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K. Marx: il 14 marzo 1883 muore

Il 14 marzo di ogni anno rinasce

(14 Marzo 2005)

Marx, Karl (1818-1883), nacque a Treviri (Germania), il 15 maggio 1818 da Heinrich, avvocato, e da Henriette Pressburg, casalinga, entrambi di origine ebraica. Tuttavia, quando nel 1816 –17, in seguito alle leggi antisemitiche in vigore in Renania, dovette scegliere tra la sua professione e la fede, Heinrich optò per la professione. Il giovane Karl compì gli studi liceali a Treviri e poi si recò a Bonn per studiare legge, ma, attratto dalla vita goliardica, tralasciò lo studio fino a quando il padre decise di farlo trasferire nella più austera facoltà di Berlino. Qui Marx conobbe e frequentò in segreto Jenny von Westphalen, ragazza di famiglia aristocratica che sposerà nel 1843 (e il cui fratello fu Ministro degli Interni prussiano in un periodo estremamente reazionario, 1850-58). Nello stesso periodo si avvicinò al "Doktorclub", un circolo di giovani aderenti alla sinistra hegeliana (tra i quali vi era Bruno Bauer) che cercava di trarre conclusioni di carattere ateo e rivoluzionario dagli insegnamenti di Hegel. Conseguì la laurea in filosofia il 15 aprile 1842 con una tesi dal titolo: "Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro". La speranza di Marx di ottenere la docenza all’università di Berlino fu ben presto vanificata dai provvedimenti del governo che osteggiavano gli esponenti della sinistra hegeliana.

Si dedicò quindi al giornalismo e divenne in poco tempo caporedattore della "Gazzetta Renana" (cui collaboravano anche Bruno Bauer e Max Stirner), che sotto la sua direzione accentuò il suo carattere democratico-rivoluzionario e venne ufficialmente bandita il 21 gennaio 1843 (per quanto Marx avesse precauzionalmente, per evitarne la chiusura, dato le dimissioni come redattore). L’attività giornalistica fece comprendere a Marx le sue carenze in campo economico, cominciò quindi ad intraprendere un metodico studio dell’economia politica. In seguito si avvicinò alle teorie di Feuerbach rimanendone profondamente affascinato. Dopo essersi sposato nel marzo ed aver passato un breve periodo con la moglie a Kreuznach, nell’autunno del 1843 Marx si recò a Parigi per pubblicare, con Arnold Ruge, un giornale radicale all’estero, il Deutsch-Französische Jahrbücher. Di questo giornale uscì però un solo numero, sia a causa della difficoltà relativa alla sua distribuzione segreta in Germania, sia a causa dei frequenti disaccordi tra Marx e Ruge. Gli articoli di Marx in questo giornale (La questione ebraica e Critica alla filosofia del diritto di Hegel. Un introduzione) mostrano che egli già allora era divenuto quel rivoluzionario che applicava una "spietata critica all’esistente", che considerava la "critica come arma" e che si richiamava alle masse e al proletariato. Il segno più profondo dell’arricchimento intellettuale tratto da questo primo soggiorno parigino furono gli Scritti economico-filosofici del 1844 (rimasti incompiuti e pubblicati postumi nel 1932).

A Parigi inoltre ebbe modo di conoscere intellettuali quali Proudhon, Blanc, Bakunin, ma soprattutto Friedrich Engels, che gli sarà amico e collaboratore per tutta la vita. Fallito il tentativo di alleanza politico-intellettuale con la democrazia rivoluzionaria francese ed il radicalismo filosofico tedesco, cui si ispirava il programma degli Jahrbücher e costretto a causa di un decreto di espulsione ad abbandonare la Francia, Marx si trasferì a Bruxelles, dove scrisse, con la collaborazione di Engels, La sacra famiglia. In questo scritto, e più ancora ne L’ideologia tedesca (redatta insieme ad Engels nel corso del 1845-46 e lasciata inedita), maturò il suo definitivo distacco non solo dai giovani radicale hegeliani, come Bauer e Stirner, ma anche dal materialismo di Feuerbach e dai "veri socialisti" (Moses Hess e Karl Grün) che s’ispiravano all’umanesimo feuerbachiano.

