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Diritto di sciopero e di organizzazione sindacale: adieu?

Ecco cosa significa il "Testo unico sulla rappresentanza" voluto da padroni e burocrazie sindacali

(6 Febbraio 2014)

diriscioper

Tutti insieme appassionatamente: i tre capi delle burocrazie sindacali e il capo di Confindustria

Il 10 gennaio è stato sottoscritto, senza che ci sia stata un'adeguata risposta dal versante di classe, il famigerato "Testo unico sulla rappresentanza", sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria. Si tratta di un accordo tra i rappresentanti del padronato e le burocrazie sindacali che sancisce l'estensione del "modello Pomigliano" (già vigente in Fiat) a tutto il mondo del lavoro. Una tagliola sul diritto di sciopero e di associazione sindacale, che si viene ad aggiungere alla legge 146 del 1990, che limita fortemente i diritti sindacali nel pubblico impiego e nei cosiddetti "servizi essenziali".


Il sindacalismo conflittuale perde il diritto di rappresentanza

Il testo del 10 gennaio riprende, sostanzialmente, quello che padroni e burocrazie sindacali avevano sottoscritto il 31 maggio 2013 (con il "Protocollo d'intesa") e, già prima, il 28 giugno 2011 (con il cosiddetto "Accordo sulla rappresentanza"). Si tratta di accordi che hanno visto concordi Confindustria, Cgil, Cisl e Uil. La direzione della Fiom, che fino a pochi mesi fa aveva giudicato l'accordo positivamente (!), recentemente si è smarcata dalla Camusso: Landini si è detto contrario al Testo unico sulla rappresentanza e ha minacciato "barricate" in occasione del congresso Cgil (senza tuttavia togliere il proprio sostegno al documento di maggioranza della Camusso...). E' notizia di queste ore che la Camusso, indisponibile a qualsiasi voce critica su questo punto, ha deciso di "sanzionare" Landini con un provvedimento disciplinare.
Si tratta di un attacco pesantissimo alla classe lavoratrice in Italia: con questo accordo i padroni si riprendono tutte le concessioni che furono costretti a fare in passato, sull'onda delle lotte operaie. E' la dimostrazione, secondo noi, del fatto che qualsiasi conquista strappata ai padroni nel sistema capitalistico prima o poi viene annullata: i padroni si riprendono con la mano destra tutto ciò che avevano concesso con la mano sinistra. E' la dimostrazione della necessità che le lotte operaie portino all'abbattimento del sistema capitalistico. Nessuna conquista della classe operaia sarà mantenuta se non si mette in discussione il dominio della borghesia.
Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono i punti salienti di questo testo infame.
Prima di tutto, si stabilisce che solo i sindacati che condividono l'accordo stesso avranno diritto di rappresentanza sindacale nelle fabbriche. Il testo è chiaro: la condizione posta ai sindacati per partecipare alle elezioni delle Rsu (Rappresentanze Sindacali Unitarie) è che "accettino espressamente, formalmente e integralmente (sic!) i contenuti del presente accordo, dell'Accordo Interconfederale del 28 giugno 2011 e del Protocollo 31 maggio 2013". In altre parole, tutti i sindacati conflittuali che si oppongono a questo accordo liberticida perdono qualsiasi diritto di rappresentanza sindacale nelle fabbriche.
Ma non finisce qui. Per poter partecipare alla contrattazione collettiva (cioè alla definizione dei Contratti collettivi nazionali di lavoro) i sindacati devono possedere alcuni requisiti minimi. Quali? anzitutto, "una rappresentatività non inferiore al 5%, considerando a tale fine la media tra il dato associativo (percentuale delle iscrizioni certificate) e il dato elettorale (percentuale dei voti espressi)" nelle Rsu. Ecco confezionata la trappola! Solo i sindacati che condividono l'accordo liberticida possono concorrere alle Rsu... ciò significa che tutti gli altri sono esclusi dalla contrattazione. Non solo: il compito di certificare le iscrizioni al sindacato è affidato in prima istanza alle aziende. Il che implica, tra l'altro, che nessun lavoratore potrà iscriversi a un sindacato senza che l'azienda lo sappia (dopo lo smantellamento dell'articolo 18 l'iscrizione a un sindacato conflittuale può diventare un buon motivo per licenziare).
Ecco allora che solo i sindacati concertativi Cgil, Cisl e Uil potranno partecipare alla contrattazione collettiva nazionale. E qui si apre un altro capitolo.


