lenin, abbandonata ogni carica nel Partito, fondò il nuovo settimanale bolscevico “Vpered (Avanti)”.
Il successivo fallimento della Rivoluzione borghese (non senza una componente proletaria, mobilitatasi spesso energicamente, e su obiettivi rivendicativi avanzati), repressa duramente dallo zarismo, che ugualmente, però, concesse dopo una Costituzione, fornì materia di accesa discussione fra le posizioni mensceviche e quelle bolsceviche, per le quali il proletariato avrebbe dovuto condurre una doppia rivoluzione, borghese prima e proletaria poi. Allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, Lenin sviluppò corrette posizioni sulla guerra, individuandone con chiarezza la natura imperialista, mentre in Francia e Germania i partiti socialisti votavano i crediti di guerra, sancendo la fine della Seconda Internazionale.
Il 7 Aprile 1917, durante la rivoluzione, iniziata in Febbraio, in piena guerra imperialista, Lenin pubblicò 10 (dieci) Tesi (poi chiamate “Le Tesi di Aprile”), che proponevano un articolato programma ai bolscevichi, che stavano costituendo il proprio partito, di spostamento dell'intero potere politico verso i soviet, costruiti dopo il 1905. Tale proposta fu prima respinta e poi abbracciata dal Comitato centrale bolscevico, così come quella, decisiva, reiterata in Ottobre, di preparare ed avviare l'insurrezione armata, che poi risultò vittoriosa con la famosa “presa del Palazzo d'Inverno”. Il 26 Ottobre '17 il Congresso panrusso dei Soviet dichiarò decaduto il Governo di Kerenskij, finita la guerra e confiscate le terre agli agrari ed alla Chiesa, cui non spettavano indennizzi. Lì ebbe inizio la guerra civile, che sfociò nelle elezioni di una nuova Assemblea costituente, dove prevalsero i Socialisti Rivoluzionari, mentre la rivoluzione continuava con l'espropriazione delle grandi abitazioni e la nazionalizzazione delle banche.
Sotto la spinta del Partito bolscevico, l'8 Gennaio '18 il Congresso panrusso dei Soviet / approvò una “Dichiarazione dei diritti del Popolo oppresso e sfruttato”, che sanciva il potere dei Soviet e l'esaurimento dei compiti dell'Assemblea costituente: nasceva la Repubblica Sovietica. Sempre di Lenin fu la spinta decisiva alla firma del Trattato di pace di Brest-Litovsk del 3 Marzo '18 con gli Imperi Centrali, dando respiro agli sfruttati ed agli oppressi già mandati a morire in guerra per conto dello zar e della borghesia. Dopo di ciò si imposero provvedimenti sociali che tendevano ad espropriare la borghesia stessa e realizzare la “dittatura del proletariato”; tale fase è nota con il nome improprio di “comunismo di guerra”. In questo periodo, il 2 Marzo '19, nacque la Terza Internazionale con lo scopo di formare anche nel resto del mondo partiti comunisti.
Il decimo Congresso del Partito Comunista Russo nel Marzo '21 decise l'avvio di una “Nuova Politica Economica (NEP)”, che, vista l'arretratezza socio-economica della Russia, ripristinava alcune libertà borghesi, tra cui l'iniziativa privata, sospendendo anche la stessa pianificazione dell'economia, sotto il controllo del Partito.
Un ictus colpì Lenin il 25 Maggio '22, con una ricaduta il 16 Dicembre '22. Dopo alterne situazioni di salute, ricoverato a Gorkij, in una Casa di cura, dove visse in un certo isolamento, subentrò la paralisi e morì il 21 Gennaio 1924, novanta anni fa, lasciando una ricca eredità storica sia teorica, che di azione. Si tratta di un compagno certamente importante, la cui vita è stata raccontata più estesamente di qui e con ben altra precisione. La sua figura, però, è stata anche, nel tempo, oltre che denigrata dai detrattori, da qualcuno, addirittura, idolatrata, fino a fargli perdere i connotati umani, che invece lo contraddistinguevano, trasformandolo solo in un'icona, per quanto sempre poco gradita ai borghesi. Uomo sicuramente tenace, è l'esempio di un “teorico di parte operaia e politico rivoluzionario” nel contempo, come è giusto, oltre che necessario, che sia per la classe.
