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(17 Giugno 2012) Enzo Apicella

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Unire le forze contro l'Unione europea,
per un'alternativa di classe e internazionalista

Dichiarazione delle sezioni europee della Lit-Quarta Internazionale

(23 Maggio 2014)

In occasione delle elezioni del prossimo 25 maggio per il rinnovo del Parlamento Europeo, noi della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale (Lit-QI) ci rivolgiamo alle militanti e ai militanti delle lotte della classe lavoratrice e della gioventù, a tutti quelli che resistono alla catastrofe sociale causata dalle politiche dell'Ue e dei suoi governi. Di fronte all'unità del capitale finanziario europea e dei suoi governi attorno a questa macchina da guerra sociale che è l'Unione Europea, noi lavoratori e oppressi del continente dobbiamo rispondere uniti. Solo così fermeremo i loro piani, metteremo in crisi il progetto imperialista dell'Unione Europea e apriremo la strada all'Europa unita dei Lavoratori e delle Masse Popolari .


L'UE, una macchina da guerra imperialista contro i lavoratori e le masse popolari d'Europa
Le due correnti maggioritarie nel Parlamento Europeo, il Partito Popolare Europeo e il Partito Socialista Europeo, integrate dai rispettivi partiti nazionali social-liberali e di destra, rappresentano gli interessi della grande borghesia del continente. Le differenze relative tra di loro non esprimono altro che gli attriti tra i diversi settori della borghesia imperialista europea, nel mezzo della crisi capitalista più profonda dal primo dopoguerra mondiale.
Nei Paesi in cui governano, questi partiti cantano le lodi di una rachitica “ripresa”, che non è altro che un recupero dei benefici padronali a costo dell'abbassamento dei salari, la proliferazione dei contratti precari e i tagli nel bilancio pubblico, con lo sfondo di una massiccia disoccupazione che raggiunge proporzioni selvatici nella periferia dell'Ue. Quando passano all'“opposizione”, criticano il governo di turno e dicono che bisogna difendere lo Stato Sociale e, tornati al governo, applicano la stessa politica.
La recente offensiva di tagli ai lavoratori e favori ai padroni, lanciata da Hollande in Francia, o il fatto che il candidato “socialista” a presiedere la Commissione Europea sia Schultz, il rappresentante di un partito, l'Spd, che governa in coalizione con la Merkel, non lascia in piedi nulla della retorica dei candidati socialisti.
Sono questi partiti che, nel nome di una grande capitale europeo perfettamente gerarchizzato, gestiscono organismi come la Commissione Europea e governano nei Paesi, applicando piani d'austerità e controriforme che devastano le conquiste ottenute nel secondo dopoguerra e collocano la periferia europea sotto il controllo diretto di Berlino e Bruxelles. Attraverso i piani di guerra sociale diretti e coordinati dall'UE, sotto comando tedesco, stanno portando avanti il brutale aggiustamento strutturale del continente che le grandi banche e multinazionali europee esigono per competere nelle nuove condizioni del mercato mondiale.


