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Quando i dittatori sono buoni

(25 Giugno 2014)

quandoiditta

di Pascual Serrano (*)

Due informazioni nello stesso giorno e sullo stesso giornale (Expansiòn del 19 maggio 2014) mostrano l’ipocrisia dei poteri politici ed economici europei.
La prima di queste (“Il Re don Juan Carlos esorta l’Arabia Saudita ad appoggiare la Spagna”) riguarda la visita di Juan Carlos di Borbone, di sua moglie e di tre ministri spagnoli al Palazzo Reale dell’Arabia Saudita per incontrarsi con il principe ereditario, Mogren bin Abdelaziz. L’obiettivo era appoggiare e facilitare le relazioni delle imprese con la dittatura saudita, in particolare l’AVE (l’alta velocità spagnola, n.d.t.) tra Medina e La Mecca, il metrò di Riad e “altre opere di infrastruttura portuaria e di trasporto”. La ministra dello Sviluppo, Ana Pastor, esprimeva il suo orgoglio per la partecipazione spagnola a “questo grande progetto”.

L’altra notizia (“Deutsche Bank riceverà 8.000 milioni e farà entrare il Qatar nel suo capitale”)è che “la Deutsch Bank è ricorsa alla famiglia reale del Qatar per assicurare la collocazione dell’emissione delle azioni”. Paramount Services Holding, il fondo di investimento della famiglia reale del Qatar inietterà 1.750 milioni di euro. Non è la prima volta che la cleptocrazia del Qatar investe il suo denaro in banche occidentali. Secondo quanto segnala il giornale, “Qatar Holding, il braccio investitore di Qatar Investment Arthority, e Challenger, il veicolo per gli investimenti di Sheik Hamad bin Jassim bin Jabr al-Thani, l’ex primo ministro del paese (naturalmente anche membro della famiglia reale), hanno investito 6.100 milioni di sterline nella Barclays nel 2008”. “Anche il fondo sovrano del Qatar ha importanti partecipazioni in Credit Suisse, Bank of America e Agricultural Bank of China”, aggiunge il giornale Expansiòn.

Mentre i governi europei e l’élite governante accusano il Venezuela di mancanza di democrazia, l’Ecuador di attacchi alla libertà di espressione o l’Argentina di truffa alle imprese, strisciano davanti alle cleptocrazie del Golfo, vengono festeggiati nei loro palazzi, gestiscono il denaro del loro saccheggio e ricorrono agli investimenti che le famiglie reali hanno ammassato con il petrolio dei loro popoli.

Mentre i governi europei promuovono risoluzioni nell’Europarlamento e nel Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU contro i governi latinoamericani, le monarchie del Golfo possono appropriarsi di tutte le entrate del petrolio con i loro applausi. Per loro, quando i governi latinoamericani eletti nelle urne usano le loro risorse naturale per migliorare salute o educazione, sono dittature che generano insicurezza giuridica per i nostri investimenti.

Il loro cinismo è tale che se qualche governante della regione non piace loro – siriano o libico, ad esempio – ci dicono che viola i diritti umani e che dobbiamo andare con i nostri aerei e le nostre bombe a soccorrere il suo popolo.

Per quelli che piacciono loro, come abbiamo appena visto, riservano le casseforti delle loro banche e le braccia aperte dei nostri ministri e monarchi.

Chissà che non sia l’ora di renderci conto che le nostre banche e i governi hanno in comune con certi sanguinari dittatori più di quello che pensavamo.

(*) Giornalista e scrittore spagnolo; da mundoobrero.es; 24.06.2014

Traduzione di Daniela Trollio - Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli”

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