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(25 Aprile 2010) Enzo Apicella

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    ELEZIONI EUROPEE 2014: CRESCONO SOLTANTO L’ASTENSIONE E IL PD COME COALIZIONE DOMINANTE.

    SUBITO ALL’ORDINE DEL GIORNO L’OPPOSIZIONE DI SINISTRA di

    (26 Maggio 2014)

    renzi

    All’interno di un quadro europeo molto complesso e anche preoccupante, in particolare ma non solo nel risultato francese, il voto del 25 Maggio ripropone, naturalmente in termini diversi dal passato, un “caso italiano”.
    In precedenza a entrare nel merito di alcune, ancora parzialissime considerazioni politiche, sarà bene però cimentarsi con i numeri: non con le percentuali ma con le ben più significative cifre assolute.
    Come previsto è salita la quota del “non voto” (sicuramente favorito dalla limitata apertura dei seggi alla sola domenica). In sostanza i voti validi che nel 2009 erano risultati 30.540.434 risalendo nel 2013 a 34.005.755 nel 2014 sono scesi a 27.332.101 (questi dati si riferiscono praticamente all’esito definitivo, mancano si è no 100 sezioni su oltre 60.000). Tra il 2013 e il 2014 il “non voto” (astenuti, bianche, nulle) è cresciuto di 6.673.654 unità.
    Il totale dei non esprimenti un voto valido, nell’occasione di queste elezioni europee, è stato sul territorio nazionale di 21.924.102 elettrici ed elettori (risultavano iscritti nelle liste 49.256.203 elettrici ed elettori).
    Il PD esce da questa tornata elettorale come sicuro e indiscutibile vincitore: è il PD di Renzi (particolare da ricordare con attenzione) che è salito a 11.156.918 suffragi incrementando il proprio bottino di 2.510.884 unità rispetto al 2013 (in quell’occasione il PD aveva raccolto 8.646.034 voti, mentre nel 2009 si era fermato a 7.980.455 voti).
    Molto netta la flessione fatta registrare dal Movimento 5 Stelle passato dagli 8.691.406 voti del 2013 (nel 2009 il M5S non era presente) agli attuali 5.783.633 con una flessione di 2.907.773 suffragi.
    Esaminiamo adesso la situazione dell’ex-PDL. Nel 2009 il partito berlusconiano che teneva ancora assieme Forza Italia e Alleanza Nazionale aveva ottenuto 10.767.965 voti, ridottisi nel 2013 (scontata la scissione di FLI) a 7.332.134. Ieri Forza Italia ha realizzato 4.597.447 consensi che uniti all’1.189.509 di NCD sommano a 5.786.956 voti riducendo ulteriormente l’area dell’ex Partito delle Libertà di 1.545.178 voti. Fratelli d’Italia, nel frattempo, pur non conseguendo il quorum del 4% ha fatto registrare una crescita di oltre 350.000 voti, passando da 666.765 nel 2013 a 1.002.054 nel 2014.
    Tra il 2013 e il 2014 è cresciuta anche la Lega Nord passando da 1.390.534 voti a 1.685.894 (più 295.360), è necessario però ricordare che il bottino della Lega alle Europee del 2009 era stato di 3.123.859 suffragi.
    Clamoroso, assolutamente clamoroso, l’esito verificatosi al centro dello schieramento politico: nel 2009 l’UDC (adesso alleata del NCD) aveva ottenuto 1.991.329 voti mentre nel 2013 la coalizione raccolta attorno a Monti e comprendente la stessa UDC e il FLI di Gianfranco Fini aveva toccato la quota di 3.591.541 voti. Un patrimonio completamente disperso in quanto Scelta Europea, nel 2014 ha ottenuto soltanto 195.716 voti: quasi 3.400.000 voti dispersi nell’arco di 15 mesi trascorsi dai centristi, tra l’altro, ininterrottamente al governo con Monti, Letta e lo stesso Renzi.
    • A sinistra la Lista Tsipras ha superato il quorum di un soffio con 1.101.799 voti: i raffronti in questo caso risultano assai complessi da eseguire. In ogni caso nel 2009 la Federazione della Sinistra aveva raccolto 1.034.730 consensi e l’appena nata Sinistra e Libertà 951.727 voti per un totale di 1.986.457 voti. Da notare che nel 2009 l’IDV di Antonio Di Pietro aveva ottenuto 2.439.250 voti. Nel 2013 la lista di Rivoluzione Civile aveva raccolto 765.189 voti e SeL 1.089.231 per un totale di 1.854.420. La Lista Tsipras fa così segnare, eseguendo questo tipo di raffronto una flessione di 752.621 voti, in parte recuperati dalla presentazione autonoma dell’IDV (179.256 voti: una débâcle, se raffrontata al 2009, delle dimensioni più o meno dei centristi) e dei Verdi (245.119 voti). Sommando questi suffragi di IDV e Verdi (che nel 2013 facevano parte della coalizione di Rivoluzione Civile) la flessione fatta registrare dalle componenti di sinistra della Lista Tsipras si riduce a 424.375 voti.
