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Un voto contro la Ue e l'Euro:
ma capitalizzato dalla destra

Solo un'alternativa rivoluzionaria può fermare la destra
e sconfiggere l'Europa dei banchieri e dell'austerità

(27 Maggio 2014)

dichiarazione del Comitato Centrale del Pdac

Quattro sono gli elementi che, combinati tra loro, descrivono l'esito del voto per le elezioni europee: primo, cresce l'astensione in tutta Europa (in Italia vota circa un elettore su due); secondo, di là da qualche eccezione (tra cui il dato del Pd in Italia), i partiti del Ppe e del Pse, che oggi governano l'Europa, perdono voti; terzo, salvo la Grecia, la sinistra riformista ed europeista raccoglie solo una minima parte del malcontento; quarto, cresce in forme impressionanti l'estrema destra, incluso la destra esplicitamente fascista.

Il dato più grave è quello che riguarda la destra, nelle sue varianti, ma in particolare la destra estrema, che diventa con il Front National il primo partito in Francia; il primo partito in Gran Bretagna, con l'Ukip razzista di Nigel Farage al 30 %; il primo partito in Danimarca; raccoglie percentuali molto alte in Austria (il 20% al Fpoe), in Ungheria (con il 15% allo Jobbik, antisemita), in Olanda, Germania, Polonia e Grecia (il 10% di Alba Dorata). In Italia il voto della destra razzista si esprime con la rimonta della Lega Nord di Salvini, che recupera dopo gli scandali sulla corruzione.

Mentre la sinistra riformista (Sel, Prc) si proclama europeista, sostenitrice dell'euro e di una impossibile riforma della Ue, il malcontento per le politiche di austerità viene raccolto in primo luogo e soprattutto dai partiti della destra nazionalista e protezionista, razzisti e xenofobi, che cercano di dividere i lavoratori, contrapponendo un settore a un altro, nativi a immigrati. Non smentisce questa lettura l'eccezione della Grecia, dove i riformisti di Tsipras si confermano al primo posto: prodotto indiretto e deformato di anni di ascesa delle lotte, a cui peraltro non danno nessuna prospettiva concreta e coerentemente dalla parte delle masse proletarie.

Anche il voto italiano, pur nelle sue particolarità, non contraddice questa realtà.
Il Pd al 40% (ma in numeri assoluti il risultato è un po' ridimensionato, data l'altissima astensione) è ovviamente un risultato politico per Renzi, che rafforza il suo governo e premia la demagogia del "rottamatore" (gli 80 euro, ecc.) mentre ancora non vi è una percezione chiara degli effetti delle pesantissime politiche anti-operaie che il nuovo governo sta preparando, con il sostegno delle burocrazie sindacali (Cgil in testa), sotto dettatura del grande padronato (che non a caso festeggia la vittoria di Renzi con un balzo delle borse).
Il dato di Grillo, seppure segna una battuta di arresto di questo Movimento che ha un programma reazionario, rimane inquietante e in linea col voto assorbito in altri Paesi dai nazionalisti (si attesta infatti sul 20 %). Il comico miliardario, che incarna la protesta della piccola-borghesia inferocita ed egemonizza anche vasti settori proletari, si colloca comunque al secondo posto, seppure con un largo stacco dal Pd, confermandosi in ogni caso un fenomeno non passeggero e con cui il movimento operaio deve fare i conti.

A sinistra, la lista filo-euro di Tsipras, col sostegno di tutta la sinistra riformista (da Sel al Prc, dai centri sociali di Casarini a settori di intellettualità borghese) supera per un pelo lo sbarramento del 4%. Tanto in percentuale come in voti assoluti ciò significa, in realtà, un arretramento secco, se si pensa che Sel e Prc, nelle precedenti europee, presero complessivamente oltre il 6% dei voti, e in voti assoluti quasi il doppio di quanto ha preso ora la lista Tsipras (circa due milioni contro il milione e cento attuale).
Questo risultato, peraltro, innescherà una nuova spirale di crisi: il conto della festa sarà infatti pagato da Rifondazione, dato che l'ala maggioritaria di Sel (Fratoianni), in accordo con una delle due componenti principali del Prc (Grassi), ne approfitterà per avanzare nel progetto di costruzione di un nuovo partito, sulle medesime basi della lista e sul medesimo programma (cioè un programma riformista e governista), che laddove nascesse risucchierebbe quanto resta del Prc.

In definitiva, lo specchio deformato delle elezioni conferma la necessità, per sconfiggere le politiche della grande borghesia e al contempo sbarrare la strada alla destra razzista, di costruire una sinistra rivoluzionaria, attorno a un programma di contrasto delle politiche di austerità e dei governi borghesi che le applicano; di rottura della Ue, patto imperialista, e di rifiuto del pagamento del debito pubblico; un programma socialista, di esproprio delle banche, di scala mobile dei salari e delle ore di lavoro, di abolizione delle leggi razziste, di sconfitta delle politiche di doppia oppressione della donna, di nazionalizzazione dei settori principali dell'economia, ponendoli sotto il controllo dei lavoratori.
Questa bandiera, la bandiera degli Stati Uniti socialisti d'Europa, è stata sollevata a queste elezioni in Spagna e Portogallo (Paesi in cui è stato possibile tecnicamente presentare liste) dalle sezioni della Lit-Quarta Internazionale, unica forza trotskista presente in vari Paesi europei. Al di là del risultato, come sempre basso in termini di voti per forze che hanno il proprio baricentro nelle piazze e non nelle urne, la campagna congiunta delle sezioni europee della Lit (inclusi i Paesi dove non è stato possibile presentare una lista: Italia, Gran Bretagna, Belgio, ecc.) ha consentito di dare voce alle lotte proletarie, all'Europa degli operai contro l'Europa dei banchieri.

Lo stesso programma rivoluzionario è stato presentato dal Pdac per le elezioni amministrative e in particolare in tre capoluoghi: Bari, Cremona e Caltanissetta. Il nostro risultato va chiaramente al di là del mezzo punto percentuale preso in media dalle nostre liste (in linea con quanto preso dalle altre, poche, liste a sinistra di Rifondazione) e si misura nello sviluppo di una campagna di propaganda rivoluzionaria che abbiamo fatto in queste settimane, e in decine di nuovi contatti presi nelle piazze, con lavoratori e giovani.
E' su questa strada che bisogna continuare a muoversi, pur nelle difficoltà. Certo non seguendo la sinistra riformista ed europeista (quella che ha sostenuto Tsipras) nel vicolo cieco di una illusoria "riforma" di un sistema irriformabile.

Partito di Alternativa Comunista

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