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La verità sull’eroico sciopero dei “metroviarios” di San Paolo

(11 Luglio 2014)

veribrazil

(da sinistra: Zé Maria, dirigente del Pstu e Altino dos Prazeres, dirigente dei metroviarios e del Pstu)

di Altino dos Prazeres (*)


I lavoratori della metropolitana di San Paolo (“metroviarios”) si sono resi protagonisti di una delle battaglie più dure contro il governo Alckmin del Psdb (Partito della Social Democrazia Brasiliana, principale alternativa borghese al Pt di Lula e Dilma - ndt) di San Paolo. Abbiamo portato avanti uno sciopero durissimo di cinque giorni, paralizzando gran parte del traffico della più grande città dell’America Latina, alla vigilia dei Mondiali di calcio.
Ci siamo scontrati con la stampa, il tribunale, le squadre d’assalto della polizia. Abbiamo avuto il sostegno popolare della città, del Paese e dell’avanguardia mondiale. Siamo stati d’esempio per diversi attivisti e lottatori in ogni angolo del Paese.
Ora stiamo portando avanti con tutte le nostre forze la campagna per il reintegro dei 42 licenziati. I fondi del sindacato sono stati bloccati. Ma promuoveremo attività settimanali, sottoscrizioni nella categoria e tra la popolazione, con una campagna nazionale e internazionale. E ringraziamo fin d’ora i tanti sostegni che ci arrivano da ogni parte del mondo.
Nel corso di questa lotta non abbiamo dovuto affrontare soltanto la repressione diretta della polizia e del governo. Abbiamo dovuto affrontare anche le menzogne che il governo e la stampa borghese hanno lanciato contro lo sciopero nel tentativo di porre fine all’enorme simpatia nei nostri confronti.
Purtroppo abbiamo dovuto difenderci anche, tra le altre, dalle menzogne della Ler (Lega Strategia Rivoluzionaria) e del Pts (Partito dei Lavoratori per il Socialismo) argentino contro il nostro sciopero e contro il Pstu (la sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale, di cui il Pdac è sezione italiana; partito che è accusato anche dal governo di stare dirigendo le principali lotte di massa oggi in Brasile, ndt).


La morale del tutto è lecito

La Ler è un piccolo gruppo nella categoria metroviaria. Non abbiamo nulla contro la loro dimensione. Anche noi del Pstu siamo in molte categorie dei piccoli gruppi. Ciò che contestiamo alla Ler e al Pts argentino -che diffonde a livello internazionale le posizioni della Ler- è l’utilizzo della metodologia della calunnia, introdotta dallo stalinismo nel movimento operaio.
Per gli stalinisti è lecito mentire per attaccare un avversario nel movimento. Per la morale stalinista qualsiasi cosa è lecita al fine di disseminare la sfiducia in un avversario. A coloro che non sono direttamente legati ai fatti resta, come minimo, la sfiducia.
Per noi non è così. Non tutto è lecito quando si vuole vincere una discussione tra gli attivisti di uno sciopero, tra le organizzazioni della sinistra. Noi partecipiamo in ogni lotta con la strategia socialista nella testa. Non partecipiamo ad uno sciopero avendo quale unico scopo la mobilitazione in sé. Ogni lotta immediata è parte di un processo più generale nella lotta per il socialismo. Questa prospettiva sarà possibile soltanto se in ogni lotta andrà forgiandosi la coscienza e l’organizzazione nella base e nell’avanguardia.
La nostra morale è quella che sorge nei picchetti di sciopero. La solidarietà naturale degli attivisti, la disposizione a lottare uniti contro il governo e la polizia, la fiducia nei compagni di lotta, la disposizione a dire la verità agli attivisti e a difendere tutti dinanzi alla repressione.
Tutto ciò è impossibile se si utilizza la calunnia, che non può che dividere e generare sfiducia nel movimento.
Questo non ha niente a che vedere con le naturali divergenze sulle tattiche e sulle politiche per lo sciopero, che sono sempre le benvenute. Non c’è nessun problema a discuterle. Sarà poi la base a decidere e tutti applicheranno le decisioni delle assemblee.
La calunnia è tutt’altra cosa perché divide e semina sfiducia. Non si può avere fiducia in un attivista durante un picchetto se egli mente sistematicamente e calunnia un altro compagno.
Questa attitudine nell’avanguardia permette di guadagnare uno o più lavoratori distratti e disinformati (arretrati, ndt), ma genera sfiducia in tanti altri. E non costruisce nemmeno un picchetto. Tantomeno il socialismo.
L’attitudine dei militanti della Ler e del Pts all’utilizzo della calunnia si ritorce inevitabilmente contro loro stessi. Quando scoppiano polemiche al loro interno utilizzano anche tra di loro il metodo della calunnia.
Passiamo ora ad elencare le calunnie, che sono molte. Queste sono solo le principali.


