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Kenya: contrabbando di avorio e dintorni

(7 Giugno 2014)

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Il rapporto tra l'Africa da un lato e la Cina e i paesi emergenti del sud est asiatico dall'altro, presenta aspetti di notevole complessità. Pochi osservatori hanno potuto negare, negli ultimi anni, che la penetrazione cinese nel continente più martoriato si è basata su uno scambio meno iniquo di quello solitamente proposto dalle potenze europee. Ossia, in cambio della possibilità di sfruttare ingenti risorse energetiche e minerarie Pechino s'è impegnata nella realizzazione di infrastrutture (ponti, strade ecc.). Non vi è dubbio che, in questo rapporto, il colosso asiatico sia quello che ci ha guadagnato di più, ma allo stesso tempo è noto che da parte dei principali paesi dell'UE la pretesa è sempre stata quella di prendere molto senza dare nulla.
Vi sono però aspetti del rapporto tra la Cina e i paesi dell'Africa subsahariana che non possiamo che considerare negativi. Si pensi al traffico illegale dell'avorio, che ha nella Cina e nei paesi del sud est asiatico i principali mercati di sbocco.
L'impatto di questa forma di economia criminale sugli ecosistemi africani è devastante e tra i paesi che più ne risultano colpiti vi è quel Kenya che, nell'immaginario collettivo, è ancora fortemente associato al safari.
E' di ieri la notizia - riportata da diverse agenzie - che a Mombasa, porto keniano in genere privilegiato dai trafficanti, gli agenti hanno sequestrato 228 zanne e altri 74 pezzi d'avorio.
Non si tratta della prima operazione del genere, ovviamente, però da quando è iniziato l'anno questo è il sequestro più significativo. Lo ha riferito Paul Muya, portavoce del Kenya Wildlife Service (KWS), l'ente nazionale per la salvaguardia della fauna selvatica, che di fatto gestisce l'8% della superficie del paese. Ossia, un'area gigantesca comprendente 22 Parchi naturali, 28 Riserve naturali e 5 Santuari, nonché 4 Parchi Marini e 6 Riserve Marine.
Nel maggio scorso, il primo ministro cinese Li Keqiang, nel corso di una visita di Stato di due giorni in Kenya, ha annunciato cospicui finanziamenti ai paesi africani, volti proprio a sostenere la lotta al bracconaggio e a tutelare la fauna selvatica. Un intervento forse utile, ma "a valle": è evidente che la soluzione del problema non potrà che darsi all'interno della Cina stessa, intervenendo sui committenti di un traffico che sta portando alla morte di moltissimi elefanti.

Giacinto Calandrucci

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