“Rifondare” l'UE e rinunciare alle rivendicazioni o rompere con l'UE e aprire il passo a una Europa dei lavoratori e delle masse popolari: questo è il dilemma
I partiti raggruppati nel Pse (Partito della Sinistra Europea, costituito da Front de Gauche, Izquierda Unida, Bloco d'Esquerda, Die Linke, Syriza e Rifondazione Comunista) si presentano come l'alternativa di sinistra ai partiti socialisti e alla destra e candidano Alexis Tsipras, il leader greco di Syriza, come candidato a presiedere la Commissione Europea. Parlano di una “Europa dei popoli”, criticano l'“austericidio” e reclamano un'“Europa sociale e democratica”. E tuttavia, non metteno in discussione l'Ue e le sue strutture e accettano, al contrario, le sue norme e regole di gioco.
Per i partiti della Sinistra Europea, l'Unione Europea non è una macchina da guerra del capitale finanziario europeo contro i lavoratori e le masse popolari ma, al contrario, un apparato “neutrale”, che sarebbe sotto sequestro delle forze oscure della finanza e dovrebbe essere riscattato dalla cittadinanza. Si tratterebbe, insomma, di “rifondare l'Ue”.
Ma facendo questo, il Partito della Sinistra Europea nasconde ai lavoratori europei il vero carattere dell'Unione Europea e contribuisce a contrastare il legittimo carico di odio che si estende inarrestabile tra le masse lavoratrici del continente contro questa macchina da guerra del capitale finanziario. E chiude, allo stesso tempo, ogni prospettiva di un'altra Europa alternativa a quella del grande capitale.
Ma non siamo di fronte a un problema ideologico ma piuttosto a un problema molto pratico, giacché “rifondare l'Ue” implica accettare le sue regole e suoi limiti e questo significa sic et simpliciter eliminare dal programma ogni rivendicazione di rottura che metta in discussione i Trattati. È per questo che rinunciano a qualcosa così elementare come la sospensione del pagamento del debito pubblico, in modo da poter svolgere un audit pubblico e rigoroso su come è stato contratto e chi ne sono i responsabili e i beneficiari. Questa misura tanto fondamentale per fermare i tagli e tutelare i servizi pubblici, è sostituita dalla “ristrutturazione del debito”, cioè, continuare a pagare i banchieri creditori.
Per le stesse ragioni, rinunciano anche all'espropriazione delle banche e alla nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia, riducendo le loro rivendicazioni a slogan tanto diffusi come “democratizzazione”, “trasparenza” o “controllo pubblico”. Rispetto alla dittatura che le banche tedesche ed europee esercitano attraverso la Banca Centrale Europea (Bce), si limitano a chiedere “meccanismi di controllo democratico e parlamentare” in modo da assoggettarlo alle autorità politiche, le stesse autorità –diciamo noi– che designano i personaggi dei circoli delle grandi banche private alle alte sfere della Bce.
Il Pse sa, inoltre, che che le rivendicazioni che include nel suo programma, come il porre fine ai tagli o rispedire al mittente le controriforme del lavoro e delle pensioni, che sono state espressamente imposte dalla Troika, sono impossibili da ottenere nel quadro dell'Ue e esigerebbero la rottura della Ue. È qualcosa che può capire chiunque. Ma il Pse è incapace di concepire un'Europa che rompa con il capitale.
È un vero dramma che questa politica della sinistra ufficiale permetta all'estrema destra e al fascismo e a movimenti populisti e reazionari (come quello di Grillo in Italia) di trarre vantaggio politico dal legittimo odio delle masse popolari verso l'Ue e le sue politiche mentre alimentano il razzismo e la xenofobia per porre i lavoratori gli uni contro gli altri, a beneficio di un settore di capitalisti.
Queste elezioni portano alla ribalta la questione della riforma o della rottura con l'Ue, in cui non c'è spazio per le mezze misure. Applicare un programma di uscita dalla crisi a favore dei lavoratori è radicalmente incompatibile con la permanenza nella Unione europea. Difendere un tale programma esige, nei Paesi del centro dell'Ue, che si denuncino i Trattati e si esiga lo scioglimento dell'Ue. E nei Paesi sottomessi della periferia, smettere di pagare il debito e rompere con l'Ue.
Questa lotta non può essere condotta separatamente nei diversi Paesi. Non ci sono soluzioni nazionaliste Paese per Paese. Il nazionalismo non è il campo della classe operaia. La lotta è unica, comune, di tutta la classe lavoratrice del continente per fermare i piani di austerità e le controriforme, sconfiggere l'aggiustamento strutturale in corso, rompere il dominio del capitale finanziario e spianare la strada alla creazione di governi dei Lavoratori e a un'Europa dei Lavoratori e delle Masse Popolari, che sia l'espressione dell'unione libera e volontaria degli Stati socialisti dell'Europa.


Un programma di classe e internazionalista
Le elezioni europee devono servire per avanzare nella costruzione di un polo classista, rivoluzionario e internazionalista.
La classe operaia dei Paesi imperialisti centrali, sottomessa al ricatto delle delocalizzazioni, si trova di fronte al falso dilemma tra l'abbassare i propri salari e il suo tenore di vita o la disoccupazione. Nel frattempo, i governi della periferia assoggettano i lavoratori a una corsa verso l'abisso: quanto più scendono i salari e aumenta il declino sociale, tanto più è “competitivo” il Paese nell'attrarre le imprese che delocalizzano. In questo gioco, vince solo la borghesia imperialista. Gli interessi dei lavoratori come classe possono essere esercitati solo uniti e in una lotta internazionale. L'assaggio di sciopero generale europeo del 14N (14 Novembre 2012) ha dimostrato che l'unità internazionale è possibile e necessaria per lottare contro l'aggiustamento strutturale, i governi che lo applicano e l'Ue che lo dirige.
Non c'è modo di spezzare la spirale di tagli della spesa pubblica, tagli salariali e controriforme e di mettere fine alla disoccupazione strutturale, senza mettere in questione le più profonde esigenze del capitale imperialista e la divisione internazionale del lavoro che impone nel continente, e in definitiva, senza farla finita con l'Ue, sia affrontando il proprio imperialismo che lottando contro di esso nella periferia dell'Europa.

