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Salvate la Sanità

Salvate la Sanità

(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
Secondo Monti il sistema sanitario nazionale è a rischio se non si trovano nuove risorse

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Roma, ospedale San Camillo: una situazione esplosiva nella Sanità pubblica cittadina.

La voce di un medico in lotta

(7 Febbraio 2014)

Proponiamo qui una conversazione con la dottoressa Maria Maddalena Schiano, medico del Pronto Soccorso al San Camillo-Forlanini. Che ci spiega anzitutto la drammatica situazione in cui versa quello che è un servizio sanitario volto ad affrontare le emergenze. A difesa del quale, così come di tutte le altre unità operative, è in corso da tempo una mobilitazione del personale medico ed infermieristico. Una battaglia che, negli ultimi mesi, si è dispiegata in diverse tappe. Il 20 dicembre, i sindacati Anaao e Nursind (rappresentanti rispettivamente dei medici e dei paramedici) hanno svolto una conferenza stampa sullo stato di degrado dell'importante complesso ospedaliero. La cui direzione, il 14 gennaio, è stata occupata: un'iniziativa ancora in corso, portata avanti da tutte le organizzazioni sindacali - professionali, confederali e di base - presenti nella struttura. Oggi, infine, si è tenuto il sit in - sempre organizzato da Anaao e Nursind - in cui abbiamo raccolto questa testimonianza.

sancamilloroma

Nel mese di dicembre, in una conferenza stampa, avete illustrato la drammatica parabola discendente del Pronto Soccorso del San Camillo. Se nel 2005 ne veniva riconosciuta l’eccellenza e ribadito il ruolo di perno dell’emergenza sanitaria nella città, negli ultimi anni, a fronte dell’incremento (oltre il 100% dal 2007 al 2012) dei “codici rossi”, si è assistito ad un parallelo smantellamento (fondi, attrezzature). Può tracciare per grandi linee un quadro della situazione del Pronto soccorso oggi ?
La drammatica eloquenza della situazione in cui, come medici, ci troviamo ad operare, è racchiusa in pochi numeri e dati sintetici, davvero brutali nella loro chiarezza: basti pensare che, a fronte di un numero di ricoveri sostanzialmente immutato, i casi di decessi nel Pronto Soccorso sono passati dai 39 del 2000 ai 244 del 2013. Altro esempio può essere fatto confrontando i tempi di permanenza nel Pronto Soccorso stesso, in attesa di un posto letto nei reparti di competenza: si passa dai una media di 726 minuti, ai 906 del 2012, ai 1075 del 2013

Abbiamo anticipato così il tema della prossima domanda: i tempi di attesa dei pazienti in Pronto soccorso. Puoi fornirci ulteriori dettagli, alla luce della tua esperienza?
Diciamo che noi siamo costretti a fare accoglienza, inquadramento, stabilizzazione e…ricovero dei pazienti in una struttura che dovrebbe essere preposta alle emergenze. Taluni segnali inquietanti ci fanno temere che, ormai, la presenza delle barelle dei ricoverati nei corridoi dell’Emergenza (fino a 10 giorni!) sia sul punto di passare da una ipotetica provvisorietà ad un dato, nei fatti, definitivo: fino al 2009 nel Pronto Soccorso non si serviva il vitto, mentre oggi la distribuzione dei pasti avviene tre volte al giorno

Ci piacerebbe anche sapere quanto incidono le carenze di organico sugli orari e sui ritmi di lavoro
Le carenze di organico hanno la loro importanza, e in negativo, certo. Ciò che rende tali carenze insostenibili è la necessità di dover svolgere in Pronto Soccorso i compiti dei medici di Reparto, con punte di quaranta pazienti al giorno, che in pratica, come ho già ricordato, sono qui stabilmente ricoverati. Insomma, se non si sbloccano i ricoveri al di fuori del Pronto Soccorso, le carenze di organico non avranno fine, perché sono sostanzialmente legate all'eccessivo numero dei pazienti.

Passando al tema della carenza di fondi, a tuo avviso quanto dipende dalla collocazione delle risorse in questione da parte di chi amministra l’ospedale e quanto, invece, dai “tagli lineari” imposti dal Governo centrale?
I due aspetti sono intimamente collegati. Intanto, i “tagli lineari” governativi impediscono di ricorrere a strutture esterne che potrebbero “sgravare” il Pronto Soccorso. In secondo luogo, le nomine politiche ai vertici della sanità pubblica rendono tali vertici “docili” verso le scelte governative, alle quali non sono in grado di opporsi.

