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Gli iracheni hanno votato in massa, oltre ogni previsione?

Peppino De Filippo avrebbe detto: “non è vero, ma ci credo”

(5 Febbraio 2005)

Le compunte valutazioni sulle elezioni in Iraq sono tutte espresse sulla base di pure impressioni. Questo è l’unico dato certo! Quindi, chi voleva credere al 72% dei votanti ha sparato subito questa percentuale; chi trovava più conveniente il 60% ha azzardato il 60%; e così via fino al 50%. “Non ci credete, ebbene rettifichiamo un poco per darla a bere.”

C’era un altro desiderio, espresso fin da sempre per negare, da “sinistra”, la legittimità “popolare” della resistenza armata, un desiderio senza percentuali: gli iracheni comunque andranno a votare e tanto basta per dimostrare la necessità di una soluzione pacifica e democratica… magari sotto gli auspici dell’Onu. Una previsione facile questa… e puntualmente, anche questo estremo risultato è stato subito assunto (dietro la scontata cortina fumogena della critica alle elezioni in uno stato di guerra e di occupazione): gli iracheni hanno comunque partecipato al voto al di là di ogni previsione; non importa che la loro partecipazione non sia determinata e/o determinabile, quello che conta è che tutti lo dicono e che quindi è probabile che sia vero… anzi è sicuramente vero. Questa valutazione è la più insidiosa, perché appunto si nasconde dietro la critica: il lettore ostile agli “americani” viene distratto dall’esca e non deve vedere subito l’amo, cioè il fatto che si intende dare per acquisito il voto massiccio degli iracheni…. e da qui far ripartire la discussione.

Ora, non è incredibile che un fenomeno venga interpretato in base a schemi predeterminati. Con un po’ di umiltà siamo i primi a riconoscerci colpevoli di pre-giudizio. Ciò su cui vogliamo invece questa volta richiamare l’attenzione è molto più allarmante. Talmente allarmante che dovrebbe, per essere contrastato, assorbire tutte le nostre energie, mettendo da parte ogni sforzo per capire quanti iracheni effettivamente siano andati a votare. Per essere chiari fino in fondo, al punto in cui siamo dovremmo avere il coraggio di rinunciare, con uno scatto di dignità intellettuale, perfino a dimostrare che è andato a votare solo il 10% degli iracheni, e ridicolizzare con una risata omerica qualsiasi altro risultato, eventualmente esibito con pretesa di massima scientificità, dopo che

- non sono stati ammessi gli osservatori internazionali,
- si è risposto picche alla richiesta dell’europarlamentare Giulietto Chiesa di inviare almeno qualche osservatore europeo,
- è stata just in time oscurata la tv Al Jazeera,
- è stato perfino vietato ai giornalisti critici e a persone come il suddetto Chiesa di circolare liberamente per i seggi,

-perfino le tv embedded hanno mostrato le strade deserte, facendo urlare ai loro giornalisti che erano piene di gente che andava a votare, e solo 4 seggi elettorali dove opportunamente si rallentavano le operazioni di voto per far formare file di elettori.

Quando un Bertinotti sostiene seraficamente (dietro la rituale critica ad alcune modalità di preparazione delle elezioni) che gli iracheni hanno comunque partecipato al voto al di là di ogni previsione, assume come certo un dato che neppure la commissione elettorale fantoccia ha fornito con la parvenza dell’attendibilità. Proprio quest’ultima ha infatti dichiarato, con noncuranza, che la percentuale dei votanti (si badi, peraltro, che una buona fetta degli aventi diritto al voto non è andata a registrarsi) può oscillare dal 50% al 72%, senza avvertire neppure la decenza di spiegare le ragioni di questa “forchetta”. In altri termini, secondo la sinistra “critica” (a questo punto, di cosa?), bisognerebbe attestarsi sul 50% dei votanti, senza neppure tradurre che questo 50% potrebbe essere il 40% degli aventi diritto al voto. Non viene minimamente in dubbio che, se neppure la commissione fantoccia è in grado o non vuole offrire riscontri obiettivi, potrebbe essere falso anche quel 40%, e che invece potrebbe essere più plausibile ragionare sulle percentuali espresse all’estero: cioè il 66% dei registrati all’estero, cioè il 66% del 20% dei registrati, cioè poco più del 10% degli aventi diritto al voto in una situazione di massima libertà di voto.