    Tutti questi dati dovranno essere sottoposti ad attenta verifica al fine di valutare gli scostamenti e i passaggi da lista a lista nel senso della cosiddetta “volatilità elettorale”: la prima impressione però è quella di una confluenza di voti in uscita dai centristi e dal centrodestra verso il PD, capace di imporsi attraverso l’esaltazione del meccanismo della personalizzazione della politica e di un presunto “decisionismo” mediatico quale vero e proprio soggetto “a coalizione dominante”. Più verosimile che la forte flessione fatta registrare dal M5S possa essere confluita nell’astensione, che comunque ha ricevuto impulso da tutti i settori politici.
    Quali provvisorie conclusioni si possono trarre, da un punto di vista di sinistra, da questi risultati?
    La prima impressione fa ribadire quanto già sostenuto in occasione delle primissime valutazioni sviluppate ancora in presenza di semplici proiezioni: un esito che dimostra, per prima cosa, come un paese sfibrato abbia tentato nuovamente di affidarsi a una sorta di "Lord Protettore", a "un uomo solo al comando" e alle sue promesse. Si rafforzano così fenomeni che possiamo ben giudicare come di vera e propria regressione democratica come quello della personalizzazione esasperata e di istanze di tipo ultra maggioritario che possono essere considerati frutto di un intreccio tra disperazione e acquisizione compiuta di un certo tipo di concetto di post-democrazia. Pare proprio, infatti, aprirsi una fase di post democrazia con il superamento degli schemi, sia quello bipolare classico centrodestra versus centrosinistra, sia quello tripolare su cui pareva essersi assestato il sistema politico italiano. Il confronto vecchio/nuovo che pare emergere appare inoltre contenere inquietanti elementi di disprezzo e di insofferenza per la democrazia rappresentativa, cui si accompagna una sorta di esaltazione di mito giovanilistico arditesco il cui combinato disposto non può che inquietare. Risulterebbe profondamente sbagliato riproporre, dunque, da sinistra il vecchio schema del centrosinistra, che risulta del tutto antistorico e non rispondente alla realtà del sistema politico italiano così come questo si va assestando.
    In secondo luogo, tornando al piano più propriamente riferito alla prospettiva politica si può confermare come si apra per intero il discorso dell'opposizione. Un’opposizione alla “coalizione dominante” formata al proprio interno dal PD di Renzi. Quattro elementi devono essere fondativi di questo disegno politico: misurarsi sulle grandi contraddizioni sociali, prima fra tutte quella tra capitale e lavoro, sul tema della democrazia, su quella derivante dalla devastazione del territorio e su quella dell’evidente dilagare della “questione morale”. Sullo sfondo le grandi questioni della pace e della guerra a livello mondiale e le novità che sicuramente sul piano politico interverranno all’interno dell’Unione Europea.
    Un’opposizione da condursi senza sconti favorendo l'apertura di un ciclo di lotte sociali e muovendoci in perfetta controtendenza rispetto al tipo di "agire politico" dominante. Un’opposizione che ha necessità di organizzarsi in un’adeguata soggettività politica provvista di una propria identità. Questo risultato elettorale, per il valore che può avere sul piano sistemico e della fase ci indica quest’orizzonte da perseguire con immediatezza e tenacia.

    Franco Astengo

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