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Rose Marie Muraro. L’epopea di una donna impossibile.

(28 Giugno 2014)

Traduzione a cura di Leonardo Donghi, da servicioskoinonia.org

rosemarie

Il giorno 21 giugno ha terminato il proprio cammino terreno a Rio de Janeiro una delle donne brasiliane più rappresentative del XX secolo: Rose Marie Muraro (1930-2014). Nacque quasi cieca, ma fece di tale menomazione la grande sfida della sua vita. Intuì presto che l’Impossibile apre la strada al Nuovo; solo l’impossibile crea. E’ ciò che lei scrive nella sua opera “La donna impossibile” (1999). Nonostante la ridottissima capacità visiva, studiò fisica ed economia. Ma scoprì subito la propria vocazione intellettuale di pensatrice della condizione umana, in special modo della condizione femminile. Alla fine degli anni ’60 del secolo scorso sollevò la questione polemica del Genere. Non si limitò ai rapporti di potere ineguali tra uomini e donne, ma denunciò i rapporti di potere nella cultura, nella scienza, nelle correnti filosofiche, nelle istituzioni, nello Stato e nel sistema economico. Infine, si rese conto che è nel patriarcato che risiede la radice principale di un sistema che disumanizza le donne, come gli uomini stessi. Realizzò in sé stessa un processo impressionante di liberazione, raccontato nel libro “I sei mesi in cui fui uomo” (1990, sesta edizione). Ma forse l’opera più importante di Rose Maria Muraro è stata “Sessualità della donna brasiliana: corpo e classe sociale in Brasile” (1996). Si tratta di una ricerca sul campo , svoltasi in vari stati della Federazione, sperimentando le modalità di esperire la sessualità, tenendo in conto l’appartenenza di classe delle donne, elemento, questo, assente nel pensiero dei padri fondatori del discorso psicanalitico. In tale campo Rose è stata una innovatrice, costruendo una griglia teorica che ci ha permesso di comprendere l’esperienza della sessualità e del corpo alla luce delle classi sociali. Che tipo di realizzazione individuale può conseguire una donna affamata, che pur di non far morire il proprio figlioletto le dà il sangue dal proprio seno? Ho lavorato con Rose per 17 anni nella EditorialVozes, lei responsabile della parte scientifica, io di quella religiosa. Nonostante lo stretto controllo degli organi della repressione militare, Rose ebbe il merito di pubblicare gli autori allora maledetti come Darcyribeiro, Fernando Henrique Cardoso, Paulo Freire, i Quaderni del CEBRAP ed altri. Dopo lunghi anni di discussioni e di lavoro congiunto, unificammo le nostre convergenze in un libro che considero contenesse, in germe, molte delle conclusioni cui saremmo giunti in seguito: “Femminile e Maschile. Una nuova coscienza per l’incontro delle differenze”. Ne voglio citare solo una sua frase: “Educare un uomo è educare un individuo. Ma educare una donna. è educare una società”.

Senza mai abbandonare la questione del femminile (nell’uomo e nella donna), presto diresse la propria attenzione alle sfide della scienza e della tecnica moderne. E già nel 1969 pubblicava “Autonomazione e futuro dell’uomo”, in cui prevedeva la precarizzazione del mondo del lavoro.

La crisi economico-finanziaria del 2008 la spinse a porre la questione del Capitale/Denaro con il libro “Reinventando il Capital/Denaro”, in cui enfatizza la rilevanza delle monete sociali e complementari e delle reti di scambio solidali, che permettono ai più poveri la sussistenza, in controtendenza rispetto all’economia capitalista dominante. Altra opera importante, realmente ricca di conoscenze, dati e riflessioni si intitola “I progressi tecnologici ed il futuro dell’umanità. Voler essere Dei?” (2009). In tale testo si confrontava con le scienze all’avanguardia, con la nanotecnologia, la robotica, l’ingegneria genetica e la biologia sintetica. Ne scorgeva i vantaggi, perché non era una oscurantista, ma, per il fatto di vivere in una società che tutto mercifica, vita compresa percepiva il grave rischio che gli scienziati potessero presumere di possedere poteri divini, e di poter ridisegnare la specie umana. Da qui il sottotitolo, “Voler essere Dei?”. Questa è la illusione ingenua degli scienziati.Ciò che ci salverà non sarà una nuova Rivoluzione tecnologica, ma, come dice Rose, “La Rivoluzione della Sostenibilità è l’unica che potrà salvare il genere umano dalla distruzione…continuando così, non staremo in un gioco di vinci-perdi, ma in un terribile gioco perdi-perdi che significherà la distruzione della nostra specie, in cui tutti saremo perdenti” (Reinventando il Capital/Denaro).

Rose possedeva un senso del mondo acutissimo: soffriva dei drammi globali e gioiva dei pochi progressi. Negli ultimi tempi vedeva nubi oscure su tutto il pianeta, e minacce per il nostro futuro. Morì con la preoccupazione della ricerca d alternative salvifiche. Donna di profonda fede e spiritualità, sognava di trasformare, con le capacità umane, la tragedia annunciata in una crisi purificatrice che mostrasse alla società il cammino di riconciliazione con la Natura e la Madre terra. Conclude il suo libro “I rpogressi tecnologi” con una saggia frase: “Quando desisteremo dall’essere Dei, potremo essere pienamente umani. Non sappiamo cosa ciò sia, ma lo intuiamo da sempre”

Proclamata ufficialmente patrona del femminismo brasiliano dal presidente nel 2005, con la creazione della Fondazione Rose Maria Muraro nel 2009 lascerà una eredità di umanesimo fecondo per le generazioni future. Rose Maria Muraro mostrò nella sua personale epopea che l’impossibile non è un limite, ma una sfida. E si inscrive nel novero delle grandi donne archetipiche che aiutano l’umanità a tener viva la luce sacra dell’attenzione verso tutto ciò che esiste e vive. In questa opera, si è fatta immortale.

27/06/2014

Leonardo Boff

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