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(9 Aprile 2013) Enzo Apicella

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Il caso Farmacap

La lotta dei lavoratori contro lo smantellamento di un servizio pubblico essenziale

(2 Maggio 2014)

Come sanno i lettori di questo sito, il 6 maggio nella capitale, presso la sede del Consiglio Metropolitano di Roma, si terrà un importante momento di confronto promosso da alcune rappresentanze sindacali interne delle Aziende Pubbliche e Partecipate di Roma Capitale. In conseguenza del Decreto "Salva Roma", firmato dal Presidente Napolitano il 6 marzo, le prospettive non sono rosee per quest aziende.
La conversazione che qui vi proponiamo, con F.B. dell'USI (Unione Sindacale Italiana), concerne Farmacap, l'Azienda Speciale Farmasociosanitaria Capitolina e vuole contribuire a far circolare le istanze di tantissimi lavoratori sotto attacco, muovendo da una vicenda emblematica. Quella di un'azienda che svolge un servizio così essenziale per larghe fasce della popolazione, che al suo destino non dovrebbe essere interessato solo chi ci lavora. Certo, come si evince dall'intervista, i problemi per Farmacap non sono iniziati con il "Salva Roma". Diversi fattori hanno preparato la situazione attuale, che potrebbe anche dare luogo a forme di privatizzazione.

farmacap

In relazione al cosiddetto “Decreto salva-Roma” si parla di tagli cospicui al bilancio Comunale. Che tipo di effetti ne potrebbero derivare, in generale, per la Aziende Pubbliche e Partecipate dal Comune di Roma?
Sì, la questione del “Salva-Roma” è davvero scottante: la Giunta, insieme ad una “cabina di regia” che comprende il Ministero dell’Economia, dovrà decidere i provvedimenti da adottare e siamo seriamente preoccupati che ci saranno procedure di dismissione, spacchettamento e riduzione del personale delle aziende del Comune di Roma, nonché i tagli dei fondi per le aziende in questione. In verità, non è ancora del tutto chiaro di quelle che saranno le scelte, quindi ignoriamo su quali comparti i “tagli” andranno ad incidere maggiormente. Stiamo parlando di un insieme, tra aziende partecipate e non partecipate e dipendenti diretti del Comune di Roma, di circa 60.000 persone, quindi di numeri molto grandi, per cui le preoccupazioni in proposito sono enormi, soprattutto perché il criterio invocato per il varo del “salva-Roma” è quello del rientro dal debito da parte del Comune. Credo, anzitutto, che sul debito debba essere fatta chiarezza, che sia esplicitato verso quali soggetti il Comune capitolino è esposto. In questo senso, è importante ottenere quello che si definisce un ”audit”, cioè una valutazione indipendente su una materia di considerevole interesse pubblico, tale da rendere note le modalità con cui questo debito si è accumulato e chi ne è il titolare.

Va bene. Possiamo ora prendere in considerazione la specifica situazione della Farmacap, con tutti gli aspetti problematici che voi da tempo denunciate?
Certo. Diciamo che, da una parte le fonti istituzionali non perdono occasione per sottolinearne il carattere di servizio pubblico essenziale; dall’altra, il settore farmaceutico nella sua interezza vive una situazione di difficoltà. Anzitutto, va detto che la Farmacap è un’ azienda relativamente giovane, nasce nel 1997, diciassette anni fa; attualmente tale azienda farmaco-socio-sanitaria gestisce 44 farmacie, dislocate soprattutto nelle periferie della capitale. Non va dimenticato, inoltre, che Farmacap gestisce un servizio sociale di telesoccorso e di telemonitoraggio per gli anziani fragili, che segue più di duemila persone, nonché un asilo nido. Dunque, stiamo parlando di un’Azienda socialmente utile, che però, negli ultimi anni ha presentato bilanci in rosso, con un “buco” dichiarato di circa 10 milioni di Euro nel 2011, e di 5 milioni nel 2012. Tali “buchi” sono stati ripianati in seguito ad una decisione di bilancio del Consiglio comunale nello scorso Dicembre, ma un ulteriore “buco” si prospetta nel bilancio del 2013. Ciò, ovviamente, crea grossa fibrillazione, anche perché siamo stati per mesi in una situazione in cui due dei tre fornitori ufficiali di farmaci si sono “sfilati”, determinando una situazione di scarso rifornimento delle farmacie. Il protrarsi di queste condizioni aumenta sempre il rischio che le farmacie pubbliche perdano la “clientela” a tutto vantaggio del privato, nel senso che una persona che entra in una farmacia pubblica e non trova il farmaco di cui ha bisogno, semplicemente si rivolge alla privata. Del resto,ci sono stati anche dei ritardi da parte dell’azienda Farmacap nell’ adozione di una politica di contenimento dei prezzi, o di sconti sull’acquisto dei farmaci, che mirasse a contenere il fenomeno di dispersione della clientela. Oggi la situazione è in via di miglioramento con il rientro del maggior fornitore.
Per quanto riguarda il “Sociale”, siamo in una situazione che, nel corso degli anni, ha visto un logoramento costante e progressivo del servizio. Vi è una costante perdita di utenza, il cui mancato rinnovamento, in un servizio sociale rivolto agli anziani, porta con sé un declino inesorabile. Diciamo che si sconta la mancanza di piani di sviluppo e l’Amministrazione comunale e l’Assessore di riferimento non forniscono certezze.

