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Assalto al palazzo d'inverno

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Il «surreale» congresso del Pse

(2 Marzo 2014)

surrealepse

«È un giorno speciale, molto importante per il nostro movimento e per tutta la nostra comunità. Voglio salutare Pierluigi Bersani e Piero Fassino». A Roma il presidente del consiglio Matteo Renzi ricorda il percorso che, dal PDS ai Ds, ha portato fino al Partito democratico, durante il suo intervento al congresso del Partito socialista europeo cui i dem hanno aderito dopo l’ok dato giovedì in Direzione. «Cercheremo di utilizzare il semestre di presidenza per un nuovo modello, perché l'Europa non sia solo burocrazia, ma prima l’Italia deve adempiere ai propri compiti, mettere a posto il bilancio non perché ce lo chiedono le istituzioni ma per i nostri figli. I conti a posto non sono una richiesta di qualcuno fuori ma un impegno verso le nuove generazioni».
Buoni propositi e tanti «vogliamoci bene»: fila via così il congresso del Pse, che dopo aver avallato tutte, ma proprio tutte, le politiche europee di austerità (quelle stanno riportando la Grecia indietro di un secolo e stanno dando il colpo di grazia all’economia italiana) ora viene a dirci che però, sì ci vuole un’Europa «amica», nella quale «il piccolo artigiano non veda l’origine dei suoi problema ma la soluzione» (Renzi). Che quanto a buoni propositi non scherza nemmeno davanti ai socialisti europei e si dà tre «obiettivi ambiziosi»: la riforma del lavoro e del fisco, la riforma elettorale, ma soprattutto «una gigantesca scommessa educativa che parta dagli investimenti nell’edilizia scolastica, nuove tecnologie nelle scuole e restituire agli insegnanti il valore che meritano».
Standing ovation per Bersani. Standing ovation per l’ex leader del Partito democratico Pier Luigi Bersani al suo arrivo in sala. Bersani, che da segretario ha molto lavorato per costruire l’adesione del Pd nel Pse, è stato accolto con calore dai primi ministri e delegati. «Oggi è un giorno storico perché il principale partito del centrosinistra italiano entra nella più grande famiglia dei socialisti e progressisti europei», ha detto l’ex leader Pd ai giornalisti prima di sedersi in sala

Il Pse cambia nome. Al secondo e ultimo giorno di congresso, il Partito socialista europeo cambia nome in Pse-Socialists&Democrats, dopo l’ingresso ufficiale del Pd italiano. Il simbolo resta lo stesso, un quadrato rosso con una virgola in basso, che campeggia sul palco del Palazzo dei Congressi dell’Eur con lo slogan «Towards a new Europe» (Verso una nuova Europa). Ad aprire i lavori è stato il presidente del Pse, Serghei Stanishev, che ha dato il «benvenuto al Pd» che ieri è stato formalmente accolto nella famiglia socialista europea. «Senza il Pd la nostra famiglia non poteva considerarsi completa. Oggi siamo più forti». Stanishev sottolinea che oggi in Europa i premier socialisti sono 12 contro i 3 del recente passato.
Il Pse candida alla presidenza della Commissione europea Martin Schulz con il quale «possiamo dimostrare che abbiamo un’agenda comune che cambierà la politica europea - dice il ministro degli esteri Federica Mogherini - Il governo italiano e il Pd italiano sosterranno questo processo per il cambiamento, non solo in Italia ma in Europa». Dal canto suo Martin Schulz suona la sviolinata a Matteo Renzi: «I nostri amici italiani ce la stanno mettendo tutta per rendere l’Italia un paese più forte, più giusto, un paese dove Matteo Renzi ha definito un piano di riforme coraggioso per ridare speranza e futuro all’Italia».

Ferrero: dibattito surreale. Per Paolo Ferrero «il dibattito del Congresso del Partito Socialista Europeo è uno spettacolo impressionante. Vi è una schizofrenia completa tra quanto questi signori dicono e quanto questi signori fanno. Parlano di eguaglianza, solidarietà, giustizia e hanno fatto il contrario elaborando e votando tutte le schifezze neoliberiste: dal trattato di Maastricht a quello di Lisbona, fino al MES e al Fiscal Compact. Sul piano politico - conclude il segretario del Prc - siamo alla riduzione della politica a pura propaganda, siamo alla presa in giro dei cittadini. Per questo serve una alternativa e la lista Tsipras alle elezioni europee è l’alternativa di chi fa le cose che dice».

liberazione.it

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