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(29 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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Manganelli sulle occupazioni

(8 Aprile 2014)

Casa. A Roma, la polizia reprime con violenza gli attivisti e le famiglie che insediati in sei stabili. Sgomberati tre edifici: «Ci hanno picchiato anche con gli attrezzi trovati sul posto. Poi arrestati e identificati»

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Un nuovo tsu­nami di occu­pa­zioni abi­ta­tive è arri­vato ieri sulla Capi­tale, rice­vendo come rispo­sta dalle isti­tu­zioni man­ga­nel­late e sgom­beri. Sei nuove occu­pa­zioni tra la Mon­ta­gnola, Monte Sacro, Nomen­tano, Ponte di Nona, Ostiense e Torre Spac­cata. A fine gior­nata solo tre riu­sci­ranno a non essere sgomberate.

È da poco pas­sata l’una e mezza quando i ragazzi del neo­nato stu­den­tato occu­pato «Godot», a poche cen­ti­naia di metri dall’università la Sapienza, tra­mite una foto su Twit­ter chie­dono di rag­giun­gere lo sta­bile di cui hanno preso pos­sesso: all’angolo di via Cesal­pino fa capo­lino la celere in tenuta anti­som­mossa. Nes­suna media­zione o inter­lo­cu­zione, la poli­zia sca­valca il muretto e comin­cia la carica verso i cin­quanta stu­denti che stanno cor­rendo a ripa­rarsi sul tetto. «Ci hanno por­tato via e iden­ti­fi­cato con tele­ca­mera e docu­menti uno ad uno ad uno – rac­conta un’attivista – La poli­zia ha cari­cato non solo con i man­ga­nelli ma anche con una pala e altri oggetti tro­vati nel cor­tile, due ragazzi sono stati feriti e poi tra­dotti in com­mis­sa­riato, uno dei due con un naso rotto. Men­tre altri nono­stante le con­tu­sioni sono riu­sciti ad allon­ta­narsi». La palaz­zina occu­pata è un bene seque­strato alla mafia, «una ex facoltà pas­sata poi nelle mani di una cosca e ora abban­do­nata. Per­ché non farne case per gli studenti?».

Con­tem­po­ra­nea­mente la poli­zia arriva anche a Ponte di Nona, dove più di cin­quanta nuclei fami­liari, orga­niz­za­tisi con i Bloc­chi Pre­cari Metro­po­li­tani, hanno occu­pato due palazzi di pro­prietà del costrut­tore Car­lino. Stesso copione: caschi e man­ga­nelli, che que­sta volta gli agenti evi­tano di usare, e la resi­stenza pas­siva ma deter­mi­nata degli occu­panti che ven­gono por­tati giù dal tetto. «Ora le fami­glie si tro­vano a Torre Spac­cata accolte da chi oggi non è stato sgom­be­rato – rac­conta Irene dei Bpm – Le ope­ra­zioni di sgom­bero sono durate ore gra­zie alla loro deter­mi­na­zione. Abbiamo incon­trato tanta soli­da­rietà oggi, anche da chi sta pagando un mutuo che non gli per­mette di arri­vare alla fine del mese e si è mostrato vicino a chi decide di pren­dersi una casa». Nel pome­rig­gio invece è la volta di Neet Block, occu­pa­zione in via del Com­mer­cio fatta da un col­let­tivo di gio­vani pre­cari. «Siamo gli invi­si­bili, quelli che non rien­trano nelle sta­ti­sti­che uffi­ciali e che non pos­sono acce­dere ad alcun ammor­tiz­za­tore sociale – hanno scritto in un comu­ni­cato – ci chia­mano neet e secondo l’informazione uffi­ciale siamo quelli che non stu­diano, non lavo­rano, non par­te­ci­pano». Qui la poli­zia carica all’esterno dell’edificio, ferendo anche un cro­ni­sta di «H24» giunto sul luogo, e poi rie­sce a rag­giun­gere dopo più di due ore il tetto, costretta a chie­dere l’intervento di vigilo del fuoco per rimuo­vere le bar­ri­cate degli occu­panti. Alla fine nes­sun fermo e i ragazzi escono con i pugni alzati da quella che per qual­che ora è stata la casa che non si pos­sono per­met­tere. Anche in via Val D’Ala, dove 40 nuclei fami­liari di senza casa e sfrat­tati con l’Asia-Usb ave­vano occu­pato una palaz­zina, arriva lo sgom­bero nel tardo pomeriggio.

Per Luca Fagiano, por­ta­voce del Coor­di­na­mento cit­ta­dino di lotta per la casa, siamo di fronte «ad un clima molto pesante verso i movi­menti e i biso­gni sociali. Die­tro le scelte poli­ti­che del governo di Renzi evi­den­te­mente c’è un blocco di potere, anche eco­no­mico, che vuole che la que­stione della casa rimanga esclu­si­va­mente nelle mani del mer­cato e della ren­dita». Il Piano casa pre­sen­tato dal mini­stro delle Infra­strut­ture Mau­ri­zio Lupi, che dopo la mani­fe­sta­zione dello scorso 19 otto­bre aveva anche incon­trato i movi­menti per il diritto all’abitate, sem­bra andare esat­ta­mente in que­sta dire­zione ed è di fatto una dichia­ra­zione di guerra ai movi­menti e a chi occupa. Nel decreto che tra pochi giorni sbar­cherà in aula è con­te­nuto il fami­ge­rato arti­colo 5 che recita «chiun­que occupa abu­si­va­mente un immo­bile senza titolo non può chie­dere la resi­denza né l’allacciamento a pub­blici ser­vizi in rela­zione all’immobile mede­simo e gli atti emessi in vio­la­zione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge».

«Sap­piamo che potrebbe non finire – con­ti­nua Fagiano – e siamo pronti a resi­stere nelle occu­pa­zioni. Nei pros­simi giorni tor­ne­remo a far sen­tire la nostra voce in città fino al cor­teo nazio­nale di sabato». Il 12 aprile infatti Roma si pre­para ad acco­gliere un cor­teo nazio­nale che sfi­lerà da Porta Pia fino al Mini­stero del wel­fare per tor­nare a Porta Pia, dove non a caso a sede il dica­stero occu­pato da Lupi. Al cen­tro della mani­fe­sta­zione la con­te­sta­zione del jobs act e l’intenzione di «asse­diare» il mini­stero del Wel­fare in via Veneto, e pro­prio il piano casa.

Valerio Renzi, il manifesto

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