La contrattazione collettiva diventa un affare tra padroni e burocrati

Il Nidil Cgil ha pubblicato sul suo sito uno squallido fumetto che ha lo scopo di dimostrare la bontà di questo accordo: cercano di presentarlo come un accordo vantaggioso per i lavoratori, in cui l'ultima parola spetta proprio a loro. "Da oggi a te l'ultima parola", spiega il burocrate Cgil, nel fumetto, alla lavoratrice fessacchiotta (donna e operaia? per questo si fa passare come scema?). Ma come stanno veramente le cose? La verità è che solo i sindacati che accettano i diktat di Confindustria potranno accedere alla contrattazione; che se un accordo è sottoscritto dal 50% più uno dei sindacati "rappresentativi" potrà diventare legge (e sappiamo quanto presto facciano i padroni a costruirsi sindacati amici, basta pensare al Fismic in Fiat); che sarà necessaria la "consultazione certificata delle lavoratrici e dei lavoratori". Esattamente quello che è successo in Fiat con l'applicazione del modello Pomigliano: si fa passare un accordo tra i sindacati complici con una consultazione referendaria truccata, senza opposizione, senza che ai lavoratori venga presentata alcuna alternativa credibile e possibile.
Non solo: le organizzazioni sindacali, una volta approvato il Contratto, si devono astenere da "azioni di contrasto di ogni natura, finalizzate a compromettere il regolare svolgimento dei processi negoziali come disciplinati dagli accordi interconfederali vigenti nonché l'esigibilità e l'efficacia dei contratti collettivi stipulati". In altre parole, divieto del diritto di sciopero durante e dopo le trattative, pena la "sospensione dei diritti sindacali" e "pene pecuniarie".
Ecco dunque che l'accordo di Pomigliano viene esteso a tutte le fabbriche di tutti i settori. La differenza, questa volta, è che la Cgil sottoscrive e approva, e persino la Fiom di Landini, in prima istanza, ha cantato vittoria (nella speranza di essere riammessa al tavolo delle trattative con Finmeccanica...).


Costruiamo una grande mobilitazione per la democrazia sindacale e il diritto di sciopero!

Di fronte a questo attacco - che si aggiunge alle pesanti limitazioni al diritto di sciopero presente nel pubblico impiego e nei "servizi essenziali" - è necessario avviare da subito una grande campagna unitaria per la difesa della democrazia sindacale. E' necessario e urgente che i sindacati "di base" accantonino le propensioni settarie e autoreferenziali e si uniscano nella lotta per respingere questo accordo che sancirebbe la fine di qualsiasi sindacalismo conflittuale. E' necessario coinvolgere in questa mobilitazione i settori critici della Cgil, a partire dai sostenitori del documento di minoranza al congresso e alla stessa Fiom, per costruire un fronte unitario di lotta. E' necessario unificare e rafforzare, in un fronte unico, tutte le avanguardie di lotta: dai lavoratori della logistica ai lavoratori del pubblico impiego e dei trasporti, dai precari della scuola agli operai del gruppo Fiat a tutti i settori lavorativi che subiscono attacchi, riduzione dei salari, licenziamenti. Oggi uno strumento per unificare le lotte esiste già, e crediamo che vada rafforzato: è il coordinamento No Austerity. Rafforziamo l'unità delle lotte! Uniti possiamo vincere, isolati possiamo solo perdere!

Fabiana Stefanoni - Pdac

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