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(5 Febbraio 2011) Enzo Apicella
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Getronics: Dirigenti duramente contestati dai lavoratori e dalle lavoratrici. Urla, slogan e monetine.

Il presidente della Getronics Roberto Schisano ha deciso di regalare pezzi produttivi della filiale italiana alla Compagnia delle Opere e ad un'azienda controllata dallo stesso Schisano.

(16 Febbraio 2005)

(Nino Stella) – Fischi e lanci di monetine. Slogan duri e contestazioni al gruppo dirigente, compreso il Presidente Roberto Schisano(recentemente rinviato a giudizio per la vicenda Op Computer). I lavoratori e le lavoratrici della Getronics hanno risposto ed aderito in maniera massiccia allo sciopero di 8 ore indetto martedì scorso ed in massa si sono presentati davanti al Ministero per le Attività Produttive. I cosiddetti “colletti bianchi” ed i tecnici della multinazionale olandese hanno sorpreso per lo spirito militante e la lotta antagonista gli stessi funzionari del ministero ed anche i sindacalisti nazionali. “L’unica cessione intelligente quella del gruppo dirigente”. “Con Schisano non ti sbagli nelle aziende solo tagli”. Gli slogan più urlati. Nella multinazionale olandese siamo arrivati alla resa dei conti. Emergono le vere strategie aziendali. Schisano sostenuto dalla lobby clericale della Compagnia delle Opere ha ceduto un ramo aziendale produttivo di 80 milioni di euro di fatturato(un terzo del fatturato complessivo della Getronics) alla società Alchera (creata e controllata da Schisano e da alcuni amici americani). La filiale italiana della multinazionale olandese non riuscirà a sopravvivere con il fatturato residuo e quindi si attuerà quello che il presidente Schisano va dichiarando da anni: piccoli presidi territoriali per mantenere un “buon rapporto” con gli enti e le amministrazioni pubbliche per gestire commesse, utilizzando manodopera “flessibile” con contratti precari e “controllati” da vari “responsabili delle risorse umane” per attuare mobbing, vessazioni e ricatti psicologici. Un gruppo dirigente nazionale e locale, quello della filiale italiana della multinazionale olandese, che ha usato tecniche di pressione psicologica, false negoziazioni, spaccature, divisioni, guerre tra poveri. Per non parlare delle vere e proprie vessazioni, rimozioni di mansioni, provvedimenti disciplinari, persecuzioni di invalidi, lavoratrici scomparse dalle planimetrie aziendali, scrivanie e telefoni che scompaiono ed appaiono. Metodi utilizzati da una vera e propria “consorteria” che ha operato issando la bandiera della Getronics. Nomi e cognomi di questi veri e propri “mobber” istruiti e formati in alcuni corsi di formazione “professionale” per risorse umane organizzati a Milano da professionisti “formati” dalle varie “fondazioni” o strutture parallele delle multinazionali, li faremo nei prossimi giorni. Ce li stanno fornendo i lavoratori, con le decine di email che ci stanno inviando. Tornando alla manifestazione di Martedì, la delegazione aziendale non ha affatto sospeso la procedura per la cessione del ramo aziendale, come, in un primo momento avevano assicurato le organizzazioni sindacali nazionali. Anzi ha confermato le proprie intenzioni. Quello che ci meraviglia è l’atteggiamento passivo e difensivo di Fiom, Fim, Uilm. Non ci risulta che siano stati contattati avvocati per impugnare il provvedimento di cessione di ramo aziendale, non sono state presentate formali denunce per appropriazione indebita e per truffa contro il gruppo dirigente della Getronics per avere beneficiato di soldi pubblici indirettamente avendo usufruito di una cassa integrazione straordinaria presentando un piano industriale che sostanzialmente non è mai stato applicato, ma, è stato un documento formale solo per ottenere il visto per l’approvazione della pratica di cigs. Le stesse azioni di lotta rischiano di alimentare rassegnazione tra i lavoratori. Bisogna occupare e dichiarare assemblee permanenti le filiali in tutt’Italia, coinvolgere le Prefetture, i deputati eletti territorialmente, i consigli comunali, i Presidenti delle Giunte regionali. Bisogna coinvolgere soprattutto quegli enti ed amministrazioni locali che hanno un rapporto contrattuale con la Getronics e pretendere che le commesse che vengono concesse alla multinazionali siano vincolate alla salvaguardia dei livelli occupazionali dei lavoratori sui vari territori. Alcuni lavoratori, illusi da vari capetti aziendali, credono di sentirsi “garantiti” perché tranquillizzati dai loro sponsor. Alla Getronics nessun lavoratore è garantito. L’unica garanzia è la lotta. La grande risposta delle lavoratrici e dei lavoratori di Martedì scorso, gli slogan, le bandiere, i cartelloni, i fischi, rappresentano immagini, colori e suoni di un grande emancipazione culturale e sindacale dei cosiddetti “colletti bianchi”, soggetti che per anni sono stati ripudiati, a torto o ragione dalla classe operaia perché troppo vicini al padrone. La lotta dei “colletti bianchi” è la dimostrazione che l’impoverimento delle condizioni di vita e di lavoro, la crisi investe tutte le classi sociali. E, la risposta deve essere collettiva. Senza aspettare gli “ordini” dal sindacato nazionale. In molti casi è utile scavalcare anche il sindacato nazionale, per anni troppo impegnato a “concertare” , dialogare o ad esaltarsi per qualche virgola in più o meno dei cosiddetti “piani industriali”. Noi continueremo a fare controinformazione. Ci arrivano email di lavoratori Getronics da varie filiali italiane, ma, anche dai lavoratori spagnoli. Le Commissioni Operaie spagnole, il sindacato spagnolo denunciano strane cessioni di rami aziendali della filiale iberica della Getronics. Nei prossimi giorni pubblicheremo il loro bollettino. Come pubblicheremo i nomi della “consorteria” di mobber che attuano sistematicamente vessazioni e condizionamenti psicologici contro i lavoratori, alla faccia dei cosiddetti “codici etici aziendali” che di fatto sono vere e proprie operazioni d’immagine per nascondere i veri e propri reati di lesioni personali nei confronti di lavoratori che avvengono in alcune filiali della multinazionali olandese. Da qualche parte sembra che stia indagando la magistratura penale.

Nino Stella

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