L’Anaao, il tuo sindacato, ha espresso forti riserve rispetto alla Legge di stabilità, sostenendo che premia esclusivamente i policlinici privati, trascurando gli ospedali pubblici. Ci puoi spiegare il vostro punto di vista e come tale tali scelte concretamente danneggiano strutture come il San Camillo?
Niente di più semplice. Il giorno stesso del taglio di 600 posti-letto nelle strutture pubbliche, ne sono stati concessi altrettanti al Campus Bio-Medico, che come sappiamo è struttura totalmente privata…

Quale è stata la risposta, in termini di mobilitazione, dei medici e paramedici alla situazione attuale? Avete avuto esperienze di autogestione?
Nel 2009 abbiamo presentato un Esposto alla Procura della Repubblica. Al termine di un lungo percorso di mobilitazione, il 14 gennaio 2014 (il giorno successivo al “lunedì nero” di cui si dirà più avanti, ndr) è iniziata l’occupazione della Direzione Generale, che dura tuttora. La risposta della Direzione si è concretizzata in un attacco ai lavoratori, nella forma della denuncia di medici ed infermieri “imboscati” per malattia. Su tale questione, il Sindacato degli infermieri Nursind è intervenuto con un Comunicato, datato 21 gennaio, rispondendo ad un articolo di Repubblica sui “certificati facili”, attestanti “presunte assenze per malattia” del personale, ricordando come tali certificati fossero perfettamente regolari, e stigmatizzando l’uso che la stampa ha fatto di dati sensibili. Dal nostro punto di vista, “ben venga” l’intervento della Regione a ”salvaguardia” della professionalità dei lavoratori della Sanità, a patto di non denigrare i lavoratori stessi, e ricordando che l’età media degli infermieri, sottoposti ad un lavoro decisamente usurante, è di 55 anni…

Quali saranno le Vostre prossime iniziative? Avete rapporti con altre strutture sanitarie in lotta?

Stiamo cercando contatti, perché quello del Pronto Soccorso non è solo un problema nostro. La nostra struttura deve accogliere l’utenza di altri Pronto Soccorso chiusi. L’Art.32 della Costituzione italiana riconosce il Diritto alla Salute. Prima di essere medici ed infermieri siamo cittadini. Chi ha operato come infermiere in contesti come quello de l’Aquila dopo il terremoto lo vede bene che quello non può essere il luogo dove poter applicare l’articolo 32. Ma il San Camillo non è mica un ospedale da campo…Eppure, qui si lavora sotto terra, con la luce artificiale 24 ore su 24…
La Direzione Sanitaria Generale, in seguito alle nostre ripetute segnalazioni, nel novembre 2013 ha ammesso per la prima volta la situazione di criticità del Pronto Soccorso, con i relativi problemi di affollamento. In seguito alla occupazione del 14 gennaio (e precisamente il 16 gennaio), la stessa Direzione, finalmente, riconosceva la situazione di grave affollamento. C'è poi il problema del blocco dei ricoveri in “elezione” (cioè, i normali casi di ricovero programmato): in ospedale si può entrare solo attraverso il Pronto Soccorso, altrimenti il paziente resta a casa, o si rivolge ad una struttura privata. Tale provvedimento “sfigura” l’ospedale, che non è solo emergenza, e favorisce il Privato. Manca la capacità delle Strutture sanitarie di interagire con utenti e cittadini per poter valutare i gradi di emergenza.

Infine, una domanda di natura giuridica. Recenti pronunciamenti della Magistratura sembrano disegnare questo scenario: il lavoratore, anche in casi di coinvolgimento della propria azienda in eventi decisamente gravi, ed in attesa dell’accertamento delle responsabilità dell’azienda stessa, sarebbe passibile di licenziamento nel caso rilasci dichiarazioni lesive del “rapporto di reciproca fiducia” con il proprio datore di lavoro. C’è il rischio che Voi medici possiate subire “ritorsioni” di qualche tipo, o la vostra situazione contrattuale di operatori di struttura sanitaria pubblica vi pone al riparo da un tale, pericoloso atteggiamento di una parte della Magistratura del lavoro?
Non possiamo denunciare la nostra struttura; non ci è concesso accusare persone individualmente. Però, come sindacalisti, denunciamo carenze dovute a scelte politiche e politiche di bilancio. E nessuno ci può accusare di aver detto il falso.
Altra cosa è l’attacco indiretto, mediatico e diffamatorio cui sono sottoposti i lavoratori della Sanità in lotta: in occasione del “lunedì nero” che precede l’occupazione (il 13 gennaio scorso), siamo stati accusati di aver fatto pubblicare una foto “fatta ad arte”, che mostrava un paziente ricoverato in Pronto Soccorso, giacente su un materasso a terra, fin quando lo stesso paziente ha pubblicamente riconosciuto la foto come autentica…

A cura de Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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