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TURCHIA, sciopero contro Erdogan e le privatizzazioni dopo ecatombe in miniera

(15 Maggio 2014)

La confederazione dei sindacati “Kesk” accusa il governo per la morte di 282 lavoratori. Ieri presa a calci l’auto del premier che si è dovuto rifugiare in un supermercato.

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Scontri ieri ad Ankara (foto Afp)

Roma, 15 maggio 2014, Nena News – Giornata di lutto nazionale e di sciopero duro in tutto la Turchia proclamato dalla confederazione dei sindacati “Kesk” per protestare contro il disastro alla miniera di Soma dove sono morti 282 lavoratori mentre svaniscono le speranze di ritrovare ancora in vita gli oltre cento intrappolati a 400 metri di profondità. “Quelli che praticano la politica delle privatizzazioni mettono in pericolo la vita dei lavoratori in nome della riduzione dei costi. Perciò sono colpevoli della strage di Soma e ne devono rispondere”, hanno scritto in un comunicato i sindacati in evidente riferimento alla politica portata avanti dal governo islamista del premier Erdogan.

Accuse ben fondate alla luce dell’atteggiamento mantenuto dall’esecutivo in questi ultimi anni nelle politiche del lavoro e per la sicurezza dei lavoratori. “A Soma non è stato un incidente, è stato un massacro provocato dalle privatizzazioni”, ha protestato anche il segretario del Partito dei Lavoratori, Hasan Basri Ozbey. Privatizzazioni “selvagge”, rincarano la dose i sindacati ricordando i rapporti stretti tra il governo e le oligarchie economiche che dominano la Turchia.

Il proprietario della miniera di Soma, riferiva ieri il quotidiano Hurriyet, nel 2012 andava in giro a vantarsi di avere ridotto, dopo la privatizzazione, da 130 a 24 dollari il costo di una tonnellata di carbone, tagliando in ogni modo il costo del lavoro. E con esso, si è capito dopo il disastro, anche la sicurezza dei lavoratori. I sindacati in passato avevano chiesto l’apertura di una inchiesta sugli incidenti registrati negli ultimi tempi a Soma ma la proposta è stata bocciata dal partito Akp di Erdogan, che controlla il Parlamento, con la motivazione che le autorità competenti avevano condotto almeno quattro ispezioni nella miniera negli ultimi due anni, elogiando i dispositivi di sicurezza.

Ispezioni fasulle, visto ciò che è successo, senza dimenticare che non pochi dei minatori morti o rimasti feriti lavoravano in nero. Non è un caso peraltro che la Turchia di Erdogan sia il paese della zona europea con il tasso più alto di incidenti sul lavoro.

Non meravigliano perciò la rabbia e le proteste divampate ieri in varie città della Turchia contro in governo che ha fatto del sostegno al capitalismo sfrenato e al profitto la sua linea programmatica. Erdogan è stato duramente contestato a Soma dove i parenti delle vittime lo hanno accolto con fischi e grida, la sua auto è stata presa a calci. Ad un certo punto, su indicazione delle guardie del corpo, il primo ministro si è dovuto rifugiare in un supermercato in attesa del ritorno alla calma. Manifestazioni e scontri con la polizia sono avvenuti anche a Kizilay (Ankara) e nel centro di Istanbul.

Erdogan ha promesso un’inchiesta su quanto accaduto a Soma ma ha offeso i parenti delle vittime affermando che i disastri nelle miniere sono “frequenti”, facendo riferimento ai minatori morti in varie parti del mondo in incidenti nel XIX e nel XX secolo. Nena News

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