“Il PSTU e il sindacato non hanno voluto unificare le lotte”

Abbiamo tenuto un incontro nazionale della Csp-Conlutas (il più grande sindacato di classe dell’America Latina, ndt) e di altri settori che non vi appartengono, a cui hanno partecipato più di tremila persona provenienti da tutto il Paese, con l’obiettivo di unificare le diverse lotte prima e durante i Mondiali. Eravamo presenti nello sciopero dei professori municipali di San Paolo, con gli operai della costruzione civile del Comperj (Complesso Petrolchimico di Rio de Janeiro), con i “garis” (netturbini) di Rio de Janeiro, nello sciopero della costruzione civile pesante della monorotaia qui a San Paolo, nello sciopero dei lavoratori del terziario di Cubatão, nello sciopero della Usp (Università di San Paolo), nello sciopero degli autisti degli autobus di San Paolo...
Un’altra menzogna è dire che abbiamo difeso lo sciopero solo durante i Mondiali. Noi del Pstu abbiamo difeso insieme al gruppo Alternativa Sindacale di Base lo sciopero dei lavoratori della metropolitana il giorno 5 (giugno, ndt) con un assemblea il 4, una settimana prima dei Mondiali.
In questa discussione sulle date, i sostenitori della Ler/Pts hanno sostenuto un’altra proposta, ottenendo quasi soltanto i voti dei loro pochi militanti.
Ogni lotta ha avuto il suo proprio ritmo. Non sempre si può decidere lo sciopero esattamente nello stesso momento, ma si deve cercare di unificarli nelle assemblee, nelle azioni di piazza, ecc. Adesso, durante i Mondiali, hanno scioperato gli autisti degli autobus (“rodoviarios”) di Natal e Curitiba, i lavoratori della costruzione civile di Fortaleza e le università statali di San Paolo.
Queste cose le sanno tutti, e le sa soprattutto la Ler/Pts. Mentono coscientemente, e ciò significa calunniare.


“In assemblea parla solo Altino”

Nel testo della Ler/Pts si cerca di dimostrare che nelle assemblee dei lavoratori della metropolitana non può parlare nessuno che non sia Altino, presidente del sindacato, e uno, due o tre altri dirigenti.
Secondo la nostra concezione, la democrazia operaia è un principio. E la democrazia operaia presuppone un’ampia partecipazione della base, il diritto che possano essere presentate opinioni differenti da tutti, organismi di base, assemblee democratiche e soprattutto che sia sempre la base a decidere.
Organizziamo quello che chiamiamo un consiglio consultivo di base, che si somma ai 62 dirigenti del sindacato, più i “cipeiros” [1] eletti (più di 100), e i delegati sindacali eletti dalla base. Queste riunioni, inoltre, sono aperte alla base.
A queste riunioni partecipano i maggiori settori di opposizione all’attuale direzione, che sono legati al Pcdob (Partito Comunista del Brasile, stalinista e sostenitore del governo Dilma – ndt) e al Pt. Partecipano anche, liberamente, i militanti della Ler. Queste riunioni hanno accompagnato tutte le istanze di negoziazione, pur dovendo accettare in questo caso il limite del numero di quelli che potevano partecipare alle sessioni.
Le assemblee sono stati esempi di democrazia operaia, con tutte le posizioni che sono state dibattute per essere poi votate. Le proposte divergenti, a favore o contro lo sciopero, date differenti, ecc., venivano presentate. L’assemblea votava il numero di interventi per ogni parte, due, tre o quattro. Quando le assemblee erano molto grandi, i lavoratori esigevano che non ci fossero troppi interventi e che dovessero parlare soltanto quelli che avevano proposte differenti. Tutte queste proposte fatte nel corso dell’assemblea venivano votate. Dopodiché si presentavano le proposte e la base decideva.
I militanti della Ler/Pts hanno tutto il diritto di partecipare alle riunioni delle direzioni di sciopero e alle assemblee per difendere le loro proposte. Ciò che essi non vogliono ammettere è che non hanno alcun sostegno della base in uno sciopero radicale come quello dei lavoratori della metropolitana. Sanno di mentire e utilizzano il metodo della calunnia per mascherare questo fallimento.


