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(21 Aprile 2009) Enzo Apicella

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TIRRENO POWER DI VADO LIGURE: SERVONO PAROLE ANTICHE MA SEMPRE NUOVE.

LA LOTTA SI FA SEMPRE CONTRO IL PADRONE!

(22 Luglio 2014)

tirrenopower

Salgono alle labbra parole antiche che riguardano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo accompagnato dallo sfruttamento del territorio, della rapina delle minime condizioni di vita: ma non c’è modernità che tenga, né sofisticate analisi economico – sociologiche che cercano di rilevare assetti sociali diversi e articolati.

La procura di Savona ha negato il dissequestro degli impianti della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure bloccati qualche mese fa in ragione di un vero e proprio disastro ambientale e di un attacco diretto alla salute dei cittadini in corso ormai da decenni.

Evidentemente Sorgenia del cav. De Benedetti non ha alcuna intenzione di investire nella ristrutturazione in senso ambientale dell’impianto come prescritto dal giudice Fiorenza Giorgi e sta programmando, forse come da piano già elaborato, centinaia di licenziamenti.

Con l’Ilva di Taranto, Tirreno Power di Vado Ligure è, in questo momento, la punta emergente di quel tragico conflitto tra ambiente e lavoro sul quale da sempre il capitalismo ha esercitato colossali ricatti di massa: nella provincia di Savona sovviene il caso dell’ACNA di Cengio e poi salgono alla mente l’amianto di Casale, L’YPCA di Ciriè, la Farmoplant di Massa, Seveso, Cornigliano e via via altre immagini ci vengono davanti accompagnate da quelle delle lapidi dei cimiteri dove stanno migliaia e migliaia di operai colpevoli soltanto di volersi guadagnare il pane.

Salgono alle labbra parole antiche che riguardano lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo accompagnato dallo sfruttamento del territorio, della rapina delle minime condizioni di vita: ma non c’è modernità che tenga, né sofisticate analisi economico – sociologiche che cercano di rilevare assetti sociali diversi e articolati. Certo non c’è più una società laddove le classi risultino immediatamente riconoscibili come ai tempi dei borghesi e dei proletari, ma l’insieme delle questioni in ballo ci dicono che è sempre la contraddizione di classe quella che agisce, nel suo insieme, prevalendo sull’insieme delle contraddizioni e ponendosi là al cuore della materialità delle condizioni di vita, fuori e dentro il luogo di lavoro.

La vicenda della Tirreno Power di Vado Ligure conferma ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno questa tragica verità e soprattutto conferma l’assoluta volontà di chi sta dalla parte del padrone di usare del capitale per sopraffare, materialmente, sopraffare chi sta sotto, nella condizione di subalternità.

Il tutto si inquadra nello specifico locale, nell’insipienza delle istituzioni e dell’asservimento della politica: un asservimento che dura da decenni e che lascia in eredità a quest’area centrale della Liguria due pesanti eredità:

a) Quella di una deindustrializzazione massiccia che ha fatto un deserto economico in una provincia di anziani pensionati con 30.000 disoccupati. La dimostrazione del fallimento (voluto) di un processo governato da pochi “padroni del vapore” capaci di grandi profitti e di nessun rapporto con il territorio ; un territorio “sgovernato” con il concorso attivo (molto più di complicità) di istituzioni dominati da un PD pesante e padronale, al governo in Regione e nei Comuni assieme ad una sinistra (PdCI, SeL, Rifondazione Comunista) capace di uscire dalle stanze quando si votano le delibere scomode e che complessivamente può essere giudicata benevolmente, al di là dell’espressione di bramosia di un potere piccolo e ridicolo, come “ignava”;

b) L’assalto al territorio sia sotto l’aspetto della cementificazione massiccia e della speculazione edilizia intensiva sia sotto l’aspetto della tragedia ambientale come nel caso di cui ci stiamo occupando in questa occasione.

Il capitale rimane eterno sfruttatore e predatore, le istituzioni almeno corrive, la sinistra (almeno!!??) subalterna.

Questa la lezione che ci arriva ancora una volta da questa martoriata Liguria, dalla storia complicata e drammatica dallo scandalo Teardo, all’ACNA, al cemento massicciamente gettato sulla costa, all’entroterra abbandonato.

Ma c’è una memoria da mantenere per i lavoratori: la lotta si fa sempre contro il padrone!

Patrizia Turchi e Franco Astengo

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