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(22 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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Roma, Ospedale Fatebenefratelli: nel settore ristorazione la solidarietà vince

(29 Marzo 2014)

fatebenefatebene

Qualche settimana fa - per la precisione, il 6 marzo - ci è capitato di leggere una notizia molto positiva. I lavoratori del servizio ristorazione dell'Ospedale Fatebenefratelli, all'Isola Tiberina, sono riusciti a evitare il licenziamento.
Ripromettendoci di approfondire la questione, abbiamo raggiunto Giancarlo Desiderati, segretario provinciale della Flaica Cub, che ha seguito la vicenda.
E che anzitutto ha dovuto spiegare come ci è entrato il sindacalismo di base in un ospedale religioso (privato) convenzionato. In questo tipo di strutture sanitarie, almeno per quanto concerne il personale medico e paramedico, la rappresentanza dei lavoratori è in mano ai confederali o ai sindacati professionali.
Però, in un settore come la ristorazione, dove in genere si vivono le condizioni normative ed economiche peggiori, la scelta del sindacato di riferimento non segue logiche di appartenenza politica o professionale, risultando immediatamente legata alla necessità di (r)esistere nel posto di lavoro.
Di qui, l'affermazione della Flaica Cub, che al Fatebenefratelli è presente da circa 15 anni.
Tornando alla vicenda dei lavoratori che hanno salvaguardato la propria occupazione, va detto che all'origine del problema vi è stato un cambio di appalto. Alla Vivenda Spa è subentrato un Consorzio di aziende guidato dalla MV Solutions.
Il cui insediamento, risalente allo scorso 1 marzo, è stato anticipato dalla dichiarazione di ridurre il personale da 15 a 6 o 7 dipendenti, per giunta con una riduzione oraria consistente.
La Flaica ha avviato le fasi di consultazione - legate al cambio di appalto - al Ministero del Lavoro, che purtroppo sono state disertate sia dalle ditte subentranti che dalla direzione sanitaria dell'ospedale.
Per cui si è proceduto a tre giorni di picchetto esterno, che hanno mandato in crisi un sistema di somministrazione dei pasti già precario, perché da tempo al Fatebenefratelli non vi è una cucina interna.
Dunque, i vitti vengono da fuori, trasportati da camion. Quando in città c'è traffico, quindi, i pazienti possono mangiare in ritardo.
Questa azione di pressing, volta a chiudere positivamente la vertenza, ha avuto successo non solo grazie alla determinazione dei lavoratori della ristorazione o alla disponibilità della Direzione Sanitaria che, in questo frangente, ne ha recepito le istanze. Il punto è che vi è stata solidarietà da parte di tutti coloro che lavorano nell'ospedale: medici, paramedici, ausiliari.
I quali, nei giorni del picchetto, hanno disertato la mensa aziendale, rifiutando i cestini preparati dal Consorzio. Seguendo l'indicazione solidale dei loro sindacati di riferimento, ma interpretandola in maniera particolarmente energica.
Ora, può sorprendere un atteggiamento così unitario, che in grandi ospedali pubblici romani, in circostanze simili, non si è verificato. Ma secondo Desiderati, esso è il frutto di un contesto peculiare. Il Fatebenefratelli, a ben vedere, è un piccolo nosocomio, le cui ridotte dimensioni fanno in modo che tutti vi si conoscano e che, dunque, tra i lavoratori si viva un "clima familiare".
Di qui l'esito positivo della battaglia, con la riconferma - a orario invariato - di 13 lavoratori su 15. Rispetto agli altri due va specificato che il primo, il direttore, è una figura che viene sostituita a ogni nuovo appalto, portata con sé dalla ditta subentrante. Il secondo, un magazziniere, continua comunque a lavorare per la Vivenda.
Bene, a questo punto rimangono da toccare due questioni. La prima riguarda i motivi per cui, oltre 10 anni fa, vi erano ancora le cucine, con 45 addetti, e ora invece gli aiuto cuochi e gli addetti alla ristorazione che lavorano al Fatebenefratelli si occupano di sporzionare - con particolare riguardo alle esigenze alimentari dei singoli pazienti - i pasti che vengono da fuori.
A quanto pare, qui il problema non sarebbe stato quello di abbattere i costi, rinviando - invece - all'esiguità dello spazio a disposizione. Considerato che siamo all'Isola Tiberina - luogo di insediamento arcaico, dalle millenarie tradizioni sanitarie - allargare i locali della cucina avrebbe voluto dire abbattere persistenze monumentali studiate dagli archeologi di ogni dove.
In sostanza - e questo è un paradosso che ci si riserva in futuro di analizzare - il privato Fatebenefratelli avrebbe ragionato secondo criteri meno aziendalistici d'un grande ospedale pubblico come il San Camillo-Forlanini, in cui il trasferimento all'esterno del grosso delle attività legate alla ristorazione nulla ha avuto a che vedere con la tutela dei beni culturali.
La seconda questione concerne quei tagli al personale medico, paramedico e ausiliario che vengono ventilati da mesi, in relazione alle gravi difficoltà finanziarie dell'ospedale. I lavoratori della ristorazione hanno ricambiato la solidarietà ricevuta? Sì, afferma Desiderati, "siamo stati presenti a tutte le manifestazioni indette contro quei tagli".
Tale vicenda è ancora in corso di svolgimento, visto che il piano industriale - presentato il 24 marzo in un incontro in Regione tra la Cabina di regia della Sanità, la proprietà dell'ospedale e i sindacati - ha confermato le voci più pessimistiche, prevedendo un numero consistente di esuberi.
Vedremo che tipo di impatto avrà, su una situazione così delicata, il positivo clima che si è instaurato, in queste settimane, fra i lavoratori.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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