E’ in questo periodo che Marx ed Engels hanno posto le basi della concezione materialistica della storia, rompendo definitivamente con l’idealismo della sinistra hegeliana. Nella metà degli anni ’40 i due iniziarono a prendere una parte sempre più attiva all’interno dei gruppi rivoluzionari parigini, all’epoca in forte fermento e assai influenzati dalla dottrina di Proudhon. Proprio in reazione alla concezione piccolo-borghese e utopistica di Proudhon, Marx scrisse "Miseria della filosofia, risposta alla filosofia della miseria di Proudhon"(1847).

Nel frattempo Marx, su insistente richiesta del governo prussiano, fu espulso da Parigi nel 1845 (essendo considerato da entrambi i governi come un pericoloso rivoluzionario) e si trasferì a Bruxelles; qui, con Engels, si unì nella primavera del 1847 alla società segreta "Lega dei Comunisti". I due ebbero un ruolo di primo piano nel secondo congresso della Lega (Londra, novembre 1847), e furono incaricati di redigere quello che diverrà il famoso "Manifesto del partito comunista" (che sarà pubblicato nel febbraio 1848). Con eccellente chiarezza, questo lavoro delinea una nuova concezione del mondo basata sul materialismo e sull’analisi delle lotte tra le classi, individuando quali debbano essere i compiti politici dei Comunisti e del crescente proletariato.

Dopo i moti insurrezionali del ’48 Marx fu espulso dal Belgio e, dopo un breve periodo a Parigi (fino alla Rivoluzione di marzo), tornò a Colonia, in Germania; qui riprese la pubblicazione della Neue Rheinische Zeitung (dal 1° giugno 1848 al 19 maggio 1849) con Marx come caporedattore. La vittoria della controrivoluzione ebbe come risultato l’istigazione di processi contro Marx (dai quali fu assolto il 9 febbraio 1849) e la sua espulsione dalla Germania (16 maggio 1849). A questo punto Marx tornò a Parigi, ma venne nuovamente espulso il 13 giugno 1849; si trasferì quindi definitivamente in Inghilterra, a Londra, dove visse tutto il resto della sua vita. In questo periodo comincia per lui lo studio sistematico e l’approfondimento dell’economica politica classica inglese e, in particolare, dell’opera di Smith e Ricardo, cui la sua attenzione s’era già volta in precedenza. Al centro di questa seconda e più matura fase del suo pensiero vi è l’acquisizione della teoria del valore-lavoro, già in parte elaborata da Smith e da Ricardo, secondo la quale il "valore" delle merci è dato dalla quantità di tempo socialmente necessario speso nella produzione di esse. A Londra Marx riuscì, tra difficoltà di ogni genere, e grazie all’aiuto economico dell’amico Engels, a condurre in porto tutte quelle ricerche di economia, storia, sociologia e politica che costituiscono la base de "Il Capitale", libro composto da tre volumi, due dei quali pubblicati postumi da Engels.

Il Capitale è certo l’opera più importante di Marx, ed il suo valore è stato ed è tuttora riconosciuto da tutti coloro che si sono opposti e si oppongono alla società capitalistica. Ecco per esempio come quest’opera è giudicata da Bakunin: "Das Kapital, Kritik der politischen Oekonomie, di Karl Marx … contiene un’analisi veramente profonda, luminosa, scientifica e decisiva e, se posso esprimermi in tal via, un’esposizione spietata della formazione del capitale borghese e del sistematico e crudele sfruttamento che il capitale continua ad esercitare sul lavoro dei proletari. (…) questo lavoro…, basato su un profondo studio dell’economia e che non ammette nessun’altra logica se non quella dei fatti … è stato scritto … in uno stile eccessivamente … difficile … per la maggior parte dei lavoratori, e sono principalmente i lavoratori che nondimeno devono leggerlo. I borghesi non lo leggeranno mai o, se lo leggessero, loro non vorranno mai comprenderlo, e se anche lo dovessero capire essi non diranno mai niente a proposito e lo ignorerebbero; questo lavoro essendo nient’altro che una sentenza di morte, scientificamente motivata ed irrevocabile, non contro di essi in quanto individui, ma contro di essi come classe".

