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(Chi non occupa preoccupa)

Roma, la "Contro Estate" dei Campetti Occupati

(16 Luglio 2014)

contro estate

E' verosimile che in pochi, nella capitale, sappiano cosa sono i Campetti Occupati di via Ettore Fieramosca. Eppure non parliamo della periferia estrema della città, bensì di un luogo a poca distanza da quel Piazzale Prenestino che tutti associano alla tangenziale e ad un'alta densità abitativa.
La strada che ci interessa collega la zona Prenestina a un altro quartiere assai popoloso: Casal Bertone. I Campetti non sono che un'area verde ideata qualche anno fa come compensazione per il passaggio della linea ad alta velocità Roma-Napoli. In effetti si trovano proprio a ridosso della sopraelevata su cui guizza fulmineo il Freccia Rossa. Ma non sono mai stati completati: una volta terminata la grande opera limitrofa, nel piccolo cantiere che avrebbe dovuto assicurare alla cittadinanza uno spazio verde attrezzato, contraddistinto da impianti sportivi, i lavori si sono fermati.
Chissà, forse quando l'area passerà dalle mani delle Ferrovie dello Stato a quelle del Comune qualcosa cambierà: come altre aree di cui l'amministrazione capitolina non riesce ad occuparsi, i Campetti saranno messi a bando e infine assegnati a qualche associazione dalle ampie aderenze politiche.
S'intravede, dunque, un futuro sganciato dall'interesse collettivo. Oggi, invece, davanti a noi si presenta uno scenario vagamente surreale, connotato com'è dalla prossimità di altre tre linee ferroviarie. Una, in alto, si scorge dietro quella dell'alta velocità. Mentre altri due lati vedono il passaggio di modeste carrozze, legate a tratte regionali. Lo spazio verde che appare quasi racchiuso da questo sorprendente reticolo non è però totalmente abbandonato a sé stesso. L'11 agosto 2013 è stato occupato e da allora è gestito da diverse realtà associative italiane e immigrate (bangladesi, filippine, sudamericane), tra cui troviamo l'Associazione Dhuumcatu e Sher Khan Cerca Casa. In particolare a quest'ultimo soggetto - da tempo impegnato in occupazioni a scopo abitativo o socio-culturale - si deve l'organizzazione della Contro Estate Roma dei Senza Casa che, iniziata il 10 luglio, si protrarrà per tutta l'estate, all'insegna della gratuità del grosso degli eventi e della volontà di diffondere una cultura alternativa.
Il primo giorno, come ogni giovedì, ha coinciso con il cineforum. La proiezione, alle 20.30, di Panagulis vive (1982), il film realizzato da Giuseppe Ferrara per celebrare una delle più importanti figure della lotta contro la dittatura dei colonnelli in Grecia, ha subito reso chiaro l'intento degli organizzatori. Confermato, dalla proiezione, domani alla medesima ora, di un documentario sulla vergogna di quegli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) che l'Italia non si decide a chiudere: Lo Stato della follia (2013) di Francesco Cordio.
Il giorno 11, dalle ore 19.00 vi è stato un evento speciale: L'immaginazione al potere, una fiera caratterizzata dal contributo di alcuni significativi esponenti della scena artistica e culturale autoprodotta. Dall'affermato scultore Mario Jerone che ha offerto un lab in move, realizzando opere in diretta, alla giovane e talentuosa disegnatrice Beatrice Moroni, che ha esposto i suoi lavori. Per non dire del videomaker Marco Casini, che ha proiettato il suo corto intitolato A pugni chiusi, incentrato sulla figura di un uomo che insegna pugilato in una palestra popolare, dividendosi fra attività sportiva e impegno sociale.
O dello scrittore Fabio Zanello che, con il musicista Domenico Barbagelata, ha proposto un reading del suo Poemetto Spurio, originale "ode di intrattenimento mistico".
Ora, a eventi gratuiti e di alto profilo come quello sin qui descritto se ne aggiungono altri, esplicitamente adibiti all'autofinanziamento. Si tratta dei concerti, di musica reggae, punk o elettronica, che si svolgono, di norma, il venerdì in tarda serata, richiamando folle di giovani.
In sostanza, la Contro Estate rappresenta il tentativo di creare momenti di liberazione dalla droga televisiva. Un esperimento che, in fondo, si pone in continuità con il vissuto quotidiano dei Campetti. Laddove, certo, si avverte ancora un senso di abbandono. Ma le donne e gli uomini filippini che vi praticano attività sportive, i bangladesi che parlano tra loro sotto i gazebo o che danno da mangiare alle galline e i coltivatori che vi curano amorevolmente i propri orticelli, sono riusciti, in parte, a umanizzare un eloquente simbolo del degrado urbano.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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