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(Di lavoro si muore)

Unicredit: Si applicano dopo 11 anni le norme sulla sicurezza e l'ambiente del lavoro

Solo adesso Unicredit consente di eleggere i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. 11 anni di ritardi dall'approvazione della legge 626

(8 Febbraio 2005)

( Nino Stella) – L’Ufficio Stampa della Unicredit con un assurdo e ridicolo comunicato stampa si “duole” di essere stata messa all’indice sulle agenzie di stampa per avere violato le norme sulla sicurezza antinfortunistica e sull’ambiente del lavoro. Il comunicato stampa non accenna minimamente ai veri e propri casi di vessazione nei confronti di un’impiegata dipendente presso una filiale di Napoli la quale è stata allontanata sembra con accuse infamanti. “La mia collega è stata allontanata con un pretesto assurdo – afferma un impiegato della filiale – E, la filiale non ha aperto un’inchiesta seria sulla vicenda”. Ritornando all’Ufficio Stampa dell’Unicredit, è singolare che venga annunciata l’elezione dei “rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza” dopo 11 anni dall’approvazione della legge 626. Un “annuncio” beffardo” al limite della provocazione. I “giornalisti” della Unicredit, attuando i manualetti delle Tecniche di Comunicazione Aziendale tengono a precisare che saranno “stigmatizzati” eventuali episodi che rasentano il mobbing. A Napoli, viene spesso usata una frase contadina: “Santa Chiara dopo il furto mise le porte di ferro”. Le rassicurazioni dei “giornalisti” dell’Unicredit arrivano dopo i tentativi di suicidi, i casi di disadattamento lavorativo e di psicopatologie del lavoro che hanno coinvolto alcuni lavoratori e lavoratrici. Non solo. I “giornalisti” dell’azienda bancaria sostengono ai quattro venti che saranno creati “ambulatori” attrezzati per la tutela dei lavoratori. “Smentiscono” sull’assenza dei Medici Competenti, delle cartelle sanitarie e dei relativi fattori di rischio. “Non conosciamo i nomi, né abbiamo ricevuto da loro inviti ad effettuare visite mediche per la tutela dell’integrità psicofisica o per videoterminalisti – afferma Mario un impiegato di una filiale di Napoli – Centro”. Insomma – secondo i “giornalisti2 dell’Unicredit - nelle filiali i lavoratori sono trattati come “esseri umani”. E, i casi di vessazione o di allentamento per motivi “disciplinari” di qualche lavoratrice in una filiale napoletana? E, le pressioni, sembra di tutti i tipi, per farla dimettere? Che ruolo hanno svolto i direttori, i dirigenti della filiale e della sede di Via Verdi? Nessuna risposta.

Nino Stella

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