La questione dei picchetti

Abbiamo intrapreso uno sciopero radicale, con un’ampia e radicalizzata avanguardia che è stata al fianco della direzione del sindacato durante i picchetti. Abbiamo affrontato le squadre d’assalto della polizia, con compagni che sono stati feriti. In particolare, durante il picchetto più importante, quello della Stazione Ana Rosa, gli scontri sono stati violenti.
Ogni attivista di questi picchetti, del partito o di qualsiasi altra organizzazione, ha goduto di un enorme rispetto nell’intera categoria. Noi della direzione del sindacato e del Pstu siamo orgogliosi di aver avuto un ruolo decisivo durante questi picchetti. Non è un caso che il partito che ha più licenziati sia il Pstu.
Una delle calunnie più incredibili della Ler/Pts sullo sciopero è che “per il Pstu il picchetto dovrebbe essere composto da un pugno di persone, per ‘conversare’ con i capi che voglio ‘cannibalizzare’ lo sciopero”. Per di più, si presentano come i promotori dei picchetti in opposizione all’orientamento del sindacato, e come la direzione del picchetto di Ana Rosa. La Ler/Pts sa che questa è una menzogna e non ne ha mai parlato in un’assemblea di base. Verrebbero ripudiati ancor più di quanto non lo siano già oggi.


La questione della “catraca libera”

Vogliamo portare le masse popolari politicamente dalla nostra parte. Nonostante il prezzo carissimo, la metro di San Paolo è una delle più frequentate al mondo. Abbiamo fatto una cartella con un piano dettagliato, firmato da tutti i sindacati dei “metroviarios” del Paese e dalla Federazione dei Metroviarios, sulla base della statizzazione del trasporto.
Oltre al programma, difendiamo una politica concreta per guadagnare il sostegno della popolazione al nostro sciopero, con la proposta della “catraca libera” [2], ossia che la popolazione viaggi senza pagare. Questa sarebbe una forma di mobilitazione che metterebbe in difficoltà il governo. Sfidiamo il governo a sostituire la paralizzazione con la liberazione della “catraca”. Ciò significherebbe che noi staremmo lavorando, i profitti dell’impresa non esisterebbero, e la popolazione non soffrirebbe la mancanza di trasporti.
Abbiamo avuto l’appoggio del 77% della popolazione (secondo un sondaggio fatto da un’emittente) per lo sciopero, e dell’82% per la “catraca libera”. Abbiamo lanciato una sfida al governo dello Stato (di San Paolo, ndt): che per garantire la “catraca libera”, avremmo accettato di lavorare gratis fino a quando l’impresa non avesse liberato la “catraca”. Abbiamo sottoposto questa proposta alla votazione dell’assemblea, ed è stata approvata con il 98% dei voti.
Soltanto una piccola minoranza, di cui facevano parte i militanti della Ler/Pts, ha votato contro. Questo gruppo non sa cosa significhi avere una politica per guadagnare il sostegno delle masse.


