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Usciamo di casa

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Roma,V Municipio: una battaglia dei disoccupati organizzati

(30 Maggio 2014)

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Di certo, a molti dei nostri lettori la sigla Sher Khan Cerca Casa suggerirà qualcosa. Il Pane e le rose ha pubblicato diversi comunicati così firmati, relativi a occupazioni a scopo abitativo e agli sgomberi che ne sono seguiti, eseguiti in modi particolarmente feroci, in una fase in cui verso la lotta per la casa le autorità sembrano prediligere la "tolleranza zero".
I più attenti, però, avranno notato che gli slogan conclusivi di alcuni degli scritti in questione associano alla casa il lavoro, il salario e la dignità.
E in effetti, attualmente, Sher Khan Cerca Casa si sta muovendo su un altro fronte rispetto a quello legato al diritto all'abitare, che pure non esclude di praticare di nuovo nel futuro prossimo.
Lo testimonia la battaglia che sta svolgendo attorno a un Forno abbandonato da decenni, nei pressi di Villa De Sanctis (detta anche Parco Casilino-Labicano), nel Municipio V di Roma. Tale edificio si colloca peraltro in un'area caratterizzata dalla vegetazione spontanea, per una estensione di circa 300 metri quadrati.
Ora, l'anno scorso, dopo tanto tempo sono "miracolosamente" uscite fuori le carte che dimostrano che il sito, di proprietà comunale, è in gestione al Municipio.
Subito il Comitato di Quartiere Torpignattara, politicamente prossimo al Pd, ha definito un progetto di massima per la gestione dello spazio, articolato in quattro punti, invero delineati in modo generico: messa in sicurezza, bonifica del luogo, apertura e chiusura dei cancelli, orto didattico.
In sostanza, l'obiettivo del Comitato di Quartiere è quello di ottenere l'assegnazione dell'ex Forno a prescindere da qualsiasi bando di gara pubblico, cioè al di fuori di un percorso trasparente e partecipato.
Il 7 aprile scorso, Sher Khan Cerca Casa ha occupato simbolicamente l'area in questione, chiedendo un vero e proprio bando di gara e facendo sapere alla cittadinanza di avere una proposta alternativa a quella del Comitato di Quartiere. Una proposta fondata sull'assegnazione dell'edificio e dello spazio circostante a una cooperativa di disoccupati, organizzati da una Lista di lotta recentemente costituitasi per rivendicare il diritto al lavoro.
L'iniziativa, sul piano locale, ha avuto una certa risonanza, tanto che ne è scaturito un incontro col Presidente del Municipio, Giammarco Palmieri, e con l'Assessore ai Lavori Pubblici, Stefano Veglianti.
I quali, però, inizialmente hanno cercato di sostenere una sorta di "diritto esclusivo" del Comitato di Quartiere sull'ex Forno. Ovviamente, si tratta di un'asserzione poco fondata sul piano giuridico. Il che, unitamente al fatto che - oggi - nessun amministratore locale se la sente di respingere del tutto la propositività di un gruppo di disoccupati organizzati, ha spinto il Presidente del Municipio a cambiare parzialmente ottica nel corso del confronto. Ai disoccupati è stato chiesto di presentare, nei prossimi giorni, un progetto dettagliato, per arrivare, successivamente, a un tavolo congiunto con il Comitato di Quartiere.
I nostri - pur ritenendo che l'indizione di un bando di gara rimanga la strada privilegiata - si sono detti disponibili a entrambi i passaggi, non escludendo il confronto con nessun soggetto territoriale. Vedremo come si evolverà la vicenda: Sher Khan Cerca Casa - che ha avuto sin qui il merito di rendere più pubblico il dibattito attorno all'ex Forno - continuerà comunque a fornire informazioni al riguardo.
Ma qual è, in termini generali, il progetto di gestione che s'intende porre in essere?
Prima di entrare nel merito, ci preme segnalare che i disoccupati organizzati sono al momento una ventina, ma la Lista è ancora aperta. La maggioranza di loro (diciamo i 3/4) sono italiani, ma non mancano indiani e bangladesi.
Gli sportelli che raccolgono le adesioni alla Lista sono tre: uno si trova presso la sede del Comitato Certosa (in Piazza Savorgnan di Brazzà), un altro in via Casilina 525 (nei locali dell'Associazione Dhuumcatu) e l'ultimo in via Efeso 2/a.
Rispetto allo spazio in questione, s'intende anzitutto attuare una ristrutturazione, finanziata con i soldi del Comune e portata avanti dai disoccupati stessi. In un secondo momento, l'idea è di riattivare quel Forno che - nella memoria degli abitanti meno giovani della zona - fa balenare molti ricordi. Secondo testimonianze orali, si trattava di un punto di riferimento anche in termini sociali, ancora aperto a cavallo tra gli anni '50 e '60 del secolo scorso.
L'intenzione è quella di produrre il pane e la pizza a prezzi contenuti, beneficiando delle agevolazioni fiscali previste per le attività di questo tipo.
Ma quanti potrebbero effettivamente ricavarne un salario? Non più di 6 o 7 persone, considerando pure che una sia pur piccola parte dei guadagni dovrebbe essere utilizzata come cassa di sostegno in favore di chi non ha ancora trovato un lavoro. Tuttavia la Lista di lotta creata da Sher Khan Cerca Casa rimane aperta a nuove adesioni, perché di progetti, oltre a quello legato al Forno, ve ne sono diversi. Questa parte della città è davvero ricca di possibilità occupazionali che non sono state fin qui perseguite a causa del disinteresse (o, anche, dell'interesse "contrario") degli amministratori locali.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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