Senza mai smettere di dedicarsi allo studio della società capitalistica e alla stesura della sua opera principale, non tralasciò mai l’attività politica pratica e partecipò alla creazione, avvenuta nel settembre 1864 a Londra, della Associazione Internazionale dei Lavoratori ("Prima Internazionale"). In qualità di membro del segretariato di questa organizzazione, redasse e pubblicò nel 1871 l’indirizzo generale (La guerra civile in Francia), nel corso del quale, analizzando la Comune di Parigi, mise appunto le sue tesi sulla questione dello Stato nella società comunista, identificando negli istituti della democrazia diretta prodotti dalla Comune la forma politica entro la quale doveva esercitarsi la "dittatura del proletariato" nel periodo di transizione dal capitalismo al comunismo. Scopo dell’organizzazione era non solo creare un collegamento tra i lavoratori di tutti gli Stati, ma soprattutto quello di lottare contro il settarismo ancora esistente (l’Internazionale comprendeva varie correnti dalle diverse concezioni più o meno socialistiche: Mazzini, Proudhon, Bakunin, trade-unionisti inglesi, lassalliani di destra ecc.) e portare a maturazione il movimento della classe proletaria.

La Prima Internazionale è quella che segna il definitivo distacco tra socialisti ed anarchici. Tra i due leader di queste due diverse correnti di pensiero (Marx e Bakunin), non correva certo buon sangue. I loro rapporti erano contraddistinti tanto da reciproco rispetto, quanto da diffidenza e rivalità politica. Ecco come Bakunin ebbe a giudicare Marx in diverse occasioni:
"Marx era, ed è ancora, incomparabilmente più preparato di me. Io non sapevo niente a quel tempo di politica economica, io non mi ero ancora liberato delle aberrazioni metafisiche, ed il mio socialismo era solo istintivo. Per quanto più giovane di me, egli era già un ateo, un conscio materialista e un informato socialista. Era precisamente a quel tempo che egli stava elaborando i fondamenti del suo sistema così come lo conosciamo oggi. Noi ci vedevamo spesso. Io provavo un grande rispetto per lui per quanto studiava e per la sua appassionata devozione – per quanto sempre intrisa di vanità – alla causa del proletariato. Io cercavo ardentemente la sua conversazione, ch’era sempre istruttiva e intelligente, quando non era ispirata da piccolo odio, cosa che, ahimè!, accadeva fin troppo spesso. Non c’è mai stata una franca intimità tra di noi – i nostri temperamenti non lo consentivano. Egli mi considerava un’idealista sentimentale, ed aveva ragione; io lo definivo vanitoso, perfido e scaltro, ed anche io avevo ragione".

Dopo la sconfitta della Comune di Parigi (1871) e la rottura con gli anarchici, l’organizzazione non poté esistere a lungo in Europa. Dopo il Congresso di Hague dell’Internazionale (1872), gli scopi principali dell’organizzazione poterono considerarsi realizzati: partiti proletari di massa stavano sorgendo in tutte le nazioni. Marx partecipò, da lontano, alle lotte del partito tedesco, dettando nel 1875 la Critica del programma di Gotha in occasione dell’unificazione avvenuta tra il Partito operaio socialdemocratico (i cosiddetti eisenachiani, diretti da W. Liebknecht e A. Bebel) e l’Associazione generale operaia tedesca, diretta dai seguaci di Lassalle.

Nel frattempo la salute di Marx diveniva sempre più cagionevole e, il 14 marzo 1883 (meno di un anno e mezzo dopo la morte di sua moglie), morì.

Per molti anni Marx è stato il "più calunniato" degli scrittori tedeschi, e nessuno negherà ch’egli fu risoluto nella sua rappresaglia e che tutti i suoi attacchi abbattevano case furiosamente. Ma la polemica, in cui egli "si occupava" così tanto, era per lui principalmente un mezzo di autodifesa. In ultima analisi il suo reale interesse risiede nella sua scienza, per la quale egli ha studiato e riflettuto per venticinque anni con una coscienziosità che non ha rivali, una coscienziosità che lo ha potato a non presentare al pubblico le sue scoperte in forma sistematica fino a che esse non erano per lui pienamente soddisfacenti tanto nella forma quanto nei loro contenuti, fino al momento in cui egli era convinto di non aver trascurato la lettura di neppure un libro sull’argomento e nessuna possibile obiezione, e di aver considerato ogni punto di tutti gli aspetti. Pensatori originali sono molto rari in quest’era di epigoni; se, inoltre, un uomo è non solo un pensatore originale, ma è anche esperto senza eguali nella sua materia, allora egli merita un doppio riconoscimento’. (Tratto da: Enciclopedia marxista).

Vedi anche:
F. Engels: Karl Marx (1878)
V. Lenin: Karl Marx (1914)
V. Lenin: Tre fonti e tre parti integranti del marxismo (1913)
V. Lenin: I destini storici della dottrina di Karl Marx (1913)

s.b.

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