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Enrico Berlinguer e la piccola borghesia di “sinistra” sassarese

(14 Giugno 2014)

enriberli

La piccola borghesia nel corso della transizione dal feudalesimo al capitalismo ha avuto un ruolo progressista rivoluzionario. Grazie alle sue lotte rivoluzionarie è stato rovesciato l’ancien régime. I suoi partiti rivoluzionari i Livellatori inglesi ed i giacobini francesi sono sempre stati rivendicati dal proletariato rivoluzionario.

Nel capitalismo la piccola borghesia oscilla tra il proletariato rivoluzionario e la borghesia decadente. Non è vero che la piccola borghesia è geneticamente di destra. Nelle fasi ‘normali’ del capitalismo è la base sociale del parlamentarismo borghese; nelle fasi di crisi catastrofiche, quando viene rovinata dal capitalismo, si orienta a sinistra se il proletariato rivoluzionario in modo deciso si lancia alla conquista del potere; se il proletariato rivoluzionario tentenna o non è in grado di battere i riformisti che hanno l’egemonia sulla classe operaia, allora la piccola borghesia diventa la base di massa dei movimenti politici reazionari di massa.

In questa crisi catastrofica mondiale inarrestabile la piccola borghesia è divisa fra forze politiche reazionarie, partiti della pseudosinistra e partiti borghesi. La piccola borghesia di ‘sinistra’ è divisa tra il PD renziano, SEL, Rifondazione Comunista ed il Pdci. Poiché questa classe sociale non ha un ruolo centrale come la borghesia e la classe operaia (produttrice di plusvalore), non ha neanche una sua indipendenza politico-culturale e spesso, in momenti di crisi acuta e spasmodica ed in assenza di una direzione riconosciuta del proletariato rivoluzionario va alla ricerca di miti. Enrico Berlinguer è uno di questi. Poiché il PD di Renzi è privo di spessore teorico politico, l’unico mito disponibile è quello di Berlinguer.
Su quest’uomo pesa la grave responsabilità di aver lavorato con metodo per impedire che negli anni che vanno dal 1969 al 1977 la classe operaia dello stato italiano si lanciasse decisa alla conquista del potere. In quegli anni si era alle soglie di quello che noi marxisti rivoluzionari chiamiamo il dualismo dei poteri, cioè quella situazione in cui le due classi nemiche stanno per rompere l’equilibrio instabile e lanciarsi in modo aperto per la conquista del potere o per la controrivoluzione. La classe operaia nello stato italiano attraverso i consigli di fabbrica, seppur burocratizzati, nel posto di lavoro metteva in riga il padrone; gli altri settori dei salariati dagli edili ai braccianti erano sindacalizzati e pronti a lanciarsi in lotte rivoluzionarie; la gioventù lavoratrice e gli studenti erano orientati verso la rivoluzione; una parte consistente degli intellettuali avevano messo al servizio della causa rivoluzionaria il loro potere di analisi.
Di fronte a questa forza immensa Enrico Berlinguer si assume il compito di farla deviare dal suo destino storico la lotta per il potere. Enrico Berlinguer ha proseguito la strada controrivoluzionaria di Stalin quando vendette, nella quarta conferenza di Mosca del 9 ottobre 1944, la rivoluzione nell’Europa occidentale all’imperialismo. Gli operai e le operaie che presero le armi contro il fascismo dopo gli scioperi del marzo 1943, si batterono per instaurare la dittatura rivoluzionaria del proletariato, così come fecero gli operai e i contadini in Yugoslavia e in Grecia. La linea del compromesso storico e poi quella della solidarietà nazionale misero in ginocchio la classe operaia rivoluzionaria dello stato italiano davanti ai capi della Democrazia Cristiana e davanti a Confindustria. Il 15 giugno del 1976 in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, Berlinguer toccava il culmine della menzogna e del tradimento, dichiarò che la NATO era uno scudo per costruire il socialismo nella libertà. Berlinguer e la burocrazia controrivoluzionaria del Cremlino hanno collaborato con l’imperialismo mondiale per prendersi la rivincita sulla rivoluzione d’ottobre.
Lo stucchevole dibattito per dedicare a E. Berlinguer la Biblioteca dell’Università di Sassari ha un significato politico mistificatorio: ammantare quel partito di affaristi, il PD con la figura di quel grigio burocrate. Quando la classe operaia si riconoscerà nel programma del proletariato rivoluzionario, allora, anche, la piccola borghesia di sinistra non avrà più bisogno di miti ma si animerà politicamente con il sano realismo rivoluzionario.

Sezione prov. di Sassari del Partito Comunista dei Lavoratori per la IV Internazionale

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