Un punto che volevamo toccare è proprio questo: a parte gli effetti devastanti della “spending review” su aziende come la vostra, nella Farmacap c’è anche un problema di mala gestione, che voi come USI avete sempre sottolineato…
Sì e per affrontarlo dobbiamo toccare un nodo non solo delicato, ma anche complesso come quello dei bilanci. Partiamo dal fatto che il bilancio del 2011 ha avuto diverse stesure. Ne abbiamo avuto una prima che prevedeva un bilancio in positivo e una seconda con un passivo di 1,4 mln alla quale però la vecchia direzione non aveva apposto la “firma tecnica”. La nuova direzione generale, invece, attraverso una due diligence commissionata ad una società esterna, ha rilevato, per l’anno 2011, un passivo di circa 10 milioni di Euro. Abbiamo chiesto da dove venisse tale passivo, a fronte di un bilancio precedente che invece, non ne faceva cenno, e ci sono state fornite una serie di spiegazioni, compresa, ad esempio, una nuova stima degli immobili aziendali, e una revisione dei valori di magazzino. Tale nuova stesura del bilancio è stato approvata dal Consiglio comunale. Ma anche in Consiglio, tra chi aveva seguito la vicenda, ci sono state delle astensioni. Ciò nonostante, vi è stata l’approvazione e sono stati dati 15 milioni di Euro a copertura del “buco”. Ancora maggiori sono le nostre preoccupazioni per i bilanci relativi agli anni 2013 e 2014: il fatto è che se si continua con queste passività, si crea un volano per la privatizzazione dell’azienda, arrivando alla vendita delle farmacie comunali o alla trasformazione da Azienda speciale a Società per azioni, con quote da destinare ai privati. A Roma e nel resto del territorio nazionale, non sono pochi gli avvoltoi cui fanno gola le farmacie pubbliche. Tenete presente che le 44 farmacie comunali di Roma, con il loro fatturato e le loro forniture svolgono una importante funzione di regolatore del mercato cittadino del farmaco, eliminando il quale si potrà lasciare ulteriore e piena libertà agli “spiriti animali” del Capitale..

Puoi farci un quadro dei molti incontri, dei “tavoli tecnici” con le istituzioni cui le OOSS, USI compresa, hanno partecipato?
Noi abbiamo avuto diversi incontri con l’assessore alle politiche sociali, Rita Cutini, la quale, rispetto a Farmacap, ha espresso idee precise: salvaguardia occupazionale e mantenimento dell’assetto pubblico dell’azienda. Non è tuttavia chiaro, dopo la pressione del governo nazionale quali saranno gli ulteriori sviluppi. L’assessore non ha dato informazioni in merito a progetti concreti per il rilancio dell’azienda, e questo per noi rappresenta un limite e una preoccupazione. La stessa carenza la riscontriamo nella Commissione politiche sociali che è stata convocata con tutte le parti, compresa la direzione aziendale, più di un mese e mezzo fa: solo generiche indicazioni rispetto alla salvaguardia dell’azienda. Troppo poco, a fronte di una situazione grave sotto una molteplicità di profili, come testimonia la questione che, rispetto al pagamento degli stipendi, si è registrata nel mese di febbraio: la Banca Mps, secondo la versione aziendale, aveva bloccato il fido, e quindi c’era stato un grosso problema di liquidità, risoltosi recentemente. Ma la soluzione di tale, incresciosa situazione, non ci ha portato fuori dall’emergenza. Il 24 marzo è stato nominato un Commissario Straordinario, Franco Alvaro, che è per noi una vecchia conoscenza, essendo stato Direttore del V Dipartimento (quelle delle Politiche Sociali) nelle giunte di centro-sinistra. La nostra preoccupazione rimane però quella che dopo il 25 maggio, data delle elezioni europee, si presenti una ipotesi peggiorativa per il futuro dell’azienda e dei lavoratori/ci.

Quali sono, esattamente, le mansioni di questo Commissario?
Il compito ufficiale del Commissario straordinario è la definizione di un nuovo piano industriale dell’azienda. Il consiglio di amministrazione decaduto, a suo tempo nominato dalla giunta Alemanno e presieduto da Vincenzo Saraceni, approvò un piano industriale che è stato poi confermato dalla attuale direzione generale, ma che non è piaciuto né all’assessore, né ai consiglieri comunali. Sarà compito del commissario straordinario ridefinire il piano industriale dell’azienda. Ovviamente, noi interpretiamo la nomina del Commissario come un gesto di “attenzione” verso l’Azienda da parte della giunta attuale. Ma non si deve far melina, occorre concretizzare un piano di sviluppo dei servizi aziendali, mantenendo al contempo l’ assetto pubblico dell’Azienda.

Per concludere, quali saranno le prossime mobilitazioni che vi vedranno coinvolti?
Noi stiamo spingendo affinché venga messo in campo un percorso, non solo nella nostra azienda, ma in molte altre del Comune di Roma. Dopo la manifestazione che è culminata sotto il Campidoglio lo scorso 6 marzo, organizzata dall’USI e dall’USB, ci rivediamo il 6 maggio. È chiaro che non dormiamo sonni tranquilli: è impossibile, del resto, sotto il Governo Renzi.

A cura de Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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