Ecco alcune delle misure che riteniamo necessarie:

Basta tagli e privatizzazioni! Ripristino dei diritti svenduti e dei servizi pubblici privatizzati. Contro il pagamento del debito pubblico! Che è il principale strumento di sottomissione degli Stati. I deficit con cui i governi giustificano i tagli non sono altro che lo strumento per espropriare i bilanci pubblici per garantire benefici alle banche creditrici, che fanno profitti parassitando i bilanci statali e speculando. Carcere e l'espropriazione dei beni per i corrotti.

Espropriazione delle banche e loro unificazione per centralizzare il sistema del credito a favore della riorganizzazione dell'economia, garantendo i depositi dei piccoli risparmiatori. Controllo dei movimenti di capitali e monopolio del commercio estero. Moratoria dei debiti dei lavoratori, dei contadini e dei piccoli imprenditori che sono disoccupati o in rovina.

Abrogare le controriforme del lavoro approvate per facilitare i licenziamenti e i tagli salariali e per cancellare la contrattazione collettiva. È possibile porre fine alla disoccupazione, suddividendo il lavoro tra tutti, senza tagliare i salari! C'è bisogno di un grande piano di opere pubbliche, sociali e ecologiche per creare posti di lavoro. Bisogna nazionalizzare i settori e le imprese strategiche, sotto il controllo dei lavoratori, riorganizzando l'economia e riaprendo le imprese chiuse.

Abbasso i contratti spazzatura! Per il diritto dei giovani al lavoro: No alla “doppia scala” dei salari! No alla precarizzazione dei contratti e all'abbassamento dei salari! Per una giornata lavorativa di 6 ore per gli studenti lavoratori.

Lotta contro la violenza maschilista! Per il diritto della donna a disporre del proprio corpo. No alla diseguaglianza salariale: a lavoro uguale, uguale salario. No ai tagli, più posti negli asili nido. Contro tutte le oppressioni verso le persone di orientamento sessuale Lgbt.

Contro la xenofobia e il razzismo! Abolizione della direttiva della vergogna e delle leggi sull'immigrazione. Smantellamento dei centri di “detenzione” degli immigrati. Uguaglianza di diritti salariali, sindacali e politici. Difesa dei lavoratori immigrati contro la destra estrema e fascista (Fronte Nazionale, Wilders, Ukip in Inghilterra, Alba Dorata, ecc.)

L'ambiente viene sistematicamente aggredito, nella periferia e nei Paesi del Nord. È, insieme ai diritti dei lavoratori e sociali, l'altra grande vittima della crisi capitalista. La sua difesa è un compito fondamentale della classe lavoratrice.

La nascita di governi "tecnici", progressiva autonomia dei governi rispetto alle maggioranze parlamentari o il loro disprezzo per le regole di un regime parlamentare già abbondantemente marcito, sono sintomi di una deriva autoritaria, che è accompagnata da azioni allarmanti quali il la repressione violenta da parte della polizia greca i lavoratori in sciopero della metropolitana di Atene, le limitazioni al diritto alla rappresentanza sindacale nelle imprese italiane o il progetto di legge di pubblica sicurezza spagnolo che criminalizza le proteste sociali. La difesa dei diritti democratici è diventato un compito essenziale. Abbasso tutte le misure contro la libertà di espressione, il diritto di organizzazione e la libertà di manifestazione!

Dobbiamo fare una menzione speciale alla difesa del diritto delle nazioni oppresse alla autodeterminazione, una rivendicazione di massima attualità nello Stato spagnolo, come conseguenza della richiesta di una grande maggioranza di catalani di realizzare un referendum per decidere le relazioni della Catalogna con la Spagna.

L'Ue non solo sottomette i Paesi della sua periferia ad Est e a Sud, ma costituisce altresì un prezioso strumento diplomatico delle grandi potenze europee per difendere i loro interessi commerciali e geopolitici nel mondo. La sua azione in Afghanistan, Libano e Palestina, la sua vergognosa complicità con la dittatura genocida di Al Assad in Siria, la sua politica annessionista verso l'Ucraina, i trattati di libero scambio con i Paesi africani o latinoamericani o gli interventi coloniali francesi in Africa, definiscono una politica imperialistica di rapina, sempre all'ombra degli Stati Uniti. Lo smantellamento delle basi statunitensi in Europa, l'uscita dalla Nato e il ritiro di tutte le truppe all'estero è una rivendicazione immediata.



Mas (Movimento Alternativa Socialista – Portogallo)
Pdac (Partito di Alternativa Comunista – Italia)
Corriente Roja (Spagna)
Lct (Ligue Communiste des Travailleurs – Belgio)
Isl (International Socialist League – Gran Bretagna)

Fonte

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