Come è stato il finale dello sciopero

Nell’assemblea del giorno 9 (giugno, ndt), la Ler/Pts ha sostenuto che lavorassimo per porre fine allo sciopero, il che è una menzogna. In realtà la direzione si è divisa, e noi di Alternativa Sindacale di Base, in cui partecipa il Pstu, abbiamo difeso la continuità dello sciopero con l’obiettivo principale di far riassumere i licenziati.
Ma l’assemblea restava divisa nella base ed è passata la votazione di sospendere lo sciopero in quel momento, con una nuova assemblea il giorno 11 per valutare la possibilità di riprendere lo sciopero il giorno 12, durante la cerimonia di apertura dei Mondiali. E noi abbiamo rispettato la democrazia delle assemblee. Difendiamo le nostre proposte nelle assemblee, vincendo o perdendo, perché ciò che importa è che la base decida.
Nell’assemblea del giorno 11abbiamo sostenuto di non scioperare il 12 per un motivo molto semplice: avevamo fatto riunioni per settori nella base e il 99% della categoria non voleva più scioperare. Indipendentemente dalla nostra volontà, i lavoratori nelle diverse aree ci avevano detto che, pur difendendo il sindacato e i licenziati, non volevano lo sciopero.
L’assemblea ha dato piena solidarietà ai licenziati e ha appoggiato le iniziative del sindacato, emozionando tutti. E’ stata una grande assemblea unitaria, con enorme appoggio del sindacato, che ha deciso di non proseguire lo sciopero ma di continuare la campagna in favore dei licenziati.
Un piccolo gruppo -del quale facevano parte i militanti della Ler/Pts- ha avuto la libertà di difendere la sua proposta di continuare lo sciopero. Hanno ottenuto il 2% dei voti, e non il 20% come affermano nel loro testo, mentendo ancora una volta.


Sul bilancio dello sciopero

Questo è un tema molto polemico. La Ctb (Centrale dei lavoratori e delle lavoratrici del Brasile, diretta dal Pcdob – ndt), la Cut (principale sindacato del Paese, legato al Pt e al governo Dilma – ndt) e la Ler sostengono che è stata una grande sconfitta della categoria e non salvano nulla di ciò che si è fatto. Vediamo nel dettaglio.
Secondo queste direzioni si è trattato di una sconfitta a causa del mancato reintegro dei licenziati, gran parte dei quali -sia detto di passata- sono del Pstu, di cui 11 dirigenti del sindacato.
Ma per i marxisti uno sciopero possiede il carattere di una totalità. Questo sciopero e l’intera campagna hanno aumentato il livello politico della categoria, soprattutto della sicurezza, tramite l’esperienza concreta con il tribunale, con la polizia militare e le sue squadre d’assalto, con la stampa. E’ aumentato il livello di organizzazione della categoria. La categoria non ha abbassato la testa, esiste uno scontro nella base con quelli che non vogliono gli scioperi, i settori che sono per la continuazione dello sciopero sono ancora forti, è in corso nella base della categoria una raccolta fondi per i licenziati, tutti concordano in assemblea sulla proposta di aumentare il contributo al sindacato per coprire il salario dei 42 licenziati.
Abbiamo guadagnato parte della popolazione di San Paolo, con milioni di persone a favore dello sciopero e della “catraca libera”. Siamo un esempio di lotta per la città e per il Paese, e questo non è poco.
Il sindacato non ha sostenuto che sia stata una vittoria per le questioni economiche. Stiamo considerando invece l’intera mobilitazione, la politicizzazione della categoria e della popolazione. Questo indice è quello che è maggiormente cresciuto negli ultimi sei anni. Se non sappiamo considerare anche i frutti economici della lotta, facilitiamo il gioco dell’impresa e dei governi. Non conseguiamo ciò che vogliamo, come maggiori aumenti salariali e il piano di carriera, ecc. Ma il lavoratore sa valutare le sue conquiste, anche se non sono state quelle sperate.
A differenza della Ler/Pts, siamo orgoglioso -insieme ai lavoratori della metropolitana- della nostra lotta, del coraggio, dell’organizzazione, del lavoro nella base, delle assemblee di massa, del lavoro con la popolazione.
E adesso ci batteremo per il reintegro dei 42 licenziati.

Alla lotta!


_________________________
[1] Il “cipeiro” è l’impiegato che partecipa alla Cipa, la Commissione Interna di Prevenzione degli Incidenti.
[2] La “catraca” è il tornello, la porta che permette il passaggio di una sola persona alla volta, per il controllo dell’accesso e del flusso di persone nel trasporto pubblico, così come negli stadi, durante gli eventi, nelle imprese o in ambienti ad accesso limitato.




(*) leader dei "metroviarios" e dirigente del Pstu e del sindacato Conlutas


(traduzione dall'originale in spagnolo di Simone Tornese, dal sito www.litci.org)

Partito di Alternativa Comunista

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