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Nuovi arresti di compagni NOTAV: una precisa intimidazione contro il movimento che non si arresta

(13 Luglio 2014)

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Venerdì 11 luglio, sono stati arrestati Francesco, Graziano e Lucio, attivi nel movimento NOTAV milanese. Unico indizio: aver partecipato a Torino all’ultima udienza del processo a carico di Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò, i quattro NOTAV arrestati il 9 dicembre 2013 con l’accusa di terrorismo.

I nuovi arresti hanno un preciso significato intimidatorio dopo che le manifestazioni degli scorsi mesi per la liberazione di Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò hanno fatto cadere l’accusa di terrorismo, una vera e propria aberrazione giuridica. Il reato di terrorismo nasce dal delirio di onnipotenza dello Stato che vorrebbe avere il monopolio esclusivo della violenza. A ben vedere, l’onnipotenza dello Stato si dimostra ben misera cosa se, dopo più di un anno dai fatti incriminati (12-13 maggio 2013), sbirri e giudici non sanno che pesci pigliare e ricorrono a mezzucci che finiscono per mostrar la corda. Servono solo a tener calmi affaristi & politicanti collusi, sempre più inviperiti di fronte alla marea montante dei NOTAV.

Non potendo arrestare le migliaia e migliaia di NOTAV, la magistratura torinese (il duetto Padalino-Rinaudo) ha fatto una scelta selettiva: colpisce i giovani che nel corso delle varie iniziative NOTAV hanno mostrato coraggio e soprattutto indipendenza politica. Anarchici, li chiamano i pennivendoli, secondo gli stereotipi politici del Novecento.

Ed è proprio questa indipendenza politica che brucia ai politicanti di ogni risma e colore, ma soprattutto al Partito Democratico. Un partito che è sempre più nell’occhio del ciclone degli scandali delle Grandi Opere Inutili e Dannose. Dal MOSE di Venezia all’Expo di Milano, l’alito fetido del malaffare soffia ormai sul collo degli esponenti del PD.

Prima o poi la merda scoppierà anche in Val Susa e sommergerà la coppia Fassino-Chiamparino, rispettivamente sindaco di Torino e governatore della Regione Piemonte, entrambi del PD. I due compari sono il punto di raccordo politico tra la finanza (IMI-San Paolo), l’imprenditoria (in primis le cooperative rosse di vergogna) e la mafia. Tutta una bella cricca, immersa fino al collo nella grande abbuffata dell’alta velocità.

Ruban ridendo, mandando il conto ai proletari

Mentre affaristi, faccendieri e politicanti si intascano mazzette milionarie, i governi della Spending Review e del Jobs Act hanno gettato una massa crescente di proletari sotto la soglia della povertà. E gli altri hanno poco da scialare.

Non certo toccato da tali miserie, il 5 luglio Matteo Renzi è andato al Brennero e ha rilanciato un’altra Grande Opera (Inutile e Dannosa): il corridoio 5 Helsinki-La Valletta, di cui la galleria del Brennero è il primo importante passo. E questa porcheria ha avuto perfino il placet del terribile ecologista Reinhold Messner.

Ricevere tanta grazia non è sembrato vero ai faccendieri & amministratori vicentini (PD & Lega), già tristemente noti per la cementificazione del territorio, con conseguenti disastri non appena cadon le piogge. Costoro hanno subito suonato la gran cassa per l’autostrada Valdastico Nord: Piovene Rocchette-Trento, che si immette nel Corridoio 5.

In tutta Italia, dilagano grandi e piccole opere pubbliche, civili e militari (ricordiamoci degli F-35) che hanno ormai scopi quasi esclusivamente speculativi, a tutto vantaggio della finanza e dei politicanti (nonché della mafia). Con buona pace dei neokeynesiani che vorrebbero affidare alla spesa pubblica la ripresa economica.

Quelle di cui si parla sono tutte opere inutili, dannose e pericolose: incrementano il debito pubblico, che ricade sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, quindi più sfruttamento e più rapina fiscale; causano il dissesto ambientale e richiedono la militarizzazione dei territori.

E allora, contro queste speculazioni,

sorgano ovunque dieci, cento, mille… movimenti NOTAV.

Il prossimo appuntamento è il 14-16 luglio a Torino, all’udienza NOTAV!

Bolzano, 13 luglio 2014.

Dino Erba

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