Come è stato per Marx, di cui è universalmente riconosciuto come il continuatore sul piano teorico, egli ha sempre avuta presente la necessità di guardare ai singoli fatti reali, inquadrandoli sia nella Storia precedente, che nel contesto internazionale del momento in cui avvengono. Non è mai stato indulgente verso l'intellettualismo fine a se stesso, ma ha sempre studiato la realtà per trarne le leggi del suo movimento, ed inserire in essa l'azione concreta, non individuale ma collettiva, atta a modificarla, a cambiarla. Non ha mai puntato ad emergere come singolo, ma ha sempre messo al servizio della rivoluzione proletaria il proprio bagaglio culturale e la propria azione, confrontandosi disciplinatamente negli organismi in cui militava.
E' stato anch'egli un frutto della sua epoca, peraltro contraddistinta dal passaggio del capitalismo alla sua fase imperialista, ed è importante chiarire quanto sia antimarxista, ed anche antileninista, sia il ricondurre la vittoria dell'Ottobre solo al suo “genio”, e non principalmente alla lotta proletaria, che il riportare la tragedia della fine di fatto della Rivoluzione d'Ottobre al solo emergere della figura di Stalin. Anche se, certamente, va affermato fin da ora che l'operato di quest'ultimo ha significato un continuo allontanamento dal marxismo, fino, nel tempo, alla sua completa negazione.
Ma, oltre alla realtà dei problemi con cui si è dovuto confrontare il Partito bolscevico negli anni successivi alla guerra civile, in assenza di una Internazionale, per il tradimento franco-tedesco, e con lo sforzo di dare vita alla Terza, pur tutta centrata sulla Russia, ma i cui 21 punti costitutivi, qualificanti, erano stati ispirati da Lenin stesso, va detto che l'arretratezza dello sviluppo capitalistico russo, che, peraltro, aveva suggerito la nascita della NEP (un tentativo di subordinare l'economia alla politica, che, di per sé, non poteva durare molto), non consentiva, di fatto, livelli di socializzazione sufficienti.
Non potendo, poi, contare più di tanto su analoghi cambiamenti in tempi accettabili in qualche altro Paese imperialista, diventava normale il farsi strada della linea del “socialismo in un Paese solo”, che fu avanzata già nel dodicesimo Congresso del PCUS del '23, ma su delle basi economiche concrete ben diverse dal 1915, quando Lenin (in “Sulla parola d'ordine degli Stati Uniti d'Europa”) aveva solo affacciato tale ipotesi con significati diversi. Dal '24, infatti, Stalin, che di tale linea era espressione, la legò alla questione del ritorno alla pianificazione dell'economia e, successivamente, all'obbligo della costituzione nelle campagne di forme di cooperazioni agricole; era una linea che, inizialmente, poteva apparire più coerente con l'impostazione di classe, ma che poi ha significato la morte della rivoluzione, rappresentando la scelta imperialista del compromesso strategico con l'Occidente e dell'accettazione di fatto della politica borghese delle “sfere di influenza”.
A Lenin, anche se non solo a lui, ed incontestabilmente, non si può che riferire la frase, tratta dal libro “Vita di Galileo” di B. Brecht, terminato nel '39:
“Ci sono uomini che lottano per un giorno e sono bravi.
Ci sono altri che lottano un anno, e sono più bravi.
Ci sono quelli che lottano molti anni, e sono ancora più bravi.

Però ci sono quelli, che lottano tutta la vita, essi sono gli imprescindibili.”

Alternativa di Classe

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