Ricapitolando dunque, il ragionamento di un Bertinotti – come“ la cronaca di una morte annunciata”- è il seguente: non importa che abbiamo visto un servizio di fantascienza, girato ad Hollywood, ma è certo che gli iracheni sono comunque andati al voto al di là di ogni previsione. Questo ragionamento non è falso, è semplicemente insensato. Come tutti sanno, il falso ha una logica che corre il rischio di essere contraddetta, sostenere invece che gli iracheni sono andati al voto al di là di ogni previsione senza che sia necessario un riscontro obiettivo (quindi solo sulla base delle impressioni fornite dalla più imponente macchina di dis-informazione del mondo) è al di là del vero e del falso: è un nonsense o, se preferite, è una superstizione napoletana in un salotto del Nord.. In una commedia di De Filippo (ci pare, Peppino) ambientata nell’allora industriale Milano, questi durante i primi due atti fa mostra di non cedere alla credenze superstiziose degli amici e parenti di origine partenopea, alla fine del terzo atto, pur mantenendo apparentemente fede al suo personaggio laico e critico, viene di fatto coinvolto dal clima che lo circonda. “Non è vero, ma ci credo”.

E allora il vero punto è questo: come mai stiamo discutendo, partendo da un risultato così vistosamente artefatto? Come mai siamo caduti così in basso? Come mai arriviamo a credere con tanta fede ad un imam come George Bush, che ha sempre spudoratamente mentito? Siamo, senza accorgercene sprofondati, in un incubo orwelliano?

Probabilmente, ha ragione chi dice che ci troviamo di fronte alla più imponente operazione ideologica degli ultimi decenni. Non nel senso tradizionale–diremmo- di un’operazione che ha prima mirato ai brogli elettorali e poi a falsificare perfino i risultati di brogli, ma in quello davvero più inquietante di farci ragionare sulla finzione come se fosse la realtà. Sbattendoci sprezzantemente sul muso che si tratta di finzione! Come a dire: tu sei un imbecille e ti devi fidare di qualsiasi cosa io ti dica. Neppure Hollywood ha mai avuto questa pretesa: neppure quando, tramite Rambo, si mostravano gli “americani” che avevano vinto in Vietnam.

Siamo ad una svolta dell’arte manipolatoria. Dobbiamo affrontarla con mezzi specifici e soprattutto con metodiche contestazioni ad hoc.

Post scriptum

Un lettore della sinistra “critica” leggendo alcune nostre osservazioni, simili a quelle sopra esposte, si è subito premurato di far notare la nostra “follia”… minoritaria, secondo cui perfino Liberazione e il Manifesto sarebbero state addomesticate per far passare la bufola del voto massiccio. Come si sa, quando si è in pochi a criticare, si ha sempre torto, poiché la stragrande maggioranza non può che avere tautologicamente ragione: vecchio trucco dei burocrati d’antan ammaestrati alle Frattocchie. E poi se criticate anche il Manifesto, state forse insinuando che anche quest’ultimo è uno strumento dell’imperialismo? Dio, che orrore!

Caro buon lettore, è inutile che giochi ad estremizzare le nostre critiche. Veniamo, invece, al dunque! Noi ti abbiamo invitato a considerare che le prossime discussioni per il (non) ritiro delle truppe partiranno da un risultato elettorale, dato per certo. Se ti chiediamo da cosa e da dove è stato ricavato questo dato, tu stesso dovrai ammettere che è stato fornito da gente interessata a darlo e senza il minimo controllo (sottolineato, in grassetto e in corsivo). Se poi aggiungi, per darti forza e conforto, che il dato è confermato anche da Bertinotti, da Asor Rosa, da Barenghi, dal Ponte per, dovrai ammettere sempre che anche questi (che dovrebbero andare a formare la maggioranza che ha sempre ragione) hanno attinto sempre da quella fonte assolutamente incontrollata e assolutamente interessata. O no? In parole povere, se una parola vale l’altra, perché a tal punto non dovrebbe valere anche quella di persone incensurate come noi? In parole ancora più povere stiamo discutendo di un fantasma.…che non si aggira per l’Europa e per il mondo ma solo tra i mass media. In tali presupposti, non dovrebbe essere più preoccupante (della nostra follia) la tua beata credulità che è arrivata fino al punto da non esigere neppure la finzione della prova oggettiva? E non sarebbe più opportuno, se le cose ti stanno bene così, andare a discutere in osteria di altri risultati tra una sbevazzata e un’altra? Almeno qui la fantasia, per quanto più liberata dall’ebbrezza del vino, avrebbe il pregio dell’allegria.

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