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Elezioni europee: analisi, prospettive di lotta e di organizzazione di classe

(27 Maggio 2014)

Le elezioni europee e i duri contrasti fra le varie forze della borghesia imperialista: una grande opportunità per la ripresa dell’iniziativa di classe e rivoluzionaria

A livello dell’UE…
In generale, le forze tradizionali della borghesia europea, i popolari, la socialdemocrazia e i liberali, i loro partiti di governo, sono stati castigati, perdendo consensi e seggi. Anche la corazzata di Angela Merkel fa acqua.
I popoli europei hanno espresso il loro “no” all’oligarchia finanziaria, alla Troika e ai suoi diktat, alle politiche di austerità e competitività, ai tecnocrati di Bruxelles, che escono delegittimati dalle elezioni. Avanzano le forze radicali ed euro-critiche, apertamente anti-austerity e anti-UE. In alcuni casi progressiste e popolari, e di ciò ci rallegriamo. Ma in altri casi sono di destra, populiste, nazionaliste e fasciste, specie in Francia, Inghilterra, Austria, Ungheria... Sbarrare la strada a queste forze reazionarie, utilizzate dal capitale finanziario per liquidare il più possibile gli interessi, i diritti e le libertà della classe operaia, è una questione all’ordine del giorno.
L’astensione si conferma molto elevata. La percentuale dei votanti in tutta l’UE è solo del 43,1%, al di sotto delle ottimistiche aspettative delle istituzioni europee ed inferiore a quella di processi elettorali di simili dimensioni. Segno evidente della profonda crisi di consenso dei partiti borghesi e riformisti.
Le crepe aperte renderanno più complicata la prosecuzione delle politiche volte a scaricare la crisi sulle spalle dei lavoratori e dei popoli, più incerto e ingovernabile il progetto imperialista di costruzione europea.
I gruppi dominanti saranno spinti a coalizzarsi. Non certo per rendere l’UE “più democratica”, ma più regressiva sul piano politico e sociale. La lotta contro questa istituzione dei monopoli capitalistici è dunque destinata ad acutizzarsi.

Italia: tra crescente protesta popolare…
In Italia il malcontento e la protesta verso le misure antipopolari, la disillusione e il rifiuto consapevole e di massa dell’UE, si sono espressi in diverse forme.
In primo luogo, l’astensionismo che ha raggiunto con il 41,3% il massimo storico. Il calo rispetto le precedenti europee è stato di 8 punti percentuali.
Ciò significa che più di 20,4 milioni di elettori non si sono recati alle urne. In moltissime province del meridione, massacrato dall’austerity, la maggioranza non ha votato.
A ciò dobbiamo aggiungere un milione e mezzo di schede bianche e nulle.
Sono cifre enormi se si considera che l’Italia si è storicamente caratterizzata per un’alta partecipazione al voto e tutte le alte cariche dello Stato e le forze politiche tradizionali sono schierate a difesa dell’UE e dell’euro.
Questi dati riflettono la divaricazione sempre più ampia fra un pugno di parassiti e di ricchi da un lato e grandi masse di lavoratori, disoccupati, pensionati, donne degli strati popolari, vittime del capitale, dall’altro.
Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista, del quale facciamo parte, ha chiamato al boicottaggio delle elezioni europee 2014, ponendosi politicamente alla testa del rifiuto del voto all’UE delle banche e dei padroni. Rivendichiamo come giusta tale scelta, che ha visto un notevole riscontro nelle masse operaie e popolari. Da qui si riparte, coscienti che il compito storico è la trasformazione del rifiuto in movimento di massa rivoluzionario.
In secondo luogo, la protesta contro le politiche dell’UE e i partiti borghesi si è espresso con il voto al M5S di Grillo e Casaleggio, che con la sua demagogia ha intercettato il malcontento trasversale di ampi strati sociali, specie piccolo-borghesi, impoveriti e schiacciati dalla crisi, senza però poter offrire nessuna alternativa di cambiamento. La sua presa elettorale resta di dimensioni consistenti, ma perde circa 3 milioni di voti rispetto le scorse politiche. Le spaccature interne al M5S si approfondiranno, e su ciò dovremo intervenire per sviluppare processi di organizzazione e lotta.
In terzo luogo, la Lega Nord con la sua linea antieuro e antimigranti, ma sempre pro-capitalismo, ha recuperato una parte dei consensi nel suo bacino di insediamento, restando però al 50% dei voti effettivi raccolti nel 2009.
Infine, un settore sociale orientato a sinistra, contrario alle politiche di austerità e di guerra, si è espresso nel sostegno alla Lista Tsipras, di carattere socialdemocratico e social-liberista. Le anime belle di questa ammucchiata elettorale (che ha preso praticamente gli stessi voti di SEL alle scorse politiche), con il loro programma fatto di pii desideri e keynesismo rimasticato, entrano per il rotto della cuffia nell’Europarlamento, dove faranno i tirapiedi ai socialdemocratici di Schulz. Davvero un bel “miracolo”!

…e ascesa della “nuova DC”
E veniamo allo “storico successo” del PD, che ha guadagnato circa 3,1 milioni di voti rispetto le europee del 2009 e circa 2,5 milioni rispetto le politiche del 2013. Ora Renzi sbandiera il 40,8%. Ma se calcoliamo la percentuale sull’intero corpo elettorale vedremo che rappresenta meno del 23%. Dunque il 77% non sta dalla sua parte.
Riguardo l’ascesa dei consensi al PD, è evidente il travaso di milioni voti provenienti dal blocco sociale berlusconiano, dai montiani e dal conservatorismo cattolico.
Esemplare il caso del Nord-Est imprenditoriale. Nel Veneto, che - al tempo della Democrazia Cristiana - era la regione più "bianca" d'Italia per poi diventare una roccaforte leghista e berlusconiana, i piccoli e medi imprenditori, i quali nelle elezioni politiche del 2013 avevano spostato i loro suffragi sui Cinque Stelle (primo partito nella regione col 26,5 %), hanno temuto adesso che una vittoria di Grillo potesse portare al caos e hanno visto in Renzi «l'ultima spiaggia» per la difesa - in condizioni di stabilità - dei loro interessi e privilegi di sfruttatori, dirottando su di lui i loro voti.
Sul carattere di classe di questo “trionfo” basterà ricordare che la mattina dopo le elezioni banche e imprese hanno festeggiato in Borsa la vittoria del “bamboccio della provvidenza”.
Il fenomeno Renzi ha vinto perché su di lui si sono concentrate tutte le illusioni sull’uscita dalla crisi e dal declino, tutte le speranze su una ripresa purchessia, tutti i timori borghesi e piccolo-borghesi sulle incognite politiche e tutto il “bisogno di stabilità e governabilità” contro il marasma politico.
A suo vantaggio hanno giocato i pochi mesi di governo, il bonus degli 80 euro, la propaganda mediatica di regime e la passività delle direzioni capitolarde dei sindacati.
Il successo del liberal-populista d’assalto Renzi farà sì che il suo governo diverrà più aggressivo e antioperaio, spingendosi avanti sul terreno delle controriforme economiche e politiche, delle privatizzazioni, della politica di guerra, dell’attacco al movimento operaio. E’ il programma su cui è stato mandato a Palazzo Chigi dall’oligarchia finanziaria.
Il punto cruciale sarà la controriforma istituzionale, per mutare in senso autoritario forma e assetto dello Stato borghese.
Il PD getterà definitivamente la maschera “progressista” e sarà sempre più una “nuova DC” caratterizzata dal personalismo, dal decisionismo e dal populismo di governo, ma senza le condizioni internazionali, economiche e sociali che permisero alla “balena bianca” di reggere per decenni.
Il nuovo dominus della corrotta politica borghese italiana dovrà navigare nelle acque torbide di una crisi capitalistica profonda e irrisolta, del Fiscal compact e dei crescenti conflitti interimperialisti. L’intera responsabilità delle controriforme e delle misure antipopolari, così come delle tante promesse fatte, sarà interamente sua e del suo governo.
Operai e disoccupati sapranno a chi presentare il conto, nelle fabbriche e nelle piazze.

Spazi politici e organizzazione di classe
Le elezioni europee 2014 sono state una tappa del processo di decomposizione e ricomposizione politica della borghesia, che procede sulla base dell’acutizzazione delle principali contraddizioni del capitalismo.
La ragione di fondo dei risultati elettorali registrati nel nostro paese sta da un lato nella gravità della situazione economica e delle sue drammatiche conseguenze che vasti settori di lavoratori e popolari stanno sopportando; dall’altro nella concentrazione delle forze borghesi attorno al PD.
Questi stessi risultati dicono che l’oligarchia finanziaria e i suoi rappresentanti politici forzeranno di più la mano. Ci aspetta un periodo di più dura offensiva capitalista e di involuzione reazionaria.
La situazione attuale richiede che la lotta contro l’UE e il governo Renzi, lungi dall’essere attenuata, deve essere condotta in modo aperto, duro e fino in fondo.
Le elezioni europee hanno chiarito che in Italia il bipolarismo è finito e che a sinistra del PD esiste uno spazio politico di grande ampiezza che comunisti e i veri rivoluzionari debbono saper occupare. Essi possono e devono approfittarne, a partire dal semestre di presidenza europea di Renzi, ponendo sul tappeto le questioni fondamentali per la ripresa delle lotte e dell’organizzazione.
E’ impellente la formazione di un Fronte popolare, con alla sua testa la classe operaia. Un’ampia coalizione che sviluppi e organizzi la mobilitazione contro le politiche del grande capitale e dei suoi partiti, in primo luogo il PD, con un chiaro programma di rottura con la UE e i suoi trattati, con la dittatura dei monopoli capitalistici.
Le condizioni politiche generate dalle elezioni europee rendono inderogabile questa risposta pratica.
Il ritardo della sua realizzazione, dovuto principalmente alla funzione svolta dalle diverse correnti opportuniste, fa si che la classe operaia e le masse popolari siano sotto l’egemonia politica dei gruppi borghesi e piccolo borghesi e che le soluzioni allo sfacelo capitalistica si trovino sul terreno conservatore, populista e reazionario.
Questo Fronte, per la sua natura e i suoi obiettivi rivoluzionari, non potrà sorgere attorno alla sinistra istituzionale e elettoralista, ma dovrà nascere sulla base degli organismi (Comitati di agitazione, di lotta, etc.) formati dalla classe operaia e delle masse popolari.
I prossimi mesi saranno importanti. Il tempo degli indugi è scaduto. Bisogna lavorare in piena indipendenza politica e ideologica per l’alternativa rivoluzionaria, socialista, facendola finita con la passività, l’opportunismo, il movimentismo. Lottare per questa prospettiva significa dotarsi dello strumento indispensabile per dirigere il processo di emancipazione degli sfruttati.
E’ sempre più necessaria e urgente l’unità dei sinceri comunisti e degli elementi di avanguardia della classe operaia sui principi marxisti-leninisti e dell’internazionalismo proletario, per organizzarsi e agire uniti così da avanzare nel processo di formazione di un forte e combattivo Partito comunista, reparto d’avanguardia, organizzato e cosciente, del proletariato del nostro paese.
Rinnoviamo perciò l’appello a rompere nettamente e definitivamente con gli opportunisti e a concretizzare stretti legami con i marxisti-leninisti.

27 maggio 2014

